F.78

 



eppure non esiste
una definizione di poesia
fuorchè canonica
la riconosci a pelle
quando riesce
a farti alzare
in punta di piedi

mindfulness, che roba strana



storie che nessuno vede
giungono a me
nelle mia mente
spaziano e prendono forma
lui era figlio di nessuno
odore della sua identità,
che permeava le pareti
della sua stanza,
i passanti alla finestra
lo riconoscono
carte, videogiochi e fumetti
attraversavano la sua testa,
e nella mia
non lo conosco
incontri rari
senza dare troppo nell’occhio,
rifletto:
il buio è strano
chi vi può conservare certezze?
chi trova risposte restandoci?
era figlio di una ribellione
che non ha portato nessuna costruzione
eppure continuava a vagare
senza un fine preciso.

# storie



la storia di un uomo
la prima volta al mondo
era confuso
non si ricordava il suo volto
ma un lungo corridoio
percorso da lettere
da rileggere piu volte
per ricordarsele
in quei momenti risentiva il sangue
fluire nelle cavità
il corpo perdere la sua matereità
era bello,
era vita,
era un incontro con il mondo
che si sarebbe ripetuto.
era lontano da sguardi indiscreti
per certi versi
simile ad una spada nella roccia
solo ai piu affini
era concesso raggiungerla
solo in tempi cupi
mostrava a chi sceglieva
una via per raggiungerla
e scoprirla.

paraocchi



cazzo,
libertà di non espressione
è uno scherzo?
ci stanno censurando,
vi stanno censurando.
siamo arrivati a ringraziare qualcuno
perchè esprime il proprio pensiero.
sono costretto a definirmi critico
denuncio chi gira le cose a proprio piacimento
piccione lui che segue
la prima cosa che passa,
alla ricerca di
una povera mollica di verità.
c’è solo poco rispetto per le persone,
in fin dei conti
non parlo di critica
parlo di quei momenti in cui non riesco
a non dire la mia
effetto del tuo ego nella tua testa
che ti rende schiavo di te stesso
idee che sono nate e cresciute
solo per mantenere in vita
parte di una vanagloriosa personalità
che tanto piace.
george caro, che sai tanto di libertà.



amo i miei maglioni
che mi scaldano
dal freddo che
mi fate sentire

#



l’eco dei tuoi silenzi
non sono altro che
grida nel tuo futuro

# caro…



un lento dalla cassa
un buco nella zanzariera
la vista non è piu la stessa

pensi a ciò che c’era
alberi cespugli e prati
eppure la vista è piu larga e vera

e mancano agli occhi costellati
un verde che calma
ora, al di la della siepe, sono abbracciati

diversi pensieri la tua mente spalma
perchè se vivi di briciole
accarezzo già la tua salma

su questa nuova vista c’è il sole
che porta luce indistintamente
e bacia tutte le persone sole

un remar com-passionatamente
eppure non trovo dolcezza
il cuor mio, rincuorar, non sente

e si lascia spazio alla stranezza
di un momento di cambiamento
caro mio, solo non sentissi la durezza

scie bianche trasportate dal vento
sono codici criptati nella mia testa
e “forse” in queste righe, io mento.

la danza di un marinaio



senza fronte, spiegata la vela
un marinaio volgeva la propria vista
in un mondo che in sè molti pericoli cela

esplorava una foresta già vista
ma la terra non gli fece un gran bene
sentì nostalgia e si disse basta

scorreva antico sangue nelle proprie vene
ma come tutti quelli senza esperienza
era rapito dal canto delle sirene

tutto il giorno guardava le onde in potenza
si dimenticava spesso della propria strada
lui cantava, immerso nella sua danza

eppure si fa domande ovunque vada
non ha mai capito bene sè stesso
ma rialza chiunque cada

era un marinaio in bianco e rosso
che disse addio alle spiagge sacre
per volgersi verso un mare mosso

in questa visione di immagini alacre
il marinaio continuava a navigare
scrollatosi di dosso figure macabre

il suo smarrimento voleva curare
navigando sui propri passi
e facendo ciò che gli è salutare

subito s’accese ed arrossì
il suo spirito da molti posti
lo chiamava in mille papaveri rossi

e la storia ricominciò
chissà dove lo avrebbe condotto
in attimi che non si possono descrivere
quel che in cuor suo sapeva
lo guidava in ciò che voleva
ed era un tipo strano
sapeva ancora di mare
quando altri
il mare manco
lo hanno visto

al di là di un fosso



le poesie di natura
non hanno bisogno
di molte parole
si scrivono e basta
hanno gia in sè
tutto ciò che serve

si gioca a far cucù
tra un sorriso e l’altro
tra tramonti che si colorano
oscurità che abbracciamo
e combattiamo

chi crede nelle parole
deve sentire una bellezza
dei palazzi che queste creano
e ritrovarvicisi

#2



e mi dirai che sono malato
in realtà è senso di un passato
che non ho per niente amato
crampi allo stomaco, simil rinnegato

che nella monotonia rimane incastrato

accusiamo i giovani di non aver sudato
quando son loro ad aver dato l’amianto
ad un prossimo oramai snaturato
questo testo oramai è condannato

ad un amico



Profumi ancestrali
A volte mi chiedo come giri la vita
La straordinaria capacità
Dell’uomo di imparare sui propri passi
Un bambino non può essere
Costretto a nutrirsi da solo
Ha bisogno di tutto l’amore del mondo
Il suo cuore è di cemento
Più connesso con l’asfalto
Che con la propria pancia
Negli attimi di tregua
Non capisce che succede
A. si sforza di capire
Non vuole più donare,
Non vuole più dare
Preferisce morire in sè
Poichè è solo un moto di forze
Che ha come destinazione
L’esterno.
Stanco di questo
Decise di compiere un ultimo viaggio
Da buon capitano
Come tutte le altre volte
Issò la vela
Convinto che fosse questa fosse l’ultima volta
Per porre fine ai propri peccati
In quel momento lo presi per mano e lo portai in salvo
E tutto quello che desiderava
Era di sentirsi protetto
Amato.
Soffriva per il poco che riceveva
Con il cuore vivo e palpitante
Una delle tante volte che usciva
Dalla piatta monotonia
Per sentirsi dire che era vivo
Si asciugò la fronte di sudore
Si alzo dal letto
Era solo un altro sogno?
lo so che mi sei lontano
ma prova ad immaginarti una vita diversa
non per forza tutta uguale
ma forse un po’ colpa mia lo è
far sentire situazioni meno dure
ti accolgano in braccia sicure
non tutti i volti hanno facce scure

mi dirai che



e mi dirai che serbo rancore
ma non è sinonimo di amore?
voglio soltanto sapere che rumore
fa veramente il tuo cuore
sulla mia pelle
partiamo, portami nuove novelle
alla mia mente stanca di monotone storielle
sentire il tuo sapore
sopra il mio odore
come tu sai, rendimi una persona migliore
amami, fino a quando sarò logore
a sud, tu vedi un bagliore
tu sei stella che porta buon umore
prenditi cura di me con il tuo calore
e mi dirai che serbo rancore
ma non è sinonimo di amore?

grigio



aveva una bava pendente
uno sguardo socchiuso tagliente
si trovava ancora
in uno dei quei tanti momenti
di battaglia
lui a differenza d’altri
aveva uno colore pallido
un candore trasparente
sapeva che non sarebbe stata
l’ultima volta
non riusciva a specchiarsi
in quegli istanti
pensava a momenti belli
il suo cuore
si era formato con storie di tramonti
che cementificano un dentro
oscuro e senza traccia
sguardo fisso all’orizzonte
in campo di grano
oramai seminato in quel di gennaio
pensava
una voglia di fare tanta
con tutto il resto
che ti porti appresso.
sai dirmi chi sei?
che fai?
lui era un lupo grigio
e si trovava in uno di quei
momenti in cui manca il fiato
lottava per ritornare sulla terra
e farsi il proprio spazio
era privo di slancio in se
ma per se riservava
tutto l’amore possibile.
non voleva che ogni cosa finisse
in cuor suo portava una candela
per ogni storia con voglia
e spesso altri spegnevano
prima del tempo
la sua paura era quella
di non essere abbastanza.
il suo manto acquisì
color argento come i timori che
lo tormentavano ma erano solo un lontano
ricordo che addomesticava
come un cucciolo.
il lupo accompagna chi gli vuole
stare accanto, mente accurata
e furba, scaltra e spietata
segnata dagli inverni rigidi.
era una scelta la sua
il lupo portava con sè
un’etica morale
ancora sacra e tribale
ma sulla sua faccia
c’erano segni del tempo
che passa e non torna piu.
scelse di ricordare.
parlava una lingua a onde,
ogni frase, ogni parola
costavano sforzo
sembrava che la sua anima
se ne andasse senza accorgersi
ma tornava indietro, tornava sempre
la sua corsa lo portava
un passo in avanti, senza capire
che aveva dei bisogni.
ora è nel mondo di tutti
con tanti altri lupi
lo vedi ululare alla sua luna
compagna di silenzi notturni
confusione.
gli auguro di trovare ciò
che vuole, porta ancora con sè
un male conosciuto ai più
estranei tra di loro
ma oramai ha imparato la lezione.
nei momenti piu bui
vedi una luce color argento
senti la sua voce
al chiaro di selene
se non sai come andare avanti
ascolta il grigio sulla strada
saprà come aiutarti

nero



una volontà di ferro
uno strano odore all’inizio
quello di chi ha la testa vuota
e il cuore pieno di cazzate
il lupo in fasce
e già paga dazio
melpone lo aveva racchiuso in un sussurro
senza lsciargli scampo
il lupo lo sa bene chi è
e cosa ha
ma crebbe con una presenza altra
inutile al tatto
impassibile al dimenarsi.
una presenza che lo costrinse
a dar nome alle cose
perchè il linguaggio umano
non lo difendeva affatto.
non era un lupo che correva nelle foreste
pensieroso dei propri ideali
identificatore in essi.
era bilingue per necessità
ma non sapeva l’inglese
capace di ruggiti
da far tremare muri
ma debole di fronte
ad una carezza di un bambino.
aveva un sogno si
ma malvisto dalla gente del villaggio
lupo pensava che era il solito
gioco di idee
penso ma non ti conosco
frullavano questi suoni
tra i borghi sepolti
avevano dimenticato la natura delle cose.
ora è un lupo che vaga nelle foreste
cosi piace pensarlo
ora non è solo
ma nessuno lo conosce affatto
si sa solo che porta
grossi tagli, trionfi di lotte
senza quartiere tra
divinità e animali
vedo solo occhi d’argento.
nessuno pensa di avvicinarsi
sembra intimidire
il lupo capisce
cosi pensato va avanti.
solitudine e melpon
non fan piu paura
pensa al lupo ed un sentimento
solo allora, sarà il momento.

Trovi?



Busso disturbando
L’attenzione
Piccole scale
Conducono ad una porta
Grigia da tutti vista
A differenza d’altri
Noto un diverso torpore
O chi già perso ormai
O chi entra per far festa
Trovo
Una stanza grigia
Che grigia non è
Un sigaro ancora acceso
Privo di una presenza
Oramai lontana
Sorrido
Eppure non ci troviamo ancora
Nello stesso posto
E tutti gli altri che cercano?
Sapranno trovare la scia
Di tabacco ancora addosso
Quanto vorrei invece
Che si perdessero
In un abbraccio

Girovaghi estivi



Persone che
Lentamente
Vivono senza

Per quei momenti
Che nello spazio futuro
Sanno già di nulla
Sono la nostra storia

Alone



E quando giri pagina
O chiudi un capitolo
C’è sempre un attimo
di silenzio
Dove le parole
non trovano più pagina
Inchiodate da un punto fermo.
C’è un brusio di fondo
D’attesa per il prossimo capitolo
Ma non hai ancora
cominciato a scrivere
Lontano da idee di altri
Che vogliono modellare chi sei
Non buttarti via
Lascia che
ci sia uno spazio
Tra me e te.

Travel



Ricordati che l’infarto
Di una relazione
È quando viene meno
Il dare o il ricevere
Scegliendo d’Essere



Senza

Occhi

Resti

Pensoso

Rivivendolo

E

Non

Dai

Importanza

Ma

Ignoranza

 



Vorresti essere la libertà d’espressione
Di movimenti di manifesto
Non ne hai coscienza
Ma di solo lucidi tratti semantici
Forse la poesia ti sembra che sia
L’ultimo baluardo a cui affidare
Le tue insicurezze e paure
Spesso dimentichi ciò che è vitale
Una volontà di potenza emerge
E scorre piano
Esigenza, adesso è subito
Sfogare quelle voci che tanto ti inquietano
Non solo i dove andrò e così, generali
Ma anche quelle piccole voci che si frastagliano
Nel cuore della notte
E non le comprendi
E non ti danno pace
E un continuo sussulto e
(aiutati ogni tanto).
Chi di morale tratta in questi tempi
Perde la bussola ancor prima di iniziare
Essere sè stessi è punto
Ma sorrido nel tuo cercare un parte repressa
Non vergognarti, sii ciò che sei
E gioco a dare forma all’acqua
Di un fiume non in piena
Di cui ne sento soltanto il rumore
Trovi paura nel costellare un cielo
Pieno di stelle assopite
Di cui ogni tanto si dimenticano d’esistere e splendere
E non ho più parole da spendere
Per chi continua a non voler più sentir niente

Non buttarti via
Come fanno tanti
Non cosi



La piccola anima
Coniugata negli occhi
Non trova corrispondenza minima
Con le proprie parole e le abdichi

Tu sei come cometa
Che tenta la fortuna
Non cercando l’impatto su un pianeta
Ma mostrando sempre la stessa luna

Un po’ macchina eri in principio
Ora, in linea di infinite ipotesi
Ti travagli senza equanimità

Cerchi sul dizionario l’Umanità
Sai, dentro di te, che non è genesi
Ma il tratto di un ampio respiro

Orizzonti



Non chiedermi parola
Che sappia darti un contenuto universale
Un opera di senso costruita
Nell’immobilità di un momento

Ti vedo sai
Scuoti gli alberi di fronte a me
Abbracci le loro foglie piegandoli un po’
E penso agli

Stessi rami che ti sorreggono quando cadi

Porti con te polline e batuffoli bianchi
Giungi a me con aria nuova
Finalmente respiriamo
E continui a farti sentire

Sei quasi incolore
Ti adatti al verde che primeggia davanti a me
Linfa di freschezza che con le tue mani
Accarezzi la pelle morbida, terra madre

E mi svuoti
Per un momento da inutili contratture
Che il solo uomo non capisce
E sorge un timido sorriso

Mi impressiono a tutte quelle persone
Che senza far troppo rumore
Rivelano segreti di sè
E tu li rapisci e li porti con te

Il passerò cinguetta
Scarno a inizio primavera
Gioisce al tuo incontro
Porta con sé le rughe di un inverno duro

Provo la sua stessa felicità
Quando vola e si abbandona in te
Ritrova fiducia nel suo tempo
Leggero ritorna dai propri piccoli
Rinascita

Ti invidio sai
Questa tua innata capacità
Di far fermare le persone, impressionate
Di fronte a un muro invisibile

Ed entri nel cuore

Un vento solitario
Che trova
la sua essenza in sè
Muovendosi

In questa fantasticheria
Hai già occhi che vedono
E continuano a spostare lo sguardo
Quasi come fosse una condanna

Non vuoi perdere chi sei

Rimangono sul tuo volto
segni di un passato significato
Ma sono vento
Che senza farsi sentire
giunge a nuovi lidi

 

 

 

 

 

Grecale



In una realtà che si fa bulimia

Cerchi di far finta di niente

Nascondi i tuoi silenzi che san di tempesta

 

O semplicemente in un prato pieno di margherite

Superbe loro, che si credono rose rosse

Con diritto di splendere

 

Tu, ignara della tua natura

eserciti la tua cittadinanza

perdendo di significato

Scarabocchi istantanei



Ci si trova sempre in cose mal dette

Non dette per paura

La tenerezza di chi va alla ricerca di uno sguardo

Uno dei più bei viaggi mai visti

 

Le cose mi fanno senso

Anche quando la realtà non ce l’ha

Per il semplice fatto che alcuni vivono ogni giorno nel 1984

E via, liberi, in fondo ogni cosa sincera profuma poesia

Per chi la sa ascoltare

 

Basta neologismi, dietrologismi, sillogismi e sofismi

E chi più ne ha più ne metta

Ci gonfiamo come palloncini

Perdiamo la nostra densità

 

Il varco è qui?

Scritta tra pagine non scritte

Di un libro restituito in biblioteca

 

 

 

 

sedia a dondolo



e tu dimmi Mara che giri senza

sosta il cucchiaino nella tazzina di the

persa, nel suo sguardo all’orizzonte

dimmi come si fa ad essere significato

nella vita delle persone.

saluti il tuo Fernando che non riconosci più

non è nemmeno un passato lontano

è soltanto diventato nebulosa

come altri del resto, non resta nemmeno il ricordo

che sembra fuggire dai tuoi occhi cavi

pieni di un’orizzonte vuoto

ma tu non parli più.

 

 

 

dente di leone



sento il tuo imbarazzo

dirompente

attraversare gli spazi

pieni di sguardi

privi di senso

e lenti che ti separano da un

tiepido sole e dal mondo

l’isolamento più non è

se condiviso

“e hai bisogno di una

emozione forte

l’esperienza che ti strappi

gli abiti e ti

sciolga i significati illusori”

e forse bisogna essere

liberi per

piuttosto che

liberi da

un così ho voluto

piuttosto che

un così è stato

e così per tutto

di questo tempo che si crede montagna

e una volontà che si credeva gambero

vivi spazi come soffioni

quattro mani



Non ci sono ore
Per non fare l’amore
Abbiamo qualche canzone
Che esprime la nostra emozione
C’è uno del gruppo
Che è fuori giri fin troppo
Non ha retto
Ha ceduto di botto
Tutto d’un tratto
Ha detto:
“Non ricordo cosa ho fatto”.
Non ci sono piu segreti
Finalmente lieti ed indiscreti
Non abbiamo più parole
E all’orizzonte sorge il sole



è da un po’

che ti guardo

verosimilmente

fuori dalla finestra

e aspetto

il tuo fiorire

#



ponte a coperta

sigaretta buttai

massima è l’allerta

il fucile posai

il capo entrò nella cella

stancamente m’acquietai ed ascoltai

 

rabbì incarcerato, attendeva sentenza

il capo, libero, ostentava loquacità

parole fluivano senza

alcun riserbo di umanità

 

sguardo basso, annoiata coscienza

sangue usciva dalla marcita ferita

continuai ad ascoltare, dalla stanza

si udivano toni di imprudente cecità

delle anime un’unica differenza:

una commisurava assenza

l’altra sapeva di libertà

 

i suoni, senza alcuna sequenza,

si confondevano, fuggì dalla mia presenza

e tu dove sei nel mondo? con banalità

chiesi il rabbì pieno di sapienza

 

il cuore del capo sapeva di violenza

perse la sua umanità

ne fummo entrambi scossi, reticenza…

Venti



Shhh
Silenzio
Ti sento passare
Tra le fessure delle finestre
Non sbagli
Né tempo
Né modo
Ma non capisci
Incontri tutti con la stessa
Apertura
Non sai ciò che vuoi
Sei troppo leggera
Non sai dove andare
Sei troppo intelligente
È un trascinarsi in avanti
In potenza
Conduci numerosi marinai
Che incontri sul
Tuo cammino
Ma non riesci a vederli
Li baci tutti
Con la tua brezza
Soffi
Sbuffi
Impervi
Giunge a me il tuo umore
Quasi come fosse
Empatia
Sai di terre lontane
Ma non te ne importa
Sempre uno sguardo in avanti
Quante parole ci sono
Per un movimento
D’aria
Ma non ce ne è una
Che sappia dire
Chi sei