G.135

 

Per Elisa



Qualche richiesta sparsa

 

Smettila

(non smettere)

di fingere

che Padova

non ti stia d’incanto

quando senz’altro

fra la gelosia dei portici

t’accorgi del mattone

infranto

posato

a mendicare un po’ di fama

e del campanile che brama

senza poter sbirciare

 

Smettila

(non farlo)

di divorare quelle labbra

leggere

rilevanti

nei tanti momenti

in cui hai voglia

d’esistenza

o sulla spoglia

d’una battaglia persa

Se devi proprio

lasciane un boccone

almeno a me

 

Smettila

(non finirla mai)

di farti

concreta

nitida

afferrabile

sporgendoti dal tavolo

per poi tornare

abisso

se di nuovo sprofondi sulla sedia

a confondere con un’offesa

morbida

la mia commedia

 

Smettila

(per dio, no)

di ballare così forte

e intrappolare le tue gambe

in quelle calze

ché quella rete

lucida

micidiale

più che a frenare

il corso

d’un miracolo

sarebbe buona

a intrappolare me

 

E smettila

(non darmi ascolto)

di trascinare

tutto

in quel tuo

sconsiderato

ridere

vedi piuttosto

di spartirlo più equamente

Siamo disposti a una missione inutile

purché ci paghino

l’inganno

della pace

Impressione



Mi affaccio sul finire dell’inverno

come un eterno giocoliere

che d’improvviso

ha fretta