F.98

 

XXXIII



Nell’alba fredda

s’agita il respiro

sognando di te.



Spoglia di nubi al ciel Eos s’alza,

cacciatrice di sogni messaggeri,

ma non fuga nebbie e misteri

che ogni sogno porta e innalza;

non giovan le sue rosee dita

a chi nella notte vide l’amata

che ha con il sole abbandonata,

ma portan pena d’amore nutrita.

Ahi, mill’anni durasse il torpore

che ai mortali dona l’Argifonte

per non veder le visioni sfumare,

ché più non si possono abbracciare

e questo di gran dolore è fonte

e causa di lacrime e pallore.



Vagando per la città, nella sera,

o per boschi calmi, quietamente

respirando, mi verrà alla mente

la tua figura dolce, leggera.

Oh, l’immensa madre del sorriso

le mie labbra vorrà carezzare

e il petto mio far sospirare.

Un pensiero giungerà improvviso:

ovunque io cammini, se leverò

gli occhi alla volta immortale,

vedendo d’Era dalle braccia belle

l’argenteo latte, immaginerò

te, immersa nella pace serale,

e starai guardando le stesse stelle.

Canzone della volpe



Piangi ora, o malvagio rapace?

Or il mio dolore

assapori, mentre io i resti

di chi per te ha pagato l’ardore,

distesi nella brace,

divoro, e ancor più mi detesti.

A che ciò che facesti?

Non sai tu forse, o empia regina,

che Zeus sempre il traditor colpisce

e sicuro ferisce

chi l’amico conduce a rovina?

E tu, vil assassina,

e tu, madre crudele,

dei cuccioli morti paghi il fio:

Giustizia, dolce miele

per il giusto che onora il dio.

XI



Solitudine:

un tramonto senza te

nell’aria fredda.

IX



Cade il Sole;

si ferma il respiro;

di nuovo solo.

XXIII



Alberi spogli:

inascoltate voci

nel freddo giorno.