G.118

 



Sento lacrime impotenti che
piangono asciutte
sotto la mia pelle

Stanno cantando morenti
una melodia nera
e rossa
Che grida e tace
ad illustrare ciò che la mia mente sempre vede;

è vento freddo e forte
e grigio, forse,
o rosa
o caldo

Chi siete voi? Nascosti
dietro quella strana stoffa spessa
Siete tornati a strapparmi la pelle
come faceste ieri
E lo ricordo perché ero già grande
e severa e non avevo tempo per l’amore

Spiegatemi come essere
perché è così tanto tempo che
non sono e
non voglio essere



È che io voglio quel buio attorno sempre
Mi sento meno cieca se non ti vedo
Credo che il mio sipario debba starsene chiuso
Posso parlarti con la mente
Le tue mani non hanno bisogno d’udire

 

Questo
(e altro)
ti direi

 

ma conosci solo l’arte tua!
e non importa, dici,
Che comunque tu comprendi
E allora sii ciò che cerco perché
io e i miei nulla siamo pronti
A te

 

prima che Il dolce pensiero
torni a ricordarmi
d’essere cenere
che mente



Rischio d’essere inghiottita

dalla finzione che mi vive intorno

Ma

l’uragano dei miei tormenti

mi difende, sempre



Sono ancora qua
a ridere dell’immagine nello specchio
gridando in silenzio
verso orecchie spente

 

ed è giusto così
che siano spente
siamo protagonisti
delle nostre strade

 

e questa nausea
mi vuole male mi dice
contorciti
nel tuo stesso stomaco
e osservati morire
perché vivere è troppo difficile

 

vorrei una pausa
di quelle che quando ti congeli
puoi contemplare il respiro

 

forse devo smetterla
di tentare