F.84

 

Piove sempre. È tempo suo



Vorrei irresolutamente parlar con te del tempo,
ma questa pioggia,
benché maggio,
è ammorbante.

Stop



Mi manchi come il cappio al suicida, come il cielo al tetto, la terra al cielo.
La bugia al bugiardo, la bontà al buono, la purezza alla natura.
A quest’ ultima attribuisco la mia banalità.
Mi manchi come un tramonto negato da un’aurora splendente.
Mi manchi come il papa ai suoi fedeli, la giustizia agli infedeli, la fede all’occidente.
Possa questo disfarsi della razionalità.

Che senso ha



Finisco, attonito, giornate insolite,
festeggio immobile serate logore
definendo punti, instabili,
solide basi dell’esistenza sfibrate,
gettate in un vuoto, cronico.
In che attimo l’insipido
diviene sciapo
e l’ozio diventa noia?
Quando l’amore è sesso,
ed il viaggio, inerzia?

Dio è morto



Disfarsi del dolore con la soppressione?
Immolare malori è la soluzione?
Tutto ciò è orribile, tutto è ripugnante,
consapevolezza,
certezza del male di vivere, appagante.
E spicca in volo quel sorriso,
piange in alto un dolce viso
superando cieli, ed oceani
e fiumi, e strade vuote da colmare,
odori acri, assaporare.
Da lì tutto assume un fascino,
l’oggettivizzazione, l’estraniazione
rimanda in aria perfezione, sincronismi
kalokagathìa,
che se vissuti, uccidono, sopravvivono.

Letture da specchio



Trovarsi a non più pensarsi, attoniti quegli occhi d’asso,
colpevoli di gradassi giochi d’ambivalenza.
Acqua, aria, sole, terra, luna, bambinai.
Introiettare giochi infantili e crescerne, senza sfruttarli.

Ho visto occhi incompresi, illuminarsi qualche ora,
ho visto paure sbocciare in lancinanti fornicare.
Ho visto ponti mercuriali, passaggi, andarsene.

Sparire, spirali, spodestare, sposarsi, straziarsi, strapparsi, scolarsi, sereno,sparito.
Passioni, passeri, palpabili paletti, polente polpose, porzioni passive, polpastrelli pubici, pietà.



Inquisir voglio, nel comun sentimento, introverso.
Coriandoli gioiosi tracciano tagli
in un’integrità sociale minata.

Lontani. Vicini.



Lo stupore di un padre che apprende quanto la figlia stia crescendo.

La vana ricerca del regalo giusto, quell’ anno lo tranquillizzerà.

Sta urlando a lei quello che non ha mai potuto dire al mondo,

fuggi. Chissà cosa rimpiangerà.

Candori



Minuta camicia velata

ricorda colori divini,

una vergine, in cuor suo pacata,

invoca devastanti solitudini.

Pensieri sull’anatomia



Avvolti da un silenzio quotidiano,

goffi, nel loro eterno esistere, emulano pacatezza,

ma dinamismo al tempo stesso.

Non lodati, certo, per versatilità,

i piedi non fanno altro che sorridere alla vita,

in una sfrontata dedizione alla mediazione

in un carnale colloquio con la natura.

Sera



E poi, dopo tutto questo,

un arancione, che sa di sollievo, sovrasta ogni lacuna,

velata da un’Afrodite soave,

romanzando quel rituale passo

chiamato tramonto.

Singolari paure



Se quel sentimento, che tanto turba, fosse semplicità?

Un disequilibrio consueto, banale,

insipidamente sormontabile, se non per pigrizia.

Se l’incompreso non fosse genio?

A.



Costernato da cicatrici incurate,

da tempo, ormai, non avvolto da passioni,

quell’ultimo fornicare irrequieto

resterà negli abissi di un’ombra, la mia,

che espierà in attesa eterna.