G.11

 

Lungomare



Di questo lungomare non so niente.
Vedo barche prendere il largo,
altre ritornare a fatica verso costa,
un uomo e una donna fare un bagno
interminabile, proprietari di un mare
ancora addormentato.
Un aereo decolla, un ricordo atterra
proprio qui accanto, al freddo
di questa panchina.
Passa gente senza un nome,
senza un volto da cui possa
aspettarmi qualcosa.
Qui, sconosciuto tra gli sconosciuti,
mi sento libero.
L’impossibilità di incrociare facce amiche
mi rende amico del mondo.
Nessun impegno, nessuna attesa dietro
uno sguardo, dietro un gesto preparato.
Qui, dove la terra sprofonda giù negli abissi
e dove io non ho più un nome, posso
vedere finalmente i vostri occhi
per quello che sono: una storia irraccontabile,
il buffo e misterioso tentativo di distinguersi
e poi assomigliarsi.

Un bimbo sulle spalle del nonno passa
e urla qualcosa di incomprensibile.
Un giovane cane mi lecca un piede.
Una ragazza dal passo ballerino
mi guarda per un istante, poi vola via
portandosi dietro onde di mare e odori.
Settembre, con la sua fragile ambiguità,
bacia le mie gambe distese.
Resto qui, coccolato da una domenica
mattina di sole, e sono sicuro
di stare nel posto giusto,
su questo lungomare, di cui non so niente.



L’eterna dichiarazione d’amore
della mia anima alla vita,
tutte queste parole immaginarie,
questo affanno per non tradire noi stessi,
è balbettante.
Sembra che arriva.
Sembra non arrivare mai.

La tela quando era bianca



La prima l’ho scordata con il vino,
la seconda si è distesa giù per terra,
la terza aveva la camera piena di gatti,
la quarta un anello al dito con tre diamanti.

Il migliore nascondiglio è farlo vedere davvero a tutti.
Se non capisci che cosa ho detto
puoi dire anche: cosa?
Voglio dire, in sostanza,
che poco m’importa
se il quadro che ho fatto non ti è piaciuto.
Non ho avuto tempo!
Non hai conosciuto una parola, una mia parola
che non fosse già stanca.
La tela quando era bianca.



Passo la vita
ad aver paura di cose
che poi non accadono
mai.
Probabilmente
anche voi,
se solo foste me.
Probabilmente
è solo una questione
di tempo.

Passo la vita
come un albero
o una rana,
assente ingiustificato,
e sotto sotto felice.

Le parole
ci allontanano,
e io ho le prove.

Limbo dream



Un bambino non lo sa di cosa si aspettano da lui,
di tutto quello che muove ancora prima di nascere.
Un bambino non lo sa di essere la prova vivente
di un anello mancante.
Forse non nascerebbe se sapesse quanta fatica,
forse tornerebbe nel suo nulla prolungato;
lo racconterebbe ai nipoti,
il sogno di non essere mai nato.



Ho sognato che era bello addormentarsi
tra le cose che stanno dietro al sole,
e che la mattina era dentro di me ed
era luminosa.

Ho pensato di essere in un sogno
dove non mi cadono i denti e tu non sei me.
Ho visto fuori dalla finestra un lampo,
ed era la notte.

Non m’importa di cosa è successo.

La guarigione di Bartimeo



Gli occhi, che cosa strana.
Com’è diverso ad esempio un occhio
da un calcagno o da un ginocchio.
Che differenza imperdonabile con le orecchie
o con le unghie dei piedi.
Due palle umidicce di gigli o farfalle.

E il sole?
Il sole c’ha la faccia come il culo!
Quando mi chiude gli occhi
e si nasconde.
Che strana cosa,
gli occhi quando chiudi gli occhi.
Ed è buio come quando non sei nato.

Bomba gli occhi!



Credo sia quella cosa che sento
quando davvero sono solo
e d’improvviso mi viene di scrivere.
A qualcuno? Non esiste nessuno.

Sorrido, forse, e non mi faccio
domande alle quali non posso
rispondere.

Amore politico



“Non cercare di capire come sono,
quando crederai di aver capito ti deluderò”
Le dicevo così, mentre torturava il lenzuolo azzurro
e mi guardava come si guardano gli orari di partenza dei treni.
Il letto poteva anche essere una nazione.
Poi si alzava e andava in bagno dallo specchio,
iniziava a fare le domande da laggiù,
così che io potessi non vederla mentre ghignava
e preparava l’attacco finale;
“Tu non mi ami”, se ne usciva così.

E come potevo amarla, se lei per prima aveva dei dubbi.



Una scena che non posso dirti
è semplicemente l’ultima che ho visto,
poi gli occhi sono morti come il passato
di un sorriso, e il sipario si è chiuso.
Una voce che parlava in tedesco
annunciava un ordine preciso
e tutti quelli che credevano,
obbedivano.
Così la mattina è nata e gli alberi
hanno fatto un cerchio dentro di sé;
una scena che non posso dirti è questa,
il sipario si è chiuso e nessuno
è andato via, il tempo annunciava qualcosa
che non bastava capire, perché
il tempo non si può capire.
Tutti quelli che credevano,
obbedivano.
E tutto quello che posso dirti è un segreto
rinchiuso in un cortile,
a giocare e a morire.

Supereroe



Mettersi nudo di notte
Crea una pestilenza a rovescio
Nella pancia della donna che fu

Il corridoio è tra le stanze
Per sempre

Questa casa è tra le case

Mettersi nudo di notte
E da seduto apri le porte
Ma non basta ad uscire

Il corridoio è tra le stanze
Per sempre

Camporella



Certo che quando parcheggiavo
e accanto c’eri tu, girare la chiave
era assai più bello.
Passare dal suono del motore
al silenzio delle tue gambe,
era ogni volta una sfida alla sanità.
Sapere che di lì a poco ti avrei amata,
più o meno dolcemente,
accendeva i tuoi occhi in un lampo,
e sotto la luce di quel lampo
mi uccidevi.
E di certo lo sapevi già anche tu,
che quello che stavamo facendo
era nient’altro che un bel ricordo,
un bel ricordo appena nato.

Traffico



In mezzo al traffico
se la macchina davanti
è per un po’ la stessa
alla fine mi affeziono.
Posso anche seguirne qualcuna
e sempre a casa arrivo.

In questa camera a gas
a cielo aperto
posso incontrare chiunque,
anche mio nonno
che si chiamava come me
e che non ho mai conosciuto.

È una morte a rovescio
giocare a non toccarsi.



La perversione parte da lontano, è una progressione muta
La perversione è nera come un cavallo da corsa
E parla una musica d’oro
La cosa strana della perversione è la sua potenza
Niente a che vedere con le miserie di tutti i giorni
Questa amica antipatica ti sopravvive come un’anima
Ha il passo della volpe e la sfumatura di un finale
Sembra non finire mai mentre ti dice che sta finendo
Sembra il vuoto più vuoto quando di dentro ti riempie

La perversione virgola tre periodico
È un disegno disegnato da una mano sinistrata
Una regola nuova contro l’equilibrio
La cosa bella della perversione è il suo odore
Niente a che vedere col chiuso stantìo di tutti i giorni
Questa amica antipatica ti sopravvive come la foto della tomba
Ha tre braccia e tre gambe ma non parla mai di sé

Quando la riascolti o ci ripensi fa il suono della gomma



Ed è per questa nebbia invisibile che vivo.
Abbracciarla, morderla, sentirla tutta intorno
alle ossa, strada facendo vederla scivolare
ai piedi di un monumento; il mio cuore è
freddo, arido come la fame e piagnucola.
Il mio cuore è impazzito di gioia, non tiene
il tempo del tempo e inciampa, crede a tutto
e lo colora di niente. Crede a niente.
Ed è per questa nebbia, una stella invisibile
in mezzo alla stanza, che la sera mi piace
guardare la sera, la sicurezza del buio la sento,
mi suggerisce pochi movimenti, mi fa un
indovinello.
Amore, sto aspettando gli alieni, vorrei mi
portassero via dove niente è esistito, dove ancora
camminavo coi miei piedi sulle mie cose.
Ma non credermi qualcosa di cui valga la pena
preoccuparsi. Questa nebbia invisibile di
poesia, mi dice che le ombre non sono ombre,
e i sogni del sonno sono gli stessi del giorno.
Amore, prepara la tua mano per il mio cuore,
è impazzito di gioia, non tiene il tempo del tempo
e inciampa, crede a tutto e lo colora di niente.
Crede a niente.

Omelette



Aborti di gallina saltati in padella,
un pezzo di gamba di porco
e latte di vacca coagulato a meno di 36 gradi.
Tutta roba che poi ricaghi
nei posti più strani.
Sapori, culture, brutture.

America



La mia donna è un cervo
sulla punta dei vènti.
Finge una mossa all’infinito,
non sa che cosa è per sempre
un nodo.
La mia donna è una giacca appesa
senza il chiodo.
D’eleganza leggera,
mai vera.



La giusta dieta è meno merda possibile.
Addormentarsi il pomeriggio, dopo l’abbuffata,
sentire addosso la coperta e non pensare
a chi è stato, prima di noi, meno di noi.
Di più del bere mi piace ondeggiare,
pensare alla mia casa come al cratere di una luna

che qualcuno, da qualche parte nell’universo,
sta osservando sdraiato su una spiaggia di sale.

Sentire addosso la coperta, non pensare
a chi è stato, dopo di noi, più di noi.