G.116

 

5.A



 

Nuoto verso di lei,

Nuoto per raggiungerla,

Nuoto per conquistarla,

Nuoto per sopravvivenza.

 

Le braccia atrofizzate

Rallentano gradualmente.

Le gambe cementate

Cadono dopo ogni colpo.

 

Le calde acque attraggono

‘Sto corpo esanime come

L’aldilà attrae anime sconosciute.

 

Mi accascio al fondo, lo Sguardo

fisso ai bianchi globi.

Sento che devo ancora vivere.

4.



Mai,

ci fu situazione più ardua

del provar a dirti addio.

3.



Apatiche parole

fuggono, dal lamento

del corpo angariato,

rimasto esanime

 

Dalla fitta disperazione.

assenti sguardi

inseguono buie tracce

percorrendo recondite

 

strade infuocate,

scavate dall’acqua

dei soli spenti.

 

parole apatiche,

rimbombano nel

gravido vuoto.

 

2.



Su di un palco
Spoglio, a serrati occhi,
Galoppavano dita
Sopra bianche note.

Note bianche,
Isolate,
Echeggiavano
Nel teatro spento.

Raggiunte esse furono;
La melodia
Si aggregava ai
Gialli crini,
Liberando
Saggie vibrazioni.

Verdi suoni
Aerati, si misero
In disparte,
Accompagnando
Il cammino
Della melodia.

Scosse rumorosamente
Rimbombando,
La mazzata
Sulla pelle,
Esplodendo
Attorno a se.

E gli occhi si aprirono.
Un’aria musicale
Si spargeva
Per l’ampio
Luogo.

Sole,
Le note bianche
Echeggiavano
Nell’oscuro spazio.

Raggiunte la meta,
Le dita si fermarono.
La quiete
Fu trafitta
Da un solo
passo,
Alla volta.

Fino a quando,
Anche l’ultimo
Eco,
Si spense.

1.



A te, che

mostri l’infinito sospendendo il

tempo al tuo labile miraggio;

Subito l’afflitta landa si spense.