G.139

 

Stormo



Un lieve fruscio di aghi

e una macchia nera

scomposta si libra

lontana dal tiepido rifugio

di fitti rami

Battiti di ali ovattati

inseguono questa folla

indecisa, spaesata

come soldati in ritirata

Si tuffano in picchiata

verso esistenze che non comprendono

si tuffano nell’azzurro della vita

osservate da me seduto

su di una panchina a fantasticare

sulle infinite bellezze che hanno vissuto

senza accorgersene

o forse sono io

che non m’accorgo

Un gabbiano solitario

attraversa la volta

incurante

Alessandra



Appoggiata al freddo della notte

accende l’ennesima sigaretta

unica compagna nel buio

caldo fumo spira dalle sue labbra

che molti uomini hanno conosciuto

e molti altri conosceranno

ancora

obbligate compagnie

Nelle cuffie note d’infanzia

fan riaffiorare nella mente echi

di risate lontane

di veri sorrisi ormai offuscati

dai troppi finti che è costretta a subire

come lame nel candido petto

Fari veloci le fanno brillare gli occhi

lucidi

tra quelli due si fermano

mano fuori dal finestrino

la manica della giacca

ad asciugare le lacrime

il passo su tacchi decisi

risuona sull’asfalto come campane

a lutto

cuffie riposte nella borsetta

felicità riposta nel ricordo