F.78

 

Alone



E quando giri pagina
O chiudi un capitolo
C’è sempre un attimo
di silenzio
Dove le parole
non trovano più pagina
Inchiodate da un punto fermo.
C’è un brusio di fondo
D’attesa per il prossimo capitolo
Ma non hai ancora
cominciato a scrivere
Lontano da idee di altri
Che vogliono modellare chi sei
Non buttarti via
Lascia che
ci sia uno spazio
Tra me e te.

Travel



Ricordati che l’infarto
Di una relazione
È quando viene meno
Il dare o il ricevere
Scegliendo d’Essere



Senza

Occhi

Resti

Pensoso

Rivivendolo

E

Non

Dai

Importanza

Ma

Ignoranza

 



Vorresti essere la libertà d’espressione
Di movimenti di manifesto
Non ne hai coscienza
Ma di solo lucidi tratti semantici
Forse la poesia ti sembra che sia
L’ultimo baluardo a cui affidare
Le tue insicurezze e paure
Spesso dimentichi ciò che è vitale
Una volontà di potenza emerge
E scorre piano
Esigenza, adesso è subito
Sfogare quelle voci che tanto ti inquietano
Non solo i dove andrò e così, generali
Ma anche quelle piccole voci che si frastagliano
Nel cuore della notte
E non le comprendi
E non ti danno pace
E un continuo sussulto e
(aiutati ogni tanto).
Chi di morale tratta in questi tempi
Perde la bussola ancor prima di iniziare
Essere sè stessi è punto
Ma sorrido nel tuo cercare un parte repressa
Non vergognarti, sii ciò che sei
E gioco a dare forma all’acqua
Di un fiume non in piena
Di cui ne sento soltanto il rumore
Trovi paura nel costellare un cielo
Pieno di stelle assopite
Di cui ogni tanto si dimenticano d’esistere e splendere
E non ho più parole da spendere
Per chi continua a non voler più sentir niente

Non buttarti via
Come fanno tanti
Non cosi



La piccola anima
Coniugata negli occhi
Non trova corrispondenza minima
Con le proprie parole e le abdichi

Tu sei come cometa
Che tenta la fortuna
Non cercando l’impatto su un pianeta
Ma mostrando sempre la stessa luna

Un po’ macchina eri in principio
Ora, in linea di infinite ipotesi
Ti travagli senza equanimità

Cerchi sul dizionario l’Umanità
Sai, dentro di te, che non è genesi
Ma il tratto di un ampio respiro

Orizzonti



Non chiedermi parola
Che sappia darti un contenuto universale
Un opera di senso costruita
Nell’immobilità di un momento

Ti vedo sai
Scuoti gli alberi di fronte a me
Abbracci le loro foglie piegandoli un po’
E penso agli

Stessi rami che ti sorreggono quando cadi

Porti con te polline e batuffoli bianchi
Giungi a me con aria nuova
Finalmente respiriamo
E continui a farti sentire

Sei quasi incolore
Ti adatti al verde che primeggia davanti a me
Linfa di freschezza che con le tue mani
Accarezzi la pelle morbida, terra madre

E mi svuoti
Per un momento da inutili contratture
Che il solo uomo non capisce
E sorge un timido sorriso

Mi impressiono a tutte quelle persone
Che senza far troppo rumore
Rivelano segreti di sè
E tu li rapisci e li porti con te

Il passerò cinguetta
Scarno a inizio primavera
Gioisce al tuo incontro
Porta con sé le rughe di un inverno duro

Provo la sua stessa felicità
Quando vola e si abbandona in te
Ritrova fiducia nel suo tempo
Leggero ritorna dai propri piccoli
Rinascita

Ti invidio sai
Questa tua innata capacità
Di far fermare le persone, impressionate
Di fronte a un muro invisibile

Ed entri nel cuore

Un vento solitario
Che trova
la sua essenza in sè
Muovendosi

In questa fantasticheria
Hai già occhi che vedono
E continuano a spostare lo sguardo
Quasi come fosse una condanna

Non vuoi perdere chi sei

Rimangono sul tuo volto
segni di un passato significato
Ma sono vento
Che senza farsi sentire
giunge a nuovi lidi

 

 

 

 

 

Grecale



In una realtà che si fa bulimia

Cerchi di far finta di niente

Nascondi i tuoi silenzi che san di tempesta

 

O semplicemente in un prato pieno di margherite

Superbe loro, che si credono rose rosse

Con diritto di splendere

 

Tu, ignara della tua natura

eserciti la tua cittadinanza

perdendo di significato

Scarabocchi istantanei



Ci si trova sempre in cose mal dette

Non dette per paura

La tenerezza di chi va alla ricerca di uno sguardo

Uno dei più bei viaggi mai visti

 

Le cose mi fanno senso

Anche quando la realtà non ce l’ha

Per il semplice fatto che alcuni vivono ogni giorno nel 1984

E via, liberi, in fondo ogni cosa sincera profuma poesia

Per chi la sa ascoltare

 

Basta neologismi, dietrologismi, sillogismi e sofismi

E chi più ne ha più ne metta

Ci gonfiamo come palloncini

Perdiamo la nostra densità

 

Il varco è qui?

Scritta tra pagine non scritte

Di un libro restituito in biblioteca

 

 

 

 

sedia a dondolo



e tu dimmi Mara che giri senza

sosta il cucchiaino nella tazzina di the

persa, nel suo sguardo all’orizzonte

dimmi come si fa ad essere significato

nella vita delle persone.

saluti il tuo Fernando che non riconosci più

non è nemmeno un passato lontano

è soltanto diventato nebulosa

come altri del resto, non resta nemmeno il ricordo

che sembra fuggire dai tuoi occhi cavi

pieni di un’orizzonte vuoto

ma tu non parli più.

 

 

 

dente di leone



sento il tuo imbarazzo

dirompente

attraversare gli spazi

pieni di sguardi

privi di senso

e lenti che ti separano da un

tiepido sole e dal mondo

l’isolamento più non è

se condiviso

“e hai bisogno di una

emozione forte

l’esperienza che ti strappi

gli abiti e ti

sciolga i significati illusori”

e forse bisogna essere

liberi per

piuttosto che

liberi da

un così ho voluto

piuttosto che

un così è stato

e così per tutto

di questo tempo che si crede montagna

e una volontà che si credeva gambero

vivi spazi come soffioni

quattro mani



Non ci sono ore
Per non fare l’amore
Abbiamo qualche canzone
Che esprime la nostra emozione
C’è uno del gruppo
Che è fuori giri fin troppo
Non ha retto
Ha ceduto di botto
Tutto d’un tratto
Ha detto:
“Non ricordo cosa ho fatto”.
Non ci sono piu segreti
Finalmente lieti ed indiscreti
Non abbiamo più parole
E all’orizzonte sorge il sole



è da un po’

che ti guardo

verosimilmente

fuori dalla finestra

e aspetto

il tuo fiorire

#



ponte a coperta

sigaretta buttai

massima è l’allerta

il fucile posai

il capo entrò nella cella

stancamente m’acquietai ed ascoltai

 

rabbì incarcerato, attendeva sentenza

il capo, libero, ostentava loquacità

parole fluivano senza

alcun riserbo di umanità

 

sguardo basso, annoiata coscienza

sangue usciva dalla marcita ferita

continuai ad ascoltare, dalla stanza

si udivano toni di imprudente cecità

delle anime un’unica differenza:

una commisurava assenza

l’altra sapeva di libertà

 

i suoni, senza alcuna sequenza,

si confondevano, fuggì dalla mia presenza

e tu dove sei nel mondo? con banalità

chiesi il rabbì pieno di sapienza

 

il cuore del capo sapeva di violenza

perse la sua umanità

ne fummo entrambi scossi, reticenza…

Venti



Shhh
Silenzio
Ti sento passare
Tra le fessure delle finestre
Non sbagli
Né tempo
Né modo
Ma non capisci
Incontri tutti con la stessa
Apertura
Non sai ciò che vuoi
Sei troppo leggera
Non sai dove andare
Sei troppo intelligente
È un trascinarsi in avanti
In potenza
Conduci numerosi marinai
Che incontri sul
Tuo cammino
Ma non riesci a vederli
Li baci tutti
Con la tua brezza
Soffi
Sbuffi
Impervi
Giunge a me il tuo umore
Quasi come fosse
Empatia
Sai di terre lontane
Ma non te ne importa
Sempre uno sguardo in avanti
Quante parole ci sono
Per un movimento
D’aria
Ma non ce ne è una
Che sappia dire
Chi sei

Strade



Nella solitudine di un letto
Farewell si sente nel compimento
Immaginando un mondo extrasensibile
Palazzi che si innalzano
Con uno stile proprio e forma
Muri imbrattati
Panni appesi fuori dalla finestra
Gerani sul davanzale
Una cuoca che canta
da un bar si sente una esultanza dopo un goal
Un gatto che miagola
Una signora che impreca
Non trovando piu le chiavi
Allo stesso modo
Il mondo è visto un po’ cosi
Da lei
Tratti acuti avevi come malevolenza e irritabilità
Capaci di stravolgere una vita
Alle mie parole ti viene il m(agon)e
Riflette la lotta dentro di te
Eppure pensavi di aver trovato la chiave segreta per il mondo

Inseguiti. Per le strade.



Parole che volano nel vento

Volti che si riempiono di immenso

Voci piene di sospiri

Risate che riempiono la notte e le strade

Pensieri che fuggono

Quanto sul presente e futuro

Pazzi loro, senza ritegno

La pancia in visibilio

E lo scrivere su carta di momenti felici

E impari da essi ad essere

A correggere i tratti di fogli pasticciati

Frettolosamente

A procedere passo alla volta

Di verso in verso

E senti il pennello che va

Con la stessa incertezza e carica

di un futuro nebuloso ma ormai prossimo

E raccontati attraverso fogli di carta, come se non

fossero mai abbastanza

Tutto d’un tratto

E continui a scrivere lo stesso

Accetta il cambiamento

Sorridi

tu lo prendi il treno?



E il treno fischiò
Non come tante altre volte
Ma lo sentii
Un età di treni, pensai
Piano piano partiamo
E nodi della vita cominciano a sciogliersi
L’oscurità non fa piu paura
Ma inizi a splendere
Sia di luci vicine
sia di luci lontane
Di una che è propria
E l’eco delle tue azioni
silenziosamente
Attraversa il tempo e giunge a me
Facendosi dono
Eppure sento ancora il casino dei tuoi pensieri
E ti osservo senza alcuna concentrazione

#



Il narrar in versi
D’un ulisse uomo strattonato qua e la,
Vengono lasciati lievi morsi,
A causa del suo coraggio e della,

sua cieca curiosità,

Si trova in terra di nessuno,
Una landa superficiale e mal sortita,
Polifemo ha conoscenza parziale dell’uno,

Piuttosto rude e grottesco,
Non ubriaco di una sorta di letteratura,
Ma soltanto di un semplice fiasco,
Intanto porta le capre all’arsura,

V’è odio reciproco
l’un spinto dall’episteme l’altro dall’amor per la patria,
Sguardi energetici a cui si sottrae intuendo il pericolo di patroclo,
Per far ritorno in terra natia su una soffice nuvola bianca, mutevole, varia



Per quanto ancora lottiamo
Pelide, sulle sacre sponde stiamo
Sappiamo di continuar ad andar lontano
Solo alla fine, ciò che siamo, sappiamo
Non preoccuparti di ciò che è andato
Negli altri e fiducia in te poniamo
Sempre per un attimo in piu saltiamo
Dove stiamo diamo
Dove andiamo doniamo
Suvvia, con un bicchiere di vino beviamo
Alla verità, bellezza e giustizia, un po stretti ci stiamo
L’inerpicabile o il semplice vogliamo?

Silenzi notturni



Ma quante persone in crisi

In crisi di vita

E ti trovai a lato della strada

Con tante domande

Con poche risposte

Un po’ solo

Un po’ non amato

Un tempo per essere va cercato

E allora noi potremmo

Essere eroi

Come cantava qualcuno

Giorno dopo giorno

La complessità di cambiar lido

Sta

come il ridar vita ad un fiore appassito



da qualche parte c’è anche

Anche

Il titolo

Io scrivo per non dimenticare

Scrivo per non dimenticare le sensazioni

Brutte che sento

E dimentico tutto

Mia madre si chiamava Anna

Si chiamava Anna sa tutto

E mia sorella si ricorda tutto

E io

Non mi ricordo niente.

Ricordare come una reazione va a finire

È più facile che sentirsi male

E riprendersi.

 

e navigammo nella coscienza di un pisano

un socievole soggiorno a Milano



continuare a ridere

e non finire più

una penna che mi somiglia

scivolare nel corridoio

mi spacco la testa

brendi il brandy

ti voglio bene.

conta le macchine dalla finestra

soltanto quando passano le strisce pedonali

e loro torneranno alle tre

abbiamo tempo per il

talento

sono entusiasta

non so il perchè

ma abbiamo mangiato

molta pasta e mi gira

la testa

lo so ma in questo momento

non so esattamente

cosa mi resta

forse un 45 giri e la

musica parte

non sai quanto mi ispiri

e stasera ti voglio bene

perché l’affetto non

guasta mai

scriviamo una poesia

stasera

a piedi nudi

e fuori dal terrazzo

io la amavo la pioggia

perché ho smesso di amarla?

io mi aspetterei

che l’acqua

salisse su dal mare

l’hai visto il mare

perché l’acqua arriva dal cielo

tutta quell’ acqua

brindiamo subito

 

lasciamo che ci trovino cosi

 



Forse

Udirò

Tornare

L’Usignolo che ho

Ricreato

Oggi



Un prato

Una farfalla

Foglie sbattute dal vento

Una farfalla

Foglie e un prato

-è proprio così- dissi

Silenzio lunare

E sogno fu



Ritorni il sole

Luce in pillole

Che sia durevole

Sul girasole

Oltre le colonne d’ercole

Senza troppe virgole

D’un mio umore mutevole

Non sempre gradevole

Ma in cerca d’un piacevole

Che sia socievole amichevole

Di sorrisi senza parasole

In questa lunga iperbole

Nonostante tutto, mai sotto un ombrellone

… come una mongolfiera



a te che lasci tutti con il sorriso

e ti sei dimenticata da tempo di te

tu eri mongolfiera

cosi grande

che quelli che rimanevano per terra

non capivano

ti vedevano cosi piccola lassù

 

al di sopra dell’ipocrisia d’essere

ti sei nascosta e nessuno sa

eri molto intelligente rispetto a quanti molti dicono

hai le tue piccole ossessioni

così come lo è un po’ la mia in questo momento

conosci poco il mondo ancora

eppure trovavi lo stesso la felicità

ed eri bella così

 

entri o esci?



toc toc

chi è?

toc toc

sento un rumore

bussano alla porta

toc toc

mi avvicino alle due porte

provo a quella dell’ingresso

toc toc

apro la porta

toc toc

ma dietro alla porta di entrata

non v’è quello che vado cercando

toc toc

apro la porta di uscita

e…

confessione



a tutti coloro che reagiscono

ma non si difendono

mantengono la loro anima neutrale

per capire la propria inclinazione naturale

 

per chi è in cerca d’amore

ma nasconde il proprio corpo al mondo

non vi è alcun errore

non è una gara al primo o al secondo

 

a volte tradisco

per lasciar libero spazio

a chi ha smesso di capire,capisco

e sento di alcuni lo strazio

 

amore è anche violenza

di chi rimane immobile

di chi si muove con potenza

di spirito entrambe amabile

 

a chi è su una tazza di un cesso

si nasconde nelle profondità di un corpo

per evacuare e sentirsi sè stesso

in cerca di qualcuno che lo faccia risorto

 

eppure tutto tace nel silenzio

di chi non resiste ad una voce

che lo chiama ad uscire allo scoperto

e di chi presta orecchio ad una serie di suoni incomprensibili

Sospinta dal vento, vola…



vola donna, vola in alto

vola al di sopra di tutti

con i piedi per terra

la testa tra le nuvole

il cuore a due metri di altezza

per far si che solo io possa raggiungerlo con un salto

 

vola al di sopra di tutto

dalle parole dai mille significati

che hanno perso la loro faccia

e hanno solo un ricordo della loro immagine

chi sei tu?

 

vola senza prestare troppo caso a cosa rimane

ti dedichi ad altri con tutta te stessa

con te, la verità, che non sai, bisogna intuirla

tu dai percorsi strani strani

ma che ti rendevano quella che sei

che eri poco capita

che accettavi il corso delle cose

e poi i dettagli che pochi conoscono

e che purtroppo non usciranno da me

 



eri tornata come esigenza

dal cuore maturo

ad ogni sporgenza

e ne accetta limiti con coraggio imperituro

 

non si può fare poesia

senza eros

per le cose fragili, eresia

per chi riconosce l’epos

 

mi fai scrivere fogli

in un miscuglio di emozioni

in attesa che sbrogli

son fragili, sogni

 

e i miei versi cercano

coloro che non riescono a fiorire

e che perdono fiducia e li riparano

se non l’animo dipartisce