F.78

 

pioggia



vola poesia che non sai
cerca qualche nuova storia da raccontare
ruba cuori che non sanno osare
trova articoli di parole che saprai

scuoti la mente, libra i venti
di una atmosfera densa di pensieri
per un attimo la tua routine sospendi
ritorna nei posti dove realmente c’eri

vuoi dirmi che è soltanto tempo?
il mio interlocutore è chi la poesia trova
a chi la vita non lascia scampo
spesso mi immedesimo e la paura si scova

pensavi di diventare un avvocato annoiato
invece sei stato uno che racconta ciò che sa
pensavi di seguire le orme dei sapienti sul pensato
invece trasmetti cultura a chi immobile non osa

poter essere libero di parlare a chiunque
senza che un nodo mi attanagli lo stomaco
questa è una poesia che non arriva al dunque
ma si costruisce su scelte con senso senza smacco



a volte sento e penso che le persone
puntino a sgambettarti, a farti rimanere male
solamente per il fatto di generare in te
tristezza, nella quale si riconoscono
e ne riconoscono il basso posto in cui ti fa
sprofondare, per un attimo, e verso la quale
sentirsi in qualche modo superiori, appagati
con il proprio ego.

#



Soltanto
Tartassandomi
Ancora a
Niente
Conduce
Oggi

#



è un uomo che può fare tante
cose nel mondo
ma ci deve andare nel mondo.

civil war



lance battono sugli scudi
i due schieramenti opposti
si guardano e si minacciano
mi guardo attorno
vedo visi amici prendere posizione
accanto alla mia che ho scelto
vedo altri invece che lasciano
il campo di battaglia
impauriti o codardi che non vogliono
piu combattere, con me.
la frustrazione è alta
ma non c’è tempo,
il corno nemico suona la carica
e ritorno alla realtà
la mia mente si distoglie
da chi ha lasciato e si concentra
sul respiro, sul battito del cuore
sul sudore che cade in terra,
grida che si alzano dalla folla
io, noi, ci siamo.
guardo il mio compagno di fianco
è li con me, compagno, fratello,
pronto a combattere la mia battaglia
pronto a combattere la sua battaglia
penso a chi c’è, li pronto a morire
per me, per loro.

una ballata, vuoi ballare con me?



percorro una strada in solitaria
una strana sensazione mi assale
l’impressione è quella che tutti
pian piano si siano dimenticati di te
mi distraggo da questa situazione seria
cerco per lo piu un clima conviviale
dove poter pensare tranquillamente ai fatti
quella che mi viene in mente dopo tutto sei te

sei cosi abituato a catapultarti fuori da te
a immedesimarsi in altri e compiere atti
che non ti appartengono, nel tardo tempo serale
capisci che non ti sei mai opposto a questa moria
come se una sofferenza che si districa in te
non se ne fosse mai andata, la mezzanotte
è accompagnata da un canto di lupo e da parole volgari
nuova acqua chiede di scorrere nella infertile miseria

generazione lampo, che ha non tempo di pensare a te
se non piu di mille secondi, depredati
dalla lentezza che l’amore chiede, il grecale
comincia a soffiare e spazza via tutte le dicerie
forse se avessero continuato il cammino pensando a te
avrebbero capito che parole sussurrate di notte
cominciavano ad intendersi, ogni volontà che separi
si sarebbe scansata, il fiume sorpassa la barriera.

cara poesia, negli ultimi tempi ti hanno usurpata
in nome di un qualunquismo allargato alle parole
ogni cosa va bene, fanno passare sotto il tuo nome
la prima cosa che viene in mente, spesso vendibile.
tu e te rappresentate molto in questa situazione dannata
la gente spesso si rifugia nel futuro affinchè le sole
paure di oggi cessino di esistere e ferire
eppure ancora mi chiedo per quale motivo pensi a te

la bellezza della batteria mi ha sempre colpito, dotata
di versatilità sottovalutata, con il tuo strumento ideale
è capace di accordarsi e suonar liberamente
spesso da grandi, lo spartito è gia iniziato e fragile
perchè non si sa più ascoltare e assume significati variabili.
ritorno alla realtà come se fossi un astronauta
appena sbarcato in un mondo di persone sole
la vita è un ricominciare, non dall’inizio, appartiene a te

mi sono ritrovato a pensare molto alle perdite di senso
chissà se è solo un eco di parole che risuonano nel vuoto?
abbiamo messo i piedi anche al di fuori della vita
ci sentiamo di controllare l’imprevedibile
non è colpa tua, non è colpa tua, non lo è
tutta questa merda può essere tagliata, tu vuoi smarrire un senso
per te un senso lo ha farlo, un te a questo punto poliedrico,
ho paura, perchè una chiara spiegazione
non riesco a darmela perchè la paura ferisce i sentimenti
perchè è come lasciare marcire
un campo, diversi ne ho, questo ritornerà al selvatico

per un nuovo corso, alla natura, il fiume scorre.



parlo al mio vicino di casella (F79)
raccontami una nuova novella
saturami con la tua storia d’amore
e di come si è costruita in queste ore
tu che hai la scrittura partita da nere sponde
ogni parola al cuore sempre risponde

new generation



siamo tutti in attesa di esperienze
che ci catapultino dentro la realtà
cosi come è, non val la pena perdersi
dietro ad uno schermo, soppesare un messaggio
cozzaglia di parole dal grande slancio
ma che mai riesce a sostituirsi ad un sorriso
vivido e vivo.

Alessandro e Patrizia



era una storia d’amore
la loro, come tante ce ne sono state
come poche sono state vissute.
eppure ancora ora, lei non
si stanca mai di stargli accanto
come se fosse la prima volta.
ogni stanza è un mondo nuovo
ogni via, incrocio, ogni volto
è nuovo, e tu cara, hai deciso
di stargli accanto e ogni volta
essere la sua compagna di avventure
ogni giorno, ogni ora, ogni minuto
ogni attimo che è nuovo
e che fatica a prendere nuovo senso.
Nessuno riesce a vivere la vita
per intero,
ma in certi attimi
guardandosi negli occhi
l’uno trova ancora la speranza
di chi non riesce piu
a riconoscere nulla
se non la voce di lei.
l’una invece, capisce che ha davanti
un grande amore che resiste di fronte
al nulla che si manifesta.
Un amore che scalda, un amore di bene
che si continua a riconoscersi e aiuta
a guardare in faccia la morte
e non averne paura.

morte d’una



vita che va,
vita che viene
vita che sviene,
secondo te non ha piu senso?
eppure la cosa ha preso una forma strana
ogni giorno dentro di me cambiava faccia
ma rimaneva sempre un sottile strato
di indifferenza, quella di chi, già da tempo
ha capito che non aveva piu spazio, soffocata
ehi tu! scendi del tuo piedistallo, vorrei parlare
con te, sempre piu frequentemente mi ritrovo in questa
situazione d’ego che ama farsi guardare e sempre piu
voglio volgere lo sguardo altrove, nei posti che
un vento di brezza, ancora riesce a soffiare tra le foglie

gara



le gambe non corrono
le braccia sono stanche
tutto scorre cosi in fretta
sono io questo fortunato spettatore
tutto sembra sfuggirmi dal mio controllo
la stanchezza si fa sentire
gocce di sudore che cadono da una testa
grondante e china, seduto in panca
cercando di pensare ad un modo per svoltare
una partita che non ne voleva sapere
affronto la difficoltà con un sorriso
di chi un po’ non ha nulla da perdere
e di chi è già stanco, ma tira un colpo in più
che ridà energia e a volte capita che il tuo
avversario cominci a cedere proprio in quel momento
ero in panca, cercando di pensare alla partita
ma continuamente mi passavano pensieri sulla mia vita
una palla in un canestro è un’esperienza difficilmente
condivisibile
quella partita l’abbiamo persa, il miglior giocatore
della squadra avversaria ti rende omaggio
non ogni cosa va scritta
ma il tutto sfugge in un brindisi
felice.

a coloro che si sentono vuoti



sto notando che molte persone
sentono e parlano di vuoto
quasi in maniera sottomessa
o perchè hanno il cervello talmente
spappolato da non poter sfuggir
o perchè non hanno gli strumenti per
capirlo e magari affrontarlo
lo trovo nelle persone dallo sguardo perso
lo trovo in me stesso, posso dire che anni
fa tesseva le trema del mio destino a mia
insaputa e decideva il luogo della mia
disumana coscienza
ora di vuoto ne scrivo, quasi fosse opera
di denuncia, non tanto per denunciare
l’esistenza ma per trarne vantaggio
e trasformarlo in coscienza e conoscenza.
ho maturato una consapevolezza sul fatto che
non auguro a nessuno, mi ha insegnato molto.
Caro Mark S., mentre scrivo ti sto pensando
tu che di vuoto nei ha fatto poesia,
ti ringrazio, perchè di vuoto tu sei stato
una piacevole e tagliente compagnia
righe proibite queste,
perchè vi ci si può anche perdere
ma come diceva qualcuno
we can be heroes just for one day.

A Diego S.



ho come la sensazione
che solo il tempo può
lenire i tuoi passi
sui quali lotti,
con la tua coscienza,
la forca di cui hai paura.
coraggio, credo di porterà
tanta saggezza e una strada
un sentiero sul quale forse,
ora poco battuto, si affacceranno
visi e sguardi curiosi, di una vita
a dir poco turbolenta, timida
introversa e controversa fin’ora.
Solo il tempo saprà dirti,
affidati e magari ti innamorerai,
una delle tue più grandi paure.

ora taccio, tra il sottile confine
di un giudizio di una vita
e un consiglio di un amico

elogio dell’asino



si scrive ciò che si sa.
non sempre, l’asino è stupido
quando si impunta e non si muove
versi stridi del contadino,
impaziente di coltivare la terra
nervoso per una vita che non voluto,
l’asino attende il suo tempo.
e si prende tutto il tempo,
prima di muovere anche un solo passo,
ragiona e cerca la ragione.
non mi importa che queste poesie
abbian sian brutte, mal scritte
poco curate e non importino ai più,
quel che conta
è il prossimo passo dell’asino
rassicuro dal suo agire



poetare è azione
salvifica

Generazione solitudine



più e più
volte, avverto negli occhi
un lento e peso sguardo
di chi troppo distratto
di chi non ha palle
generazione social
poi incapace con la propria socialità
l’importanza di una facciata
ci abitua a codificare facciate
si rimane immobili di fronte a
idee e pensieri, si ha paura
non si è piu capaci a
camminare, immobili di fronte a
una possibile delusione o felicità
la fermità di ciò che appare
il vero dinamismo invece risiede
nell’azione che..

#



un futuro, un qualcosa di lontano
o vicino, che fa i conti con il proprio
esserci e il proprio presente
guarda con occhi di un innamorato
speranzosi il passato di uomo
è quello che mi auguro, quel sentimento
inespresso di rammarico di una vita
buttata e piatta, gela al sol pensier
la mia anima. la sopravvivenza è
una condizione già masticata
per molto tempo.

tempo fa, capì che meno ti preoccupi
per il futuro, più lui si preoccuperà
per te

zii



vi vedo liberi tra i campi
sorseggiare bicchieri di vino
tra un odore pungente di lavanda
il vostro viso porta segni degli anni
e forse fate i conti piu di altri
di ciò che è vicino
vi voglio bene.

tu ti dici



trovo facilmente difficile
potermi esprimere liberamente,
senza che guardi dalla fessura della porta
il mio corpo, nudo, intento a divorare
attimi che sanno di felicità

gioco a comparire nella sua vita
quasi per caso, senza troppe aspettative
che lottano con pretese ben più ampie
il mio camminar solingo sulla strada
d’un tuo sorriso che basta per esplorarti

dalle mie origini, viene una fortezza
che non ha eguali, abituati a portarsi sulle spalle
pesi oltre ogni misura, per poi nascondere debolezze
di un animo non capito e incompreso. Vite chiamate
a raccolta, ammiro e continuo liberamente a farlo.

di pagine ne sono state scritte, a gran velocità
anche se appaiono lentissime, i tuoi occhi socchiusi
mi videro in fondo alla stanza, un ricordo troppo
lontano, una mano troppo delicata, un’anima troppo
vicina per poter camminare, eppure non te ne sei andata.

la storia che ho raccontato parla di ben altro,
una lacrima scavalla un viso per poi perdersi, senza
remore, finire al centro di emozioni e pensieri che mi
impantanarono e mi fecero soffrire. eppure, per quanto,
sia bella, una tua foto ancora oggi mi fa sorridere.

questi versi che donano ampio respiro, come a te piace,
a me in qualche modo va bene, anime perse in qualche
garbuglio della vita, che trovano pace soltanto da lontano
perchè sanno benissimo che da vicino…
un melodramma che scorre sul un rigagnolo del mio viso.

mi hai abbandonato e mi lasciasti libero, ben consapevole
dell’influenza che la tua parola ha sulla mia vita,
ora non più, un libro è stato scritto, nuove possibilità
sono nate, comunque vedo e sento, guardo da lontano la tua
figura, in parte, in attesa di poter anche solo far, anche

un solo passo, un solo scalino, accanto al tuo.

non è il finale che tutti si aspettavano, eppure queste righe
le devo a me stesso, custodire un amore che brucia in giovani
polmoni non è facile, qui si tratta di una potenza che cambia
le vite. e poi, e poi, a volte ci si dimentica che la vita
non è un ricordo, sai dirmi chi è anche vivo adesso?

appunti



cara poesia,
ti chiedo scusa
da tempo oramai se all’oscuro
di ciò che voglio scrivere
di quello che voglio scrivere e
forse non lo farò mai
di quello che mi fa girar la testa
pensare
chiamar le cose con il loro nome e
non tutta una macchinazione
di un fasullo progresso,
l’umanità, la spinta emotiva
e venir a patti con una la poesia stessa.
per questo ti chiedo scusa,
ogni poesia esige che la tratti
in modo diverso dalle altre.



scrivo di cose,
cancello, penso poi straccio,
e forse cosi che si è destinati a vivere?
ascoltare altri senza potersi esprimere
crogiolare sotto la presenza d’altri
d’un ego deluso e represso
poi ripenso per un attimo
sorrido, morte non mi riguarda adesso
ma al morir agli occhi altrui
è strazio all’anima mia
persi in eghi centrati e mal espressi
forse sono io
che come d’uccello d’inverno
l’acqua del torrente fredda impedisce
di immergersi
allora d’una primavera si attende
che sembra non arrivare mai
o forse tutto il contrario?

Ad Emilio



risalta sempre
la tua schietta realtà
la vedo anche
negli occhi di tuo padre

non c’è niente di male
che vivere una vita dignitosamente
con le sue difficoltà
piuttosto che scegliere di non viverla

Te nudrice alle Muse



scrivo
senza uno fine preciso
un vagare improvviso
vivo

una signora si sbaglia quando dice
che si deve stare, sempre, privi o senza
il candore di un giovane sognatore
quanto s’è dannato Dante per la giovane Bice

un io significativo
che ciondola incorporeo tra un paesaggio
e un altro, come acqua, da campo a campo

così tu Mark S. d’attese, delusioni, scrivi,
tutto ciò che è umano è di passaggio
ma forse sei proprio tu che non ti sei lasciato scampo

#



vi consiglio di rompere

il silenzio di chi non può parlare
il silenzio di chi non riesce a parlare
il silenzio di chi sbaglia a parlare

c’è una vita da vivere.



forse si ha la presunzione
di aver tutto chiaro
quando in realtà non lo è
forse si dovrebbe vivere per capirlo
in tempo di natale
il coraggio di seguire
alcune persone che riescono
a portarti direttamente al presepe
immediatamente un turpinio
di parole soggiunge
nel cercare di difendere un messaggio
per tentare di veicolarlo
nel cuore delle persone
mi voglio avvicinare a quelle che
possiedono un frammento di stella
cometa, compiono bene
e ne ricevono altrettanto
energia rinnovabile;
ognuno sa piu o meno
di che cosa ha bisogno
lasciare che questa stella ci abiti
che sia una occasione di rinascita
di darsi la possibilità di farlo
si svincoli da tutte quelle caverne egoiche
che ci impediscono di essere chi siamo
di trattenere ciò che (si-amo!).
tutte parte dal cuore
e dalle mani
che sia un viaggio bidirezionale.
tra le parole che si perdono nella testa
di una dolce stanchezza
canto, tra me e me, questi messaggi,
tutto questo in
parole di un prete
parla
di una rinascita laica
si ha il diritto d’esser tristi-tristi
nel momento in cui
ci si guarda attorno
e non si vede niente
nessuna ispirazione.
qualche strascico di umanità
è rimasto nella landa desolata
sintomo di necessità
un uomo con un barba bianca
dice di maestri, ideali, fedi e personaggi luce.
qualcosa di piu grande in cui credere.
abbiamo bisogno di credere.
io lotto per queste battaglie
lotto per la mia libertà e sogni

la ballata dello ragazzo cieco



volteggia mio caro
quando la melanconia ti lascia,
un attimo di respiro
quando senti la sedia su cui sei seduto
e un senso di tranquillità
tra una tempesta e l’altra
sai dirmi di che colore è il cielo oggi?
tra un ricordo spezzato
e una cicatrice di troppo
tu silenzioso
stai
e godi del briciolo di consapevolezza concesso
surfi tenendo in tensione
le corde che ti muovono là fuori
poesia che ha la pretesa di fermare il tempo
tu pensi
ma forse come gli antichi greci
ti soffermi sul come
piuttosto che il quando
tra una nota e l’altra
tra un cigolare della sedia
e un pensiero troppo rumoroso
attendi
ma poi d’un tratto
rifletti:”movimento!”



io milito
milito silenziosamente
milito senza darne lustro ad occhi di altri
militare senza che sia ideologia imposta
militare per senso e scelta
come nella vita
ottuso accostamento di suoni
capire, conoscere
non è questione di talento
ma di militanza
come la vita

farewell



“lontano bene”, “lontano bene” sei finita.
hai appena cambiato passo
e subito mi manchi
una lucidità senza precedenti
non attendevi altro che darmi la mancia
a natale, a pasqua, alla fine di un anno scolastico
fatto il bravo? che bel ragazzo!
le frasi che passano in sordina
e tante altre
sai, già mi manchi.
mi scaldavi il cuore
quando cominciavi a raccontare
di tuo padre e di come piangevi
sapevi che era andato
a prendere da mangiare
un sacco di patate, non c’era altro
in periodo di guerra, di come i tedeschi
ve lo sequestravano ogni volta
cosi, mille altre storie.
lucida e vivida.
una forza da spostare montagne
storie che non vanno condivise
perchè rimangono nell’intimità dei tuoi cari.
d’estate avevi freddo, d’inverno avevi caldo.
ora sento solo freddo, penetrarmi le mie cavità.
lo vedo sul volto di madre
assentarsi un attimo
e perdersi nel tuo ricordo
mi hai dato la forza di un sorriso
ultimo incontro che ti riempiono l’animo
da li a poco non ci saresti piu stata.
ti ho vista li a poco
dentro un feretro ligneo.
non è un freddo meschino
ma di quelli che soffiano leggeri
varcare l’arco
e vedere la marea di persone
che posano lo sguardo su di te
ma sono li per te
eppure non me ne rendo ancora conto
semini dolore tra i tuoi figli
leggero, perchè già tutto hai donato
te ne sei andata senza troppe parole
con un sorriso che non ho mai visto
un desiderio in me lo hai lasciato
mi fai ragionare, di quanto sia stupido
sono questi i misteri della vita
di fronte a cui essere impotenti
mi hai insegnato che il soffrire
porta con se molto dolore e lacrime
ma la capacità di saper resistere
e di andare avanti a scrivere su
quello strano libro chiamato vita



eppure non esiste
una definizione di poesia
fuorchè canonica
la riconosci a pelle
quando riesce
a farti alzare
in punta di piedi

mindfulness, che roba strana



storie che nessuno vede
giungono a me
nelle mia mente
spaziano e prendono forma
lui era figlio di nessuno
odore della sua identità,
che permeava le pareti
della sua stanza,
i passanti alla finestra
lo riconoscono
carte, videogiochi e fumetti
attraversavano la sua testa,
e nella mia
non lo conosco
incontri rari
senza dare troppo nell’occhio,
rifletto:
il buio è strano
chi vi può conservare certezze?
chi trova risposte restandoci?
era figlio di una ribellione
che non ha portato nessuna costruzione
eppure continuava a vagare
senza un fine preciso.