G.149

 



Così sia.

Ossia?

Se lo vuoi,

È come lo vuoi.

21.3.18



Sono la Neve

che sputa

sul primo giorno di Primavera.

Vivrò,

per un altro giorno ancora.

Strapperò la vita dal Mondo

Per vivere Io,

ancora,

un altro giorno ancora.



Non aspettare di stare male

Per imparare

A volerti bene.

Relativismo assoluto



Relativismo assoluto dell’Amore :

sempre diverso da se stesso

 e sempre uguale a Noi stessi

che siamo sempre diversi da Noi stessi

e sempre uguali al Mondo

che è sempre diverso da se stesso

e sempre uguale a Dio.



Ho bisogno della mia Ape Regina.

Il suo brusio

è l’altalena sui cui io

salgo,

il pretesto che

colgo,

il sorriso in cui

mi avvolgo,

il sole al quale

mi sciolgo,

l’invito che a me

rivolgo :

di dare in pasto all’Apocalisse

i giorni insignificanti

e perdermi tra i profumi invitanti

dei suoi fiori amanti.

.

Ho bisogno della Mia Ape Regina,

che il suo battito d’ali mi traccia traiettorie inaspettate e abbaglianti,

che le sue mani mi plasmano la noia come se fosse di creta, in figure buffe e inquietanti,

che i suoi occhi sono nuvole che prendono forma sotto il vento delle emozioni dirompenti,

e io li guardo e li studio e li interpreto e li sbaglio e li amo,

colibrì sfuggenti.

 

Ho bisogno della Mia Ape Regina che mi apra le porte del suo regno

dell’intuizione,

dell’eccezione,

dell’inaspettato,

del calcolo sbagliato,

del caotico,

del dinamico,

del vero,

del Credo.

 

Ape Regina, ti tengo in gabbia tra i miei denti,

dilania la mia lingua e con lei i suoi lamenti,

scendimi nella pancia e pungimi i tormenti,

con te voglio i miei ultimi momenti,

sarebbero più vivi di questi anni morenti.

Senza la mia Ape Regina sospiro,

Con la mia Ape Regina respiro.

 

VAI VIA.



IL LUPO SI RIBELLA

alle catene delle vostre preoccupazioni

al collare della vostra compagnia

alle sbarre del vostro amore.

IL LUPO SI RIBELLA

e vuole mangiarvi

tutti interi,

qui e adesso.

La solitudine è un campo in cui correre e inciampare e farsi male.

MA E’ IL MIO CAMPO

E NEL MIO CAMPO VOGLIO STARE

A nausearmi dell’odore dei miei fiori

a pungermi con le mie ortiche

a farmi mordere dalle bestie.



Non ricordo il giro dei pianeti

che ribalta gli occhi

di chi non spera più.



Mi prendo a schiaffi

per le zanzare e per i ricordi.

Boccheggio nell’afa soffocante,

nell’odore stantio e polveroso

di questo mio presente

senza gloria

senza battaglia

senza vincitori

senza vinti.

Inalo i miei pensieri

mi gonfiano i polmoni

come vele di una nave incagliata

in un granello di sabbia

che può solo indietreggiare

con vergogna.



Tra le mezz’ore buttate,

una dopo l’altra,

si annida una vita

forse più felice di questa.



E’ guerra aperta

tra

i “guarda che” del mondo

e i miei “nonostante”

senza presunzione dico :

VINCO IO.



Se il fuoco di Prometeo

arde casa tua

lasciala bruciare.

Prendi una scintilla,

mangiala,

ed innalzati al firmamento

della coscienza

di te.




Ti assicuro

che per concedersi un orgasmo

ci vuole coraggio.

Nell’estate della vita

toccare con mano il miraggio

e scoprire poi

che non esiste nemmeno il mese di Maggio.

Innalzarsi con il pensiero sulla Luna,

all’arrembaggio!

e scoprire che è solo formaggio.

Penso

va be,

se mi viene fame,

almeno me la mangio.

Forse è meglio riempire la pancia di terra

che la testa di grazia eterna.

Che la fame c’è e si sente

e Dio ogni tanto mente.