G.123

 



Avrei voluto tu fossi riuscita a darmi una spiegazione, per tutto il male che mi hai fatto.

Per spiegarmi perchè hai deciso di andartene,

perchè la tua voce è ancora un pugno nello stomaco per me,

o perchè sei riuscita a mentirmi guardandomi negli occhi.

Le tue bugie sono diventate lame,

i tuoi baci, ora, hanno sapore di veleno,

il tuo sguardo mi ferisce,

e il tuo sorriso mi scarna viva.

Sei diventata un aguzzino

e il mio cuore è la tua vittima ,

e il mio amore la tua arma

e la mia ingenuità la tua scusante preferita.

oggi fa più male



Questo vuoto che mi hai lasciato ha prodotto un eco insopportabile.

Io lo riempio, ogni giorno, con un sacco di stronzate, e a volte sembra perfino funzionare, sai?

Ma vi sono determinati giorni in cui l’eco prodotto dal vuoto sembra non avere fine.

I ricordi vanno in loop, la testa inizia a far male, e sento un grosso peso all’altezza del cuore.

E mi manchi. E sento il cuore spezzarsi in piccoli pezzettini per cui sbuffo già al pensiero di doverli raccogliere.

Un’altra volta.

Vi sono determinati giorni che vanno così, e fanno più male del solito.

E mi manchi.

che senso ha?



Che senso ha, amore mio?

Tutti i baci, tutte le carezze, tutti gli abbracci e le prese per mano,

i fiati congelati, le mani ovunque, gli occhi infiammati

che senso hanno? e che senso hanno avuto?

Perchè ora non ci sono più e tu non ci sei più e anche io, qualche volta, non ci sono più,

e quindi mi  interrogo, che senso ha?

Ora dici che siamo solo amiche,

ma che senso ha?

Fingi di non vedere i miei occhi, io fingo di non vedere i tuoi,

ci salutiamo fingendo,

ed è tutto finzione,

che senso ha?

Non riesco a trovarlo e impazzisco

qua, al freddo,

da sola.

Che senso ha?

Ricordo, ma ho un vuoto



Ricordo ogni singola parola detta mentre mi baciavi.

Ricordo ogni carezza sul mio corpo.

Ricordo ogni sguardo, pieno di dolcezza.

Ricordo ogni bacio, e perfino ogni litigata.

E ora che non ci sei,

ora che te ne sei andata, che al posto tuo è rimasta una persona fredda,

monotona, menefreghista e cattiva,

la vecchia te mi manca.

Mi manca terribilmente.

E ora che te ne sei andata

ho un vuoto enorme nel cuore,

dove gli spiriti del nostro amore, dove i ricordi, dove le lame, continuano a passare,

mantenendolo vuoto e sanguinante.

Vorrei che tutto smettesse.

Vorrei che tutto questo dolore cicatrizzasse, ma le lame sono sempre ricoperte di sangue.

Ed è sempre il mio.

seek the truth trough the fake news



Fotografie segnalate.

Giornali censurati.

Servizi giornalistici tagliati.

Scrittori messi a tacere.

Un intero mondo messo a tacere.

In un’era in cui l’uomo trova più semplice

nascondersi, chiudere gli occhi,

far finta di non aver visto nulla, di non aver sentito nulla.

Distinguiti.

La verità esiste, e da qualche parte si trova.

Cercala.

Falla sapere a più gente possibile.

Chi tace davanti all’ingiustizia,

è complice.

Umanità



Nella notte vagava un viandante.

Era calvo, cieco, gli occhi erano grigi e infossati.

Si vedeva che non mangiava da giorni, le costole sporgevano, rendendolo spigoloso.

La barba era sporca di sangue, qualcuno lo aveva visibilmente picchiato.

Aveva molte ferite e pochi stracci per coprirle, alcune, erano visibilmente infette.

Gli avvoltoi lo guardavano, i cani abbaiavano, nessuno lo aiutava, ritraendosi al passaggio di un tale orrore.

Povero viandante, dai piedi sporchi e dalle unghie incarnite, dai denti marci e dalle braccia piene di piaghe.

Povero viandante, dall’animo spezzato e dalla gentilezza ruvida.

Povero viandante, malfermo e bisognoso.

Ma nessuno sapeva, nessuno capiva, nessuno vedeva.

Il viandante non era altro che l’umanità.

Evitata da tutti.

Caronte ed Euridice



Ma dove sei?

Sei rimasta incastrata nell’anima di Caronte, traghettatore di anime? Ma la sua barba bianca non ti si addice.

Forse ti sei nascosta nell’anima di Euridice maledetta?

E io sono il tuo Orfeo, che con la sua arpa fa risuonare il suo amore,

maledetto anche lui, se non di più, nel momento in cui posò gli occhi su di te, dolce anima leggera nella notte e spietata come un aguzzino.

Umano, tanto umano

e perdonabile, certo, se il mondo sapesse perdonare.

φαρμακός



Quante volte chiedevo scusa, per non perderti.

Quante volte abbassavo la testa, per far alzare la tua, come una montagna, che si erge su una valle.

Quante volte mi sono resa ridicola, per permettere a te di sentirti grande.

Quante volte ho pianto, per permettere a te di ridere.

Quante volte ho spento i miei sogni e i miei bisogni, per far brillare i tuoi.

Quante volte non ho dormito, per permetterti di dormire sogni tranquilli.

Quante volte sono morta, per far vivere te.

 

Quando te ne andasti, il vuoto mi divorò l’anima fino alle ossa. Il vuoto e la mancanza mangiarono sulle mie carni putride come gli avvoltoi e le iene fanno con una carcassa. Ma dalla morte nasce la vita.

E io sono rinata.

Più forte.

Sei diventato il mio φαρμακός.

Un capro espiatorio, una purificazione ottenuta tramite la tua espulsione dalla mia vita.

E sono serviti i greci, per esprimere che cosa eri diventata per me.

 

Una stanza infestata



Una lettera.

un peluce.

Due pietre.

Un letto

Cinque baci.

Due sulla fronte, uno sulla guancia e due, che poi sono mille, sulla bocca.

E’ tutto ciò che rimane

in quella stanza.

Nemmeno io rimango,

chiudo la porta.

E tu urli, forte,

dall’interno.

Unico fantasma,

in una stanza infestata

Lascia che tutto geli



Lascia nevicare.

Lascia che il gelo entri,

in casa, dalla porta,

nel cuore.

Lascia che elimini il mio ricordo,

se lo possiedi ancora.

Io invece

lascerò che congeli

il tuo sorriso

il tuo sguardo

il tuo ricordo

nell’istante infinito in cui mi hai sbranato il cuore.