G.45

 

Pensiero notturno 2.



Vorrei averti più vicino,

un bicchiere di vino, sigarette andate,

piace sempre a tutti la metafora delle cose un pò rotte, andate, mal messe e anche un pò dannate.

Silenzio, devo sentirmi cadere.

Mi anniento, mi annienti.

Cose oggettive.



Mentre ero distratta ti ho scritto una poesia.

E niente, ti odio e mi manchi comunque.

Pensieri notturi 1.



E cado, pezzo dopo pezzo,
la cosa mi sorprende,
che dopo così tanto tempo
io abbia ancora pezzi da far cadere.

Vorrei dedicarti l’arte.



I quadri di Monet mi sorridevano,

rapivano il mio sguardo.

Il blu di Vangogh erano i tuoi occhi,

il giallo del suo grano erano i capelli

accarezzati dal vento tiepido.

E poi eri lì,

dentro un quadro futurista

mentre correvi frenetico fra i cantieri delle città,

sorridevi.

 

Ma d’improvviso sei diventato

come il blu di Kandinskij,

indifferente,

distante.

Ed io sono diventata come il nero,

un non colore,

inesistente.

Gli incoerenti insoddisfatti.



Forse siamo solo frenati,

come si frenano le macchine alle curve,

perché girare fa paura,

girare pagina, girare la testa per guardare indietro.

Quando poi la macchina va,

non si ferma,

c’è un’altra curva.

Abbiamo paura, perché non siamo liberi.

Allora tu vuoi ribellarti, ma sei troppo legato a ciò che già conosci.

Siamo frenati come bambini davanti alle cose dei grandi.

Siamo solo uomini in fondo, abbiamo bisogno di libertà, ma ci piacciono le regole.

Siamo incoerenti.

Ma siamo uomini colmi di sentimenti, emozioni e di pulsioni.

Ma siamo frenati, perché tutto questo resta dentro.

E allora ci adattiamo, ma siamo insoddisfatti,

dentro un circolo vizioso di cui non sappiamo liberarci.

Il Dandy ai tempi del disagio.



Cantavi canzoni stonate,

ma erano belle da morire.

Parlavi d’arte e non sapevi fumare,

bevevi birra e continuavi a cantare.

Ti ricordi di me?

Le canti ancora quelle canzoni?

Io si.

Sarà che siamo troppo uguali.

Ti guardavo da lontano,

I miei occhi scavalcavano quelli di tutti.

Eri silenzioso e sfuggente,

solo a tratti ridevi.

Capelli biondi, occhiali strani, camicia a quadri.

Come me in fondo.

Niente si è mosso da allora,

tutto è così statico ed imbarazzante.

Un saluto freddo è tutto ciò che abbiamo.

Una sera ero divisa fra birre e sigarette,

sentivo solo il caldo estivo ed il fumo,

che mi accarezzava la bocca.

Tu non c’eri più.

Io non c’ero più.

Ma noi siamo sempre stati un’enigma,

il noi poi è una parola grossa,

ma se io non esisto e nemmeno tu,

chi lo dipinge il nostro quadro?

 

02:35



Sono immobile.

Te ne sei accorto?

Impassibile come la quiete estiva,

cupa e soffocante.

Esistiti davvero?

Possiamo partire se ti va,

andare lontano.

Possiamo lasciar scivolare via ogni cosa,

effimere cose.

 

GUARDAMI.

Sono immobile.

Tu corri.

Non riesci davvero a fermarti?

Sei davvero felice?

Dolci le tue parole,

gemme i tuoi occhi.

Ricordi annebbiati,

silenziosi e devastanti.

 

ASCOLTAMI.

Tu che sei un immagine evanescente,

indecifrabile.

Mio rifugio.

Sono immobile.

Tu corri.

 

PARLAMI.

“Un silenzio assordante inondò tutta la stanza”

Febbraio non è Aprile.



Ti ricordi di Febbraio? 

Freddo e dolce Febbraio.

Tu sorridevi e mi tiravi con te.

La neve cadeva.

E ti ricordi il silenzio?

Non esistevano

parole,

persone,

in grado di poterlo interrompere,

tranne il mio dover andare

VIA.

E tu li, con un malinconico abbraccio

hai fatto eclissare tutto il superfluo.

Perché mi davi tutta l’aria necessaria,

TU sei tutto il necessario.

Ma ora è Aprile,

primaverile e colorato Aprile.

Questo non puoi ricordarlo.

Perché noi

siamo fermi

in quell’abbraccio.

Petali.



Siamo fiori,

fragili bellezze,

un semplice soffio del vento

può distruggerci.

Siamo deboli,

inermi,

soffocati.

Qualcuno gioca con i miei petali.

Sto crollando.



Ma io da te verrei anche a piedi,

e lo sai quanto odio camminare.

 



Sei fisicamente distante,

sentimentalmente opprimente.

Aspettare



Aspettare.

Siamo immobili e aspettiamo,

atarassici, apatici.

Nulla ci attraversa,

ma noi continuiamo ad aspettare,

un qualcosa, un qualcuno.

Ma siamo soli

Soli.

 

Neve



La neve fredda cadeva al suolo,
ed io ero sola alla fiestra.
Tutto era cosi monocromatico,
ma io avevo bisogno di colori.
Di te, di te.