G.121

 

Violenze d’autunno (“Un mazzo di fiori” #6, Hydrangea macrophylla)



Hai presente quando hai il raffreddore,
ma l’odore della pioggia ti entra comunque nelle narici?

Ecco, è possibile che tu mi abbia
stuprato
con un semplice bacio?

Alice in Padanialand



Cos’è tutto questo silenzio?
La città tutta tace
la coltre di nebbia
ovattata nelle ossa

Anche il Bianconiglio si è fermato
davanti a un’osteria buia
per sedersi a bere un bicchiere con noi
per sporcarsi un po’ col rosso del vino
per salutare nella teglia, arrosto, suo cugino

La pioggia si annida sugli alberi del viale
che come immensi funghi
rilasciano le loro spore
incantando il mio passare
confondondendo il mio avanzare

Mi risveglio e sono ancora qui
imprigionato nella piatta pianura
come se non potessi essere altrove
sono io stesso terra confusa
di sogni cristallizzati e di speranze infrante

Non siamo poi così brutti in fondo
è l’umidità che ci frega, signora mia

Sestine amare di uno spirito ambiguo



Siete tutte fantasmi nella mia testa
mi avete lasciato incapace di amare

Incipit banale (“Un mazzo di fiori” #0)



Mi sono banalmente infatuato di te;
ho deciso di scrivere ogni giorno
per il Fiore più bello che c’è

Mi odio (“Un mazzo di fiori” #5, Aeschynanthus pulcher)



Vorrei cercare di svegliare
in qualche modo
un cuore assopito da(l) tempo
Sento grazie a te una scarica
ma non voglio rubare altra felicità
a chi ne ha fin troppa

Vorrei essere un artista
darti almeno la metà di quello
che sogno che penso
che vorrei per me stesso

Non voglio che scappare
andare via di qua
in Spagna sulla Luna
o magari in Canadà

Mentre la notte scendeva stellata stellata (“Un mazzo di fiori” #4, Ipomoea alba)



Tornammo a casa ciondolando
come due gatti ubriachi
per aver sognato troppo

ci siamo specchiati
in una luna enorme
tagliata a metà

piangeva lacrime d’amore

Hidalgo (“Un mazzo di fiori” #3, Xylorhiza tortifolia)



Se mi guardo intorno
ammiro il deserto
cammino sperduto
senza un orizzonte

non lasciarmi solo
assetato di te

Preghiera di notte (“Un mazzo di fiori” #2, Cyclamen persicum)



Stanotte vorrei voltare la testa
e poterti ritrovare ancora lì
poi sfiorarti con il mio nasone
sniffare il tuo profumo aspro
per drogare il mio malessere

hai lasciato un ciclamino
tatuato sul cuscino

I.Q.(Haiku)



Imitiamo
poeti nipponici,
cervellotici

Winter is coming



È che quando viene freddo
penso ancora a noi due

a quel profumo di casa
che come ti baciavo
sulla pelle mi restava
al caldo delle coperte
che quando ero stanco
dolcemente mi cullava

l’unico riparo che mi resta
è solo un tiepido ricordo
che mi scalda cuore e testa

Scacchi (“Un mazzo di fiori” #1, Tacca chantrieri)



Tante volte ho sognato quelle labbra
che ora chiedon solo una goccia d’amore

E darei loro tutto quello che ho
se solo non fossimo destinati
come due alfieri
a stare
per sempre
tu sul bianco
e io sul nero

A due amici innamorati



Siete un fiore e una farfalla

per amarvi vi sfiorate

delicatamente

“Attacchinaggio”



Sono solo le quattro del mattino
leggeri come il gelo infiliamo un’altra via :
solo un gatto ci tiene compagnia

Che poi chi ha detto che abbiamo bisogno
delle canoniche otto ore di sonno?

La notte sogniamo con gli occhi aperti
vediamo i muri che iniziano a parlare,
che in ogni lingua vogliono raccontare
di questi randagi dagli animi persi

che per dolore o per amore
han deciso di prendere ed incollare
sperando un giorno di pietrificare
lo sguardo stellato di un viaggiatore

E la notte corre incontro all’alba
come noi rincasiamo per la via :
la città non è mai stata così mia

E penso che in fondo fare poesia
sia soltanto una scusa
per produrre follia

Dolina del XV Bersaglieri, 29 Marzo 2016



Le pietre pallide urlano ancora
“pietà per i figli innocenti”
con le ossa bucate da lacrime di piombo
“PRESENTE, PRESENTE, PRESENTE”
risponde alla patria il figlio fedele

Nella trincea si ode un rimbombo;
il sangue più torbido del secolo breve
non può sopportare il mio passo lieve

“Fossi nato cent’ anni fa ora sarei qui a combattere”
“Per sempre, per sempre, per sempre”
risponde dilaniato
l’amico mai incontrato

Cicindelae



La notte scende sulla via di casa
su una panchina due vecchi sussurrano
Le loro sigarette fluttuano nell’aria
come due lucciole rosse, stanche
per aver volato troppo
inalano l’ultimo respiro di veleno
mescolando il fumo con la vita che resta

Così saremo io e te amore mio,
di fronte al fuoco spento di un camino
Faremo l’amore con gli occhi
godendo dei ricordi più potenti
avvelenandoci un’ultima volta,
con le anime sporche di cenere.

Maglioni in poliestere



Pensi davvero che basti
un maglione colorato?

Non è così, non è Schindler’s list;
forse servirebbe
un maglione bianco e nero
per distinguerti davvero

in questa mandria di pachidermi variopinti
attenti
all’accostamento cromatico,
al cambiamento climatico,
dediti
all’astensionismo politico
all’annichilimento salvifico.

Ci fossero più fiori non avremmo
bisogno di tutto questo acrilico.

Sogni in due dimensioni



Come gli uccelli neri appiccicati
sui pannelli antirumore in autostrada
fingiamo di volare
in un cielo liscio e verticale,
perennemente intrappolati
nella nostra piatta natura
di plexiglas senz’ali

Avremmo potuto vivere in un quadro di Van Gogh,
coccolati in un bel museo del nord
qui raccogliamo lo sporco e il rumore che nessuno vuole,
togliamo alle nuvole il loro candore

Siamo l’argine di un fiume senza foce
la parete di un’arteria senza un cuore

Harvey Dent



Fa comodo postulare la dualità
quando la realtà è una sola
dannatamente omogenea,
coerentemente inspiegabile

One day babe we’ll be old



Fluffy cheeks on my mind
your lips mixed with the wine
they come and they go
it breaks and it flows
as quiet as your motion
as ruby as your passion

Being your mirror for a while
has been the best thing of my life

Norwegian Whispers



Una simmetria devastante,

Verde, grigio, verde

Il fiordo si spalanca

alla bianca scia della barca si mescola

il ricordo del ghiacciaio

che si schianta nell’acqua

che riemerge sull’altra riva

che lascia spuma sui nostri piedi

Noi, sorridenti, spensierati,

o forse incazzati, stanchi, distrutti dalla bellezza

Può un uomo vivere in tale meraviglia?

Può un sospiro logorare l’anima?

L’orco abita la valle incantata

la sua lingua sfida l’orizzonte

Siamo in bilico sulle nostre parole

sui nostri rammarichi vacilliamo

Una lacrima lungo il volto

di fronte alla potenza di un quadro

Giustapposizione, studio, simmetrie

ma sono i graffi di un uomo

sulla tela

a farmi male

è l’urlo muto che mi fa urlare

Può un uomo piangere dalle mani?

Può il colore far piangere noi umani?

Noi, tanto impavidi e coraggiosi

boriosi e orgogliosi

di fronte a questo non siamo nulla

di fronte a questo noi non siamo

Può allora l’uomo sopravvivere?

La risposta sta nel vento sublime

non solo nella brezza leggera

la risposta sta nella tempesta

nella rabbia che questa terra

riesce a sbatterti in faccia, senza pietà

nell’acqua che impregna le ossa

 nei sogni lacerati e rimescolati

nei talenti confusi e inquieti

nella passione lancinante per quello che respira come te

e allora cercalo dentro, calpesta quello che resta

Vivi, respira, vivi