G.143

 



S’estingue,
la timidezza dei modi
nei venti delle vostre quotidianità,
come burrasche d’ingiurie
un’onda di calunnie ci sovrasta.

Abdica,
il più magnanimo dei nostri pensieri
alludendo alle rivoluzioni dei giorni nostri
triste sentiero d’ineluttabile trivialità.

Risorge,
come fenice di una idea abbandonata
la farfalla della nostre indole
specchio latente della nostra mente.

Radica,
un fiore di civiltà
nei meandri delle nostre responsabilità,
e crescono
barlumi di speranze,
come zattere di bontà
affibbiandoci in un mondo diverso:
l’età dei miti,
politicanti fini
di diritti a noi fratelli.

Vorticare nei pensieri



Prima d’esser
noialtri
cicisbei,
d’idee perdute,
siam brezza
d’un pensiero
perduto nel mondo,
ma nella vita ritrovato.

Nel vorticare
d’un mio pensier,
m’imbattei
tra le mura amiche
d’una riflessione:
assopire
come bambini
i vichi angusti,
figli d’una spegevole
genìa,
illustri discendenti
di iniquità
e morbose calunnie
iscritte sui colpevoli d’umanità,
e assurgere
da cantiche lontane,
l’essenza del mondo
innalzando
la più alta delle virtù
e l’ignea stella inveterata:
scribacchiare
su campi spogli
la manna della salvezza,
conficcando
in simili mondi,
la poesia della nostra vita,
facile preda
di mietitori di sogni.

Lì,
in quella landa desolata,
una gioia per la mia anima
latente
si esplicava:
arguire il selciato
del nostro cammino
costernandolo d’arte e di poesia
e trascinando,
sotto un cielo stellato,
la bellezza del mondo:
l’amore.

Tramonti



Colori sgargianti
s’apprestavano
a invadere
l’anima.
Percuoterla e rinsavirla
erano carezze
il cui tramonto
affiorava su di essa.

Natura



O natura,
specchio della nostra anima,
fuoco dei nostri cammini,
t’appresti a mutare
i nostri languidi cuori.
I tuoi paesaggi sono dipinti,
affrescati dall’autunno.
E come autunno
ti riversi, impetuosamente
sui nostri sentimenti,
alterandone i principi.

Perdonate



Per l’eternità
il verso, stridulo
dei nostri sbagli
si dirigerà
su colli privi di buon senso
e assassinati dalle iniquità.

La mia non è altro che supplica
che si dirige ,
infilando la lama del raziocinio ,
tra vulcani di dolcezza
ovvero il succo della vostra indole.

Imploro il vostro perdono,
come un uccello implora la propria libertà,
animo intrinseco di mondi perduti
i quali sono subdoli stagni di realtà effimere
se lontani dalle vostre anime.

Perdonate,
l’aratro dei nostri sbagli
triste verità dei nostri mondi,
come fossero ponti d’idee contrastanti
il cui fiume non è altro
che il disguido dei nostri pensieri
vigile demòne della nostra,
carcerata,
anima.

Ciò che siamo



Invece d’esser
mulini a vento d’umanità
siamo iniquità
faconda
che s’abbatte, come pioggia,
su grappoli d’uomo
e si intrufola, come ladri,
nella mente dei nefandi,
ove la luce non sussiste.

Cambiamenti



Eravamo
onde impetuose
d’un animo
in divenire,
come salsedine
che s’appresta a baluginare
su popolazioni colme d’ira
e di tormenti
le proprie inadeguatezze
affibbiando,
su pensieri altezzosi
il proprio essere,
come tempeste
di sabbia
i cui granelli,
faville d’idee indomabili
che su creste di fuoco
ardono le proprie fondamenta,
cominciano a illuminarsi
d’un colore nuovo
vergine andirivieni d’una realtà:
la resipiscenza dei propri orrori.

V’è mai capitato



V’è mai capitato
d’esser calpestati, come suolo
da idee che non v’appartengono
e insigniti di vessilli a voi estranei?

V’è mai capitato
d’esser imprigionati, come criminali
da calunnie apocrife
affibbiate dall’ortodossia dominante?

V’è mai capitato
d’esser spogliati, come alberi
delle proprie idee e dottrine
e di rifugiarsi in ideologie altrui?

V’è mai capitato
di rintanare, come animali
dinnanzi alla nequizia d’animo
e alla laidezza dell’umanità?

Ed infine, in tali occasioni,
siete riusciti a diventare:
terra calpestabile
giammai infiammabile,
assassini spietati
dell’insita trivialità degli uomini,
alberi spogli
di animi perfidi e maliziosi,
animali rintanti
nel proprio mondo dei sogni?

Gocce d’amore



Agli albori
lui ardeva come fuoco
e come esso
accalorava
illuminava
il cammino da poco instauratosi
tra quelle due anime,
pie,
vogliose d’amore
golose di mondo.

E da quel fuoco
s’udiva uno scoppiettio,
colonna sonora di quel fiore
l’amore,
sorto e in procinto di germogliare.

Quando la pioggia giunse
un fumo da quel fuoco
s’elevò,
e non per decretare
l’affievolirsi delle fiamme
o l’avvizzire dei germogli,
dacché tutt’altro era il suo intento.

Ella scendeva
sovente
e si posava
silenziosamente
su faville incandescenti,
e su di esse
elargiva il più grande dei suoi poteri:
fortificare e rendere assoluto
quel rapporto,
elevare e nobiltare
quella relazione
meravigliosa
tra anime.



Immobili restano
come ancore di navi senili
le amicizie d’un nobile sentimento.

Celere si appresta
la tempesta della realtà
l’assennatezza della verità.

Baluginano idee
prendon forma con fantasia
radicano nella mente.

Fumanti s’alzano
ubbie di stolta gente
calunnie di mondo.

Scorre unanime
la vita d’un giovane uomo
piacevole, noiosa, finanche morbosa.

Scompare ineluttabile
la via maestra
obnubilando la salvezza.

Ma restan sempre
auspici di gran cambiamenti
oceani di verdi speranze.

E se tu, pessimista d’animo,
negligente per scelta,
nella foresta t’accorgerai
d’un lieve vento
non star lì ad angariarti
è soltanto la brezza del cambiamento che ti rasenta.

Sicché la scelta è tua:
accettare il mondo e lasciarlo in fiamme,
rifiutare la brezza,
condannare il prossimo.
Oppure, ammannirsi di forza e raziocinio,
assurgere il calice della cultura,
propinando bene e amor;
farsi vessilo d’un cambiamento astruso:
diventare delatori dell’ignoranza.

Il mondo



Schiavi di libertà e di idee inesistenti
abitanti illegittimi di un mondo che non ci appartiene
circondati da immensità di solitudine
s’incammina verso di noi la vita.

Cercando di salvarci da destini contorti,
e scappando lontano da situazioni ingannevoli
cerchiamo noi tutti rifugio dal mondo.

Losco, cruento e perfino recondito
insito di malvagità e abominio
il mondo ci trafigge e ci appende ad un muro.

Codesto muro si affibbia in noi
distorcendo la visione e innalzando l’oscurità
come mancaza di luce e di calore
ci sottrae anima e vita.

Ma rinchiusi in un angolo di mondo,
e costretti a cercare nella nostra mente
possiamo noi tutti incamminarci nel sentiero della ragione.

In quelle sperdute lande prendon forma le idee
e ritroviam il senno perduto
la cui ragione bottino di guerra fu.

Così il nostro raziocinio risorge da macerie di battaglie d’idee
prendendo linfa vitale da un tumulto di pensieri
ed espandendosi come fuoco ammaestrato dal vento.

Orbene è tutto qui il segreto per sfuggire a questa falsa realtà:
accovacciarsi nella propria fantasia e volare con la propria mente
forgiare idee e pensieri sorretti da logica e morale
erigerli e fortificarli fino a farli radicare in sè;
ed è questo il mezzo per giungere al fine
il modo per renderci utili al prossimo, e di conseguenza a noi stessi.

Navi in tempesta



Scrutando da un trespolo,
intravedo una luce risplendete avorio
insinuarsi nei rami come tra i sentimenti

Ma ombre d’incertezze si elevano da una siffatta luce
e venti di dubbi sbattono sul mio docile petto
cambiando radicalmente le mie certezze senili

Imbarcarsi per mari di apatie
le mie vicissitudini e quotidianità partenti vedo
su di una nave priva di un capitano e colma d’infelicità

Ma dinnanzi a me,
celeste è la volta che si distende
arrecandomi riflessione e congetture

Come il sole all’alba
un pensiero radica in me:
“questo lugubre sacrilegio,
l’iniquità,
imprigionerà anche la mia anima?”

Tuttavia, ammainando i propri ideali
il vento della purezza mi guida,
allontanandomi da onde di malvagità
e trascinandomi su terre di cambiamenti;
un’àncora in quel porto sicuro potrò conficcare: l’àncora della bontà.