G.121

 

L’angoscia del tornare



Mi ero dimenticato di queste stelle
dell’ebbrezza di queste colline
che ancora parlano di noi,
di quel profumo di vino estivo
nelle notti di luna piangente
che continua a cullare
i nostri sogni abbandonati
sul grano bruciato dal sole;

ora so dare un nome a tutto,
al sole che sorge e che tramonta
al bacio della sconosciuta e
al colore di quel mare,
all’angoscia del tornare;

sono a casa
finalmente
eppure ti ritrovo soltanto
nel passo vagabondo e senza meta
che tuonando come il cielo
dà ritmo al mio pensiero

piove da un pezzo
sulla via del ritorno

Crononauta



Il mio passato e il mio futuro

fanno pace soltanto

per tormentare il mio presente

Parigi (“Le città visibili” #4)



Mille occhi che brillano
come altrettante luci;

i nuovi miserabili
siamo tutti noi
perennemente sbronzi
della dolce illusione
del poterci
un giorno
accontentare

C.



Nel mezzo delle tue gote
pallide di sessione estiva
splende uno strano sorriso
che tutto ingenuo e vivo
mi insegna com’è facile
brillare ancora
nonostante il sole lontano;
lo imito e sogno
di vedere le tue labbra
chiudersi soltanto
allo sbocciare delle mie,
due fiori a primavera;

e le lacrime di oggi
cadono leggere
su terreno finalmente fertile

Sudati



Eccoti bellissima
fare stretching in un parco
alla periferia di Vigo
i nostri sguardi sudati respirano
per un istante;
io a nuotare nel mio umido disagio,
tu a rincorrere chissà quale sogno.

E con lo sguardo ti scruto,
mentre ti arrampichi via
su questa collina di cemento
bruciata dal sole cocente
con l’oceano troppo lontano.

“Hola, ¿quieres una empanada?”
E poi finire, sudati,
nello stesso letto
ad amarci per caso

Nella prossima vita, forse,
o in un altro film
sicuramente non il mio

Flipante



Desde hace siempre sueño
la belleza fina e inmadura
que veo ahora en tus ojos escondidos
detrás de esas lentes americanas;

así en la noche bendigo
cada nuestra mirada del día
que se ha quedada ahí atrapada
entre el vidrio de tu timidez
y la sombra de mi alma

Oggi vivo con te



Oggi vivo con te
calpesto con il tuo passo
le macerie di questo campo,
e schiacciati marciamo
tra il sole che brucia le spalle
e la plastica che suda sull’asfalto

meno male guagliò
che domani si va al mare
a levarci tutto sto nero di dosso
e come due delfini finalmente liberi
cercheremo la fine di sto orizzonte
inseguendo insieme il sole che tramonta

Cadice (“Le città visibili” #3)



Torbido mare di cartapesta
e vento tagliente di tempesta,
eburneo miraggio del sole
e giardini di smeraldo splendore

siate oggi la mia casa,
siate oggi i miei fratelli

Mezzo pieno, mezzo vuoto



A metà dei miei vent’anni
ancora dipingo amori perfetti
fra una te che non sei te
e un io che non son’io

Gin Tonic a Lisbona



Solo e vagabondo per il barrio alto
ti ho baciata nell’amaro dell’alcol
ti ho ascoltata di nuovo nel fado
poi ti ho rivista tra i vicoli di Alfama
tra i panni stesi e i limoni,
leggera e lontana come il Tejo

cammino
ciondolando
cerco quel bar dove scappammo
era bello scappare con te
era bello scoprire con te

semplice, vagabonda, disperata;
una lacrima sola
bagna la notte

Siviglia (“Le città visibili” #2)



Nei miei pensieri mi perdo
nei tuoi vicoli risplendo

Lisbona (“Le città visibili” #1)



Come me vive
nel passato
sfidando il mare
con lo sguardo

Nuevas uregias, nuevo corazón



Quai vuun g’ha da explicarme
cuma l’è cal nasen las lenguas
creo que sea una roba increibil
la manera cun la cuál sigan
mesculandose
sin confines ni paz
tan me l’agua del fiumm
fluyendo supra mientes y continentes
y como l’agua del fiumm
sobre las rocas
siguen creando sonidos tan raros
pero anca tan bell,
sempar diferentes

al final g’he mea taant da explicá
más que otro g’he da escuchá
enamorarse de tüch i cos y disfrutar;
nuevas uregias, nuevo corazón:
chi g’he todo!

Chica de Medellín



Por cada vez que me miras
hay una estrella que explota

Rain on Florence



Oh and when it started raining
the water dripped on the city
like spots of story on the marbles
ready to be silently absorbed

so was every impalpable step of us
kept hidden in our hearts

Lurida bandiera



Nelle bianche colline di lapidi e nello stridore di denti
nel marcio della frutta e nel buio di una fogna
nel pianto dell’indifeso e nell’oppressione del pensiero
nel silenzio più angosciante e nell’impotenza di chi sopravvive
nel nero del Califfo e nel nero delle menti
tra gli ammassi di macerie e sui vuoti binari di Birkenau

io lì ti ritrovo,
o fascio littore;

ma nei prati di montagna e nella rugiada del mattino
nel sapore del latte e nel morbido di un cuscino
nell’amore di una ragazza e nella complicità degli sguardi
tra i banchi di scuola e nel bianco di un gabbiano
nelle carezze silenziose e nel volo di un’idea
nel sorriso di un bambino e in tutta la musica del mondo

lì vedo luce, poesia e coscienza
corrodere piano il lurido nero
della mesta tua bandiera

Poesia scritta in discoteca



Tanto facile innamorarsi
di occhi così simili ai tuoi
quanto stupido ritrovarsi
nella carezza di uno sguardo



Per quanto ancora devo aspettarti
in questo letto gelido dall’estate?
Lo raggiungo da solo per viali infiniti,
tutto intorno cipressi e tramonti mai visti.
- Ti ricordi di quei cipressi? E di quel tramonto?
Ti ricordi della nostra canzone? -
Se puoi vieni a trovarmi stanotte
c’è sempre un posto, per te,
nei miei sogni più dolci :
nel buio, ancora,
ti cerco.

Ragazza di Sarajevo



Capelli ricci di culture miste
gli scompigliati destini del mondo
e ancora il tuonare di bombe passate
e poi la tua mano, colomba di pace

Epilogo del niente (“Un mazzo di fiori” #12)



Un sorriso finalmente tranquillo
un monito soltanto, riecheggia
tra gli alti palazzi di una città lontana
e un cuore già più leggero

No pasa nada, no pasa nada, no pasa nada

Nessun altro fiore, lo prometto,
verrà più deriso o calpestato
da una ninfa che non lo merita

Fiato sprecato (“Un mazzo di fiori” #11, Anemone nemorosa)



Illudersi del tuo amore è stata
una bella e inutile magia
come una corsa a perdifiato
per arrivare sul binario giusto
in una stazione che sembra un labirinto
giungere infine a un passo dalle rotaie
soddisfatto per una volta
della mia prestazione atletica
alzare lo sguardo alle scritte gialle
e scoprire
che c’è sciopero

Cigüeña extremeña



Quiero ser una cigüeña extremeña
sobre la Guadiana mirar a mi futuro
perdido entre los rayos del atardecer
y el agua de un confín invisible

Metapoesia (“Esperimenti finiti male” #4)



Fare poesia è usare aggettivi a caso
tanto per riempire una sillaba in più
fingere di darsi un significato
e nascondere fantasmi e tabù

poi andare a capo
ma non a caso
non ogni tanto
più precisamente
ad ogni
battito
del cuore

Due mesi dopo (“Un mazzo di fiori” #10, Nymphaea alba)



Si parte lasciandoti qua
tra una valigia vuota
e una ciabatta buttata

la chitarra muta in un angolo
il suo colore sbiadito
il mio sangue sprecato;

gli occhi si chiudono
e sognano ancora
di trovarti di fianco
in un’aurora lontana
per tentare di leggerti
nella tiepida luce
e perdersi liberi
tra le pieghe del sole

Come Allen



Se solo fossi capace scriverei come Allen, evocherei immagini taglienti
in versi densi di significato e potenti da scardinare le porte del mondo
e canterei di avventure morbose di notti insonni e amori peccaminosi
identificando luoghi e maledizioni lontane incarnate nel nostro quotidiano
Mi farei poeta del mio tempo, sporcandomi delle mie contraddizioni
e riuscirei a vedere nei microcosmi della provincia il misticismo dell’America
negli occhi del senzatetto la tenerezza dell’amico sottratto da un destino alienante
e nella musica della fisarmonica dello zingaro un segreto sussurrato appena, eco di un jazz proveniente da lontano
Poi riuscirei a scorgere tutti quei cristalli spezzati nei petti di chi mi circonda e nel tentativo di ricomporli
li racconteri a chi mi ascolta, mischiandoli con pezzi imprecisi di vite vissute
intrecciandoli a formare un vessillo di fratellanza universale monito del nostro vagare comune

Invece mi commisero del mio non bastarmi, scimmia patetica di me stesso; non vivrò mai a San Francisco, penso



Neppure una buonanotte
non dico sussurrata o sognata insieme
sotto alle coperte
ma perlomeno scritta da lontano
con un gelido messaggio

Quando ci si abitua a stare da soli?

Elisa



Devi essere uscita da una qualche canzone
di De Gregori o dei Baustelle
che parla di matematica e di primavere troppo lontane
di amore e malinconica leggerezza
o di una strana e incessante guerra
fatta di sguardi
combattuta nei grigi corridoi
di una piccola università di provincia

Malpensante (“Esperimenti finiti male” #1)



Le rose sono rosa
le viole sono viola
non so fare poesie
fammi toccare le stelle

Netflix



Che poi forse avrei solo bisogno
di un po’ più di semplicità

una coperta e una tazza di tè,
un po’ di tempo in più per me,

una notte intera
e una ragazza a posto
con cui guardarmi
roba malata

Balada del adiós



Respira este aire,
es el tiempo que pasa
sobre recuerdos lejanos
de mujeres y fiestas

Acaricia este viento,
es la libertad del hijo
que escapa de su patria
para encarnar sus sueños

Roba un beso de hielo,
es el amor dejado
sobre una cama vacía,
abandonada al frío

Agarra lo que fuiste,
pues llévalo contigo
ahogalo en el mar
que mojará tu alma