G.118

 

Ingenuità



La tua pelle

addormenta i miei pensieri

Ma fra i mille poteri che hai

mi tengo stretto

il tuo indurmi a credere nell’Amore



Ho bisogno di più tempo

per vivere tutto meglio

per mangiare piano

per camminare scegliendo il passo

osservare l’impronta

guardare a destra il sorgere del sole

e a sinistra il suo calare

ho bisogno di più tempo

Eppure di tempo ne ho troppo

ed è diventato impegno riempire i vuoti

Tutto quello che ho da dire



Vivo di mondi inesistenti

e di immagini insistenti



Scriverò in questa poesia

che è il lavoro di poeta quello che meno conosco

 

Scriverò in ogni via

che non sono le rime ad interessarmi

Scriverò in ogni casa

che non sono le dita a parlare

ma qualcosa che nessuno qua conosce

e che non si cura della frase

ma del rifugio aspro che

batte

e mi spinge a continuare

Follia



Quanta energia spesa in difesa del mio spirito già mangiato da dentro



Eccoti, male

Mi arrendo

Prendimi. Toglimi il respiro anche oggi

Sono immortale



Io seduta al mio posto di bambina
ti insegno la vita
E tu al tuo posto di uomo
mi lasci parlare
Il sole fuori ride perché non c’è niente per cui piangere oggi



Vorrei saper nuotare quando fuori piove
e la nebbia così grigia possa portarmi colori profumati
Ho gli occhi pesanti e fermi ma non credo di voler distogliere lo sguardo
da quello che non capisco e che non voglio descrivere
Vorrei spogliare la verità con le unghie
Questo sudore è figlio di ipocrisia
La fatica del mio corpo è ipocrisia
Sono nel vento e nessuno mi vede
voglio smettere di volere



Io non pensavo alla vita in due,
al camminare decisi
verso una meta raccontata e discussa.
Solo il mio cuore sentivo
e questo era ciò che volevo.
Ho chiamato l’amore con il nome di
dolore,
Ma tu
Hai toccato la mia anima
passando per strade che non ho mai percorso.
Hai acceso una torcia
illuminando un sentiero
sconosciuto alla mia mente.
Ti ringrazio
in una lingua che non ho mai utilizzato
e che somiglia tanto all’affetto profondo
di una bimba ingenua.
È la semplicità ora che necessito,
quella che non vuole altro se non essere leggera
e piccola nello spazio minimo
di una risata caduta nelle onde rosa
di un mare bagnato dal tramonto.
È inutile,
io non ho bisogno di una corona.
Io non ho bisogno di correggere
le mie pieghe nel tentativo di diventare possente.
Io non gareggio per la testa alta,
io in silenzio nutro i miei fiori.



Sento lacrime impotenti che
piangono asciutte
sotto la mia pelle

Stanno cantando morenti
una melodia nera
e rossa
Che grida e tace
ad illustrare ciò che la mia mente sempre vede;

è vento freddo e forte
e grigio, forse,
o rosa
o caldo

Chi siete voi? Nascosti
dietro quella strana stoffa spessa
Siete tornati a strapparmi la pelle
come faceste ieri
E lo ricordo perché ero già grande
e severa e non avevo tempo per l’amore

Spiegatemi come essere
perché è così tanto tempo che
non sono e
non voglio essere



È che io voglio quel buio attorno sempre
Mi sento meno cieca se non ti vedo
Credo che il mio sipario debba starsene chiuso
Posso parlarti con la mente
Le tue mani non hanno bisogno d’udire

 

Questo
(e altro)
ti direi

 

ma conosci solo l’arte tua!
e non importa, dici,
Che comunque tu comprendi
E allora sii ciò che cerco perché
io e i miei nulla siamo pronti
A te

 

prima che Il dolce pensiero
torni a ricordarmi
d’essere cenere
che mente



Rischio d’essere inghiottita

dalla finzione che mi vive intorno

Ma

l’uragano dei miei tormenti

mi difende, sempre



Sono ancora qua
a ridere dell’immagine nello specchio
gridando in silenzio
verso orecchie spente

 

ed è giusto così
che siano spente
siamo protagonisti
delle nostre strade

 

e questa nausea
mi vuole male mi dice
contorciti
nel tuo stesso stomaco
e osservati morire
perché vivere è troppo difficile

 

vorrei una pausa
di quelle che quando ti congeli
puoi contemplare il respiro

 

forse devo smetterla
di tentare