F.73

 

Cianfrusaglie.



Son satura d’allegri vissuti.



Di te

non possiedo alcuna traccia

tra le pupille abissali,

immense

come i buchi neri dello spazio incompreso;

ci nota forse assorti e distorti

o distolti dalla medesima via?

 

Fluttui fatuo nei miei scarni sogni

ed io son memore dei simboli sfregi…

Sul tuo sguardo non gravan le perpetue stagioni

giacchè (se ancor te lo domandi)

è di defunti ideali ch’io adesso lo irradio.

 

Ciò che possiedo è una scaltra agonia:

insidiosa e viscida,

tessitrice di scherno e sconforto;

altro non ho che la consapevolezza spavalda

(rovente come il Sole ad agosto,

cui supplico per l’echeggiare d’un mio cenereo pensiero

tra i tuoi mille arsi e riarsi)

del fatto certo che non verrai:

 

che non l’avresti fatto

nè mai lo farai.