F.94

 

Leggerezza



I tuoi versi carezzavano ruvidi asfalti:
armonici contrastarono la melodia del
vento e parole tenui ressero
il vigore del loro senso.

In mezzo



Camminava disturbato
dal suo stesso
smarrimento.
Lo sguardo confuso
urlava il suo
cospetto, alla ricerca
di una mano
che non raggiunse mai.
Ma il sostrato di
voci fantasma
lo sovrastava,
facendo di lui
una muta
nuvola grigia.

Assenze



Di sorpresa vidi le tue vesti e
adagio, le toccai.
Riconobbi subito l’essenza
di quei ricci corvini,
che tanto rammento nei miei.
Indossai l’abito
difettoso della tua mancanza:
osai stringerlo
ma non bastò:
impossibile è colmare
i vuoti
del tuo vitale
aspetto.

Cura



Ferma,

innanzi al mare

del mio remoto

sangue,

attendo l’acqua

candida

che berrò per

purificarmi.

L’anno del supplizio



Vorrei lasciarti alle spalle,

dimenticare l’avventura degli

ultimi miei giorni.

Scorre il maledetto tempo e

marca ogni frammento

d’aria,

ma non farà più terrore,

perché,

ora, svanisce.

M’insegnasti l’Amore,

ma, lentamente,

ne distruggesti l’essenza:

mi trafisse, poi, la

freccia della

disillusione e tale

m’insegnasti il Dolore.

E l’Odio scoprii,

quando tolsi il velo dello specchio:

fu il fresco assillo

fu inflitta la

greve pietra che,

senza sosta,

mi condusse alla dannazione.

Vorrei lasciarti alle spalle,

dimenticarti,

e, con te, il mio martirio.

Fiati



Il contrasto fra

luce e

fumo

mi tramuta in

polvere,

e mi dileguo

nella calma e

grigia

natura

di tale luogo

a me sconosciuto.

Lunga quiete



Oh, mio caro,

parlami.

In me sempre t’offro

riparo: cos’è che tanto

fortemente

ti frena?

Percepisco il tuo

tormento,

fiuto l’odore della

perdizione.

Offro a te questa

mano, piccola ma

salda:

aggrappati

perché possa sollevarti,

perché possa ricondurti

sulla via di

casa.

Prima neve



Magicamente,

il bianco.

Minuti cristalli di

ghiaccio scivolarono

nell’etere e mi distrassero.

Il cosmo fu avvolto dal

fragile abbraccio

della rigida stagione

ed io, impercettibile

in mezzo a tanto

ordine,

mi spensi e

mi abbandonai

all’armonia incessante

dell’inverno.

Spettacolo



Oh, Luna, sei l’unico

bagliore in questo

etterno buio.

Tuona l’invidia delle stelle

e perfino Venere

si spegne di

rancore.

Da quando andasti via



Da quando andasti via

lasciasti, nella nostra dimora,

l’odore dei tuoi capelli

neri, come il cielo a mezzanotte.

Da quando andasti via,

mentre di sera guardo ad est,

scorgo la più luminosa delle stelle

che più non brilla come prima.

Da quando andasti via

la fame mi è passata,

poiché non digerisco neanche

la tua assenza.

Da quando andasti via

cerco un posto

che possa chiamare casa,

ma nulla potrà esserlo

se non la tua presenza.

Quando piove



Mi sento come

la terra bagnata

o una pozzanghera

che – quando piove -

tutti evitano.