G.121

 

Cadice (“Le città visibili” #3)



Torbido mare di cartapesta
e vento tagliente di tempesta,
eburneo miraggio del sole
e giardini di smeraldo splendore

siate oggi la mia casa,
siate oggi i miei fratelli

Mezzo pieno, mezzo vuoto



A metà dei miei vent’anni
ancora dipingo amori perfetti
fra una te che non sei te
e un io che non son’io

Gin Tonic a Lisbona



Solo e vagabondo per il barrio alto
ti ho baciata nell’amaro dell’alcol
ti ho ascoltata di nuovo nel fado
poi ti ho rivista tra i vicoli di Alfama
tra i panni stesi e i limoni,
leggera e lontana come il Tejo

cammino
ciondolando
cerco quel bar dove scappammo
era bello scappare con te
era bello scoprire con te

semplice, vagabonda, disperata;
una lacrima sola
bagna la notte

Siviglia (“Le città visibili” #2)



Nei miei pensieri mi perdo
nei tuoi vicoli risplendo

Lisbona (“Le città visibili” #1)



Come me vive
nel passato
sfidando il mare
con lo sguardo

Nuevas uregias, nuevo corazón



Quai vuun g’ha da explicarme
cuma l’è cal nasen las lenguas
creo que sea una roba increibil
la manera cun la cuál sigan
mesculandose
sin confines ni paz
tan me l’agua del fiumm
fluyendo supra mientes y continentes
y como l’agua del fiumm
sobre las rocas
siguen creando sonidos tan raros
pero anca tan bell,
sempar diferentes

al final g’he mea taant da explicá
más que otro g’he da escuchá
enamorarse de tüch i cos y disfrutar;
nuevas uregias, nuevo corazón:
chi g’he todo!

Chica de Medellín



Por cada vez que me miras
hay una estrella que explota

Rain on Florence



Oh and when it started raining
the water dripped on the city
like spots of story on the marbles
ready to be silently absorbed

so was every impalpable step of us
kept hidden in our hearts

Lurida bandiera



Nelle bianche colline di lapidi e nello stridore di denti
nel marcio della frutta e nel buio di una fogna
nel pianto dell’indifeso e nell’oppressione del pensiero
nel silenzio più angosciante e nell’impotenza di chi sopravvive
nel nero del Califfo e nel nero delle menti
tra gli ammassi di macerie e sui vuoti binari di Birkenau

io lì ti ritrovo,
o fascio littore;

ma nei prati di montagna e nella rugiada del mattino
nel sapore del latte e nel morbido di un cuscino
nell’amore di una ragazza e nella complicità degli sguardi
tra i banchi di scuola e nel bianco di un gabbiano
nelle carezze silenziose e nel volo di un’idea
nel sorriso di un bambino e in tutta la musica del mondo

lì vedo luce, poesia e coscienza
corrodere piano il lurido nero
della mesta tua bandiera

Poesia scritta in discoteca



Tanto facile innamorarsi
di occhi così simili ai tuoi
quanto stupido ritrovarsi
nella carezza di uno sguardo



Per quanto ancora devo aspettarti
in questo letto gelido dall’estate?
Lo raggiungo da solo per viali infiniti,
tutto intorno cipressi e tramonti mai visti.
- Ti ricordi di quei cipressi? E di quel tramonto?
Ti ricordi della nostra canzone? -
Se puoi vieni a trovarmi stanotte
c’è sempre un posto, per te,
nei miei sogni più dolci :
nel buio, ancora,
ti cerco.

Ragazza di Sarajevo



Capelli ricci di culture miste
gli scompigliati destini del mondo
e ancora il tuonare di bombe passate
e poi la tua mano, colomba di pace

Epilogo del niente (“Un mazzo di fiori” #12)



Un sorriso finalmente tranquillo
un monito soltanto, riecheggia
tra gli alti palazzi di una città lontana
e un cuore già più leggero

No pasa nada, no pasa nada, no pasa nada

Nessun altro fiore, lo prometto,
verrà più deriso o calpestato
da una ninfa che non lo merita

Fiato sprecato (“Un mazzo di fiori” #11, Anemone nemorosa)



Illudersi del tuo amore è stata
una bella e inutile magia
come una corsa a perdifiato
per arrivare sul binario giusto
in una stazione che sembra un labirinto
giungere infine a un passo dalle rotaie
soddisfatto per una volta
della mia prestazione atletica
alzare lo sguardo alle scritte gialle
e scoprire
che c’è sciopero

Cigüeña extremeña



Quiero ser una cigüeña extremeña
sobre la Guadiana mirar a mi futuro
perdido entre los rayos del atardecer
y el agua de un confín invisible

Metapoesia (“Esperimenti finiti male” #4)



Fare poesia è usare aggettivi a caso
tanto per riempire una sillaba in più
fingere di darsi un significato
e nascondere fantasmi e tabù

poi andare a capo
ma non a caso
non ogni tanto
più precisamente
ad ogni
battito
del cuore

Due mesi dopo (“Un mazzo di fiori” #10, Nymphaea alba)



Si parte lasciandoti qua
tra una valigia vuota
e una ciabatta buttata

la chitarra muta in un angolo
il suo colore sbiadito
il mio sangue sprecato;

gli occhi si chiudono
e sognano ancora
di trovarti di fianco
in un’aurora lontana
per tentare di leggerti
nella tiepida luce
e perdersi liberi
tra le pieghe del sole

Come Allen



Se solo fossi capace scriverei come Allen, evocherei immagini taglienti
in versi densi di significato e potenti da scardinare le porte del mondo
e canterei di avventure morbose di notti insonni e amori peccaminosi
identificando luoghi e maledizioni lontane incarnate nel nostro quotidiano
Mi farei poeta del mio tempo, sporcandomi delle mie contraddizioni
e riuscirei a vedere nei microcosmi della provincia il misticismo dell’America
negli occhi del senzatetto la tenerezza dell’amico sottratto da un destino alienante
e nella musica della fisarmonica dello zingaro un segreto sussurrato appena, eco di un jazz proveniente da lontano
Poi riuscirei a scorgere tutti quei cristalli spezzati nei petti di chi mi circonda e nel tentativo di ricomporli
li racconteri a chi mi ascolta, mischiandoli con pezzi imprecisi di vite vissute
intrecciandoli a formare un vessillo di fratellanza universale monito del nostro vagare comune

Invece mi commisero del mio non bastarmi, scimmia patetica di me stesso; non vivrò mai a San Francisco, penso



Neppure una buonanotte
non dico sussurrata o sognata insieme
sotto alle coperte
ma perlomeno scritta da lontano
con un gelido messaggio

Quando ci si abitua a stare da soli?

Elisa



Devi essere uscita da una qualche canzone
di De Gregori o dei Baustelle
che parla di matematica e di primavere troppo lontane
di amore e malinconica leggerezza
o di una strana e incessante guerra
fatta di sguardi
combattuta nei grigi corridoi
di una piccola università di provincia

Malpensante (“Esperimenti finiti male” #1)



Le rose sono rosa
le viole sono viola
non so fare poesie
fammi toccare le stelle

Netflix



Che poi forse avrei solo bisogno
di un po’ più di semplicità

una coperta e una tazza di tè,
un po’ di tempo in più per me,

una notte intera
e una ragazza a posto
con cui guardarmi
roba malata

Balada del adiós



Respira este aire,
es el tiempo que pasa
sobre recuerdos lejanos
de mujeres y fiestas

Acaricia este viento,
es la libertad del hijo
que escapa de su patria
para encarnar sus sueños

Roba un beso de hielo,
es el amor dejado
sobre una cama vacía,
abandonada al frío

Agarra lo que fuiste,
pues llévalo contigo
ahogalo en el mar
que mojará tu alma

San Silvestro



Ci guarda questo cielo
palpitante di galassie
ride del nostro piattume
del nostro voler imbrigliare
le stagioni e gli istanti
passati e futuri

Rispondiamo innalzando canti
levandoli accorati da steppe deserte
scaldandoci con la quieta speranza
che tutto questo vagare
un senso poi lo abbia

Serena



Siamo stati per sbaglio
amanti d’occasione
due vite imperfette
a danzare per un istante

tentammo di curare
ferite troppo profonde
sporcandoci le mani
con sangue bollente

Il tuo maglione strappato
non l’ho più ricucito
lo indosserò orgoglioso
in giro per il mondo

emblema della lotta che sei stata
di come ne sia uscito lacerato

Tre settimane dopo (“Un mazzo di fiori” #9, Lavandula angustifolia)



Non rimane che la pioggia
a bussare alla finestra
a cercare uno spiraglio
per innaffiarmi l’animo

un vecchio schiva i ciottoli bagnati
lo osservo nel buio e ne odio la calma

lascio l’inverno e volo via
per vedere come fiorirà
la lavanda provenzale
sul vialetto dell’università

Hunga Tonga – Hunga Ha’apai



Camminare sotto un cielo di pianeti
alzare gli occhi e vederli ruotare in dimensioni sconosciute
perdersi nei propri pensieri, tornando verso casa
Che poi sempre questo tornare a casa
senza sapere neppure da dove si viene
Ecco, vorrei capire come perdermi definitivamente
e non perdermi per ritrovarmi come si dice
perdermi per perdermi
per capire cosa si prova a non capire cosa si è
e non che non lo provi mai
ma vorrei avere la certezza di essere io
quel bambino sperduto nel mezzo dell’oceano
quel delfino che nuota in un mare imbrattato di sangue
quell’ isola che nasce da un vulcano e non se ne vuole più andare
Che poi perché vivere se non puoi esplodere
senza lasciare il segno in ogni posto che passi
che senso ha tutto quel fumo
se l’arrosto alla fine è solo del gran tofu marinato anche male
Vivere usurati da un’onda che ci lambisce i piedi
per poi ritrovarsi con l’acqua al collo a piangere
finché un giorno non affogheremo nelle stesse nostre lacrime
e di tutta quella potenza
quell’energia atavica e selvaggia distribuita in un istante
non sarà più un bel niente
un misero grammo di sabbia
a ricordo dei tempi che furono
un fondale inesplorato
immagine di un antico splendore ormai morto e sepolto
Che poi tutto questo passato remoto
parliamo del presente, diamine
parliamo di noi che scriviamo versi pieni su strumenti vuoti
e solo di rado svuotiamo penne per sentirci pieni
che ci sentiamo a metà
finché una gentile sirena non ci tende la mano
per un solo istante
riprendendosi tutto quello che pensavamo fosse nostro
che guardiamo ogni giorno
i nostri forzieri svuotati
blindati ormai soltanto dall’acqua sovrastante
E nell’azzurro marino della malinconia
mi specchio ogni mattina
guardandomi negli occhi
grigi e torbidi come il cielo dentro di me
o come un mare pieno di cenere
ricordo perenne
del fuoco che ancora poteva essere

Sonetto per un bacio (“Un mazzo di fiori” #8, Rosa canina)



Il Poeta scriveva della rosa
fissandone il profumo in versi eterni,
così vorrei io dir della tua bocca
perché fiorisca per tutti gli inverni

Pensando ingenuamente di esser forte
come un bimbo giocai con le sue spine,
distrattamente la colsi una notte,
bella mi ferì, ferendo le mie rime

Era un fiore selvaggio ed indomito
sconosciuto a noi violenti del mondo
Fui ebbro dei suoi fragili segreti

che come petali nel mio spirito
caddero in un abisso senza fondo
tagliandomi dentro, lievi e indiscreti

Life goes easy (“Un mazzo di fiori” #7, Euphorbia pulcherrima)



It’s funny to think
how blissful I can be
with just the memory of your skin
to let me fall asleep

Please don’t forget what we’ve got
when I’ll be lost into the storm

Ode a Paperoga



Rimembro del papero
beffardo il purpureo
frigio e il cuor libero e
gagliardo. Come stelle al plenilunio,

nascoste ma sincere,
lui fuggiva il bagliore
delle luci non vere;
forte l’ardore del gran sognatore,

quanto grande il rifiuto
per la brama e la fama,
bianco il manto pennuto
come l’animo di fresca rugiada.

Tra le penne arruffate
allora già cercavo
il genio da imitare,
la brama del disfare. Da codardo,

mi sono presto arreso,
smettendo di sognare,
nella lotta con il vero.
Piccolo, scelsi la meschina pace,

e tutt’ora la scelgo
reprimendo ogni giorno,
vigliacco menestrello,
le rime di quest’animo malconcio.

Chiedo alla vita di viverla irrisolto,
alle stelle di brillare sul mio corpo,
al cuore di fissarmi bene in testa
che non avere un senso

è il senso che mi resta