F.98

 



Vagando per la città, nella sera,

o per boschi calmi, quietamente

respirando, mi verrà alla mente

la tua figura dolce, leggera.

Oh, l’immensa madre del sorriso

le mie labbra vorrà carezzare

e il petto mio far sospirare.

Un pensiero giungerà improvviso:

ovunque io cammini, se leverò

gli occhi alla volta immortale,

vedendo d’Era dalle braccia belle

l’argenteo latte, immaginerò

te, immersa nella pace serale,

e starai guardando le stesse stelle.

Canzone della volpe



Piangi ora, o malvagio rapace?

Or il mio dolore

assapori, mentre io i resti

di chi per te ha pagato l’ardore,

distesi nella brace,

divoro, e ancor più mi detesti.

A che ciò che facesti?

Non sai tu forse, o empia regina,

che Zeus sempre il traditor colpisce

e sicuro ferisce

chi l’amico conduce a rovina?

E tu, vil assassina,

e tu, madre crudele,

dei cuccioli morti paghi il fio:

Giustizia, dolce miele

per il giusto che onora il dio.

XI



Solitudine:

un tramonto senza te

nell’aria fredda.

IX



Cade il Sole;

si ferma il respiro;

di nuovo solo.

XXIII



Alberi spogli:

inascoltate voci

nel freddo giorno.