G.149

 

VAI VIA.



IL LUPO SI RIBELLA

alle catene delle vostre preoccupazioni

al collare della vostra compagnia

alle sbarre del vostro amore.

IL LUPO SI RIBELLA

e vuole mangiarvi

tutti interi,

qui e adesso.

La solitudine è un campo in cui correre e inciampare e farsi male.

MA E’ IL MIO CAMPO

E NEL MIO CAMPO VOGLIO STARE

A nausearmi dell’odore dei miei fiori

a pungermi con le mie ortiche

a farmi mordere dalle bestie.



Non so piangere pioggia per queste carni secche e aride

Dilaniate da un contadino goffo e ignorante

Non so soffiare vento

per allontanare queste nubi nere che arredano il mio cielo

un tempo minacciose, ora solo presuntuose e petulanti.

Non ricordo il giro dei pianeti

che ribalta gli occhi

di chi non spera più.



Mi prendo a schiaffi

per le zanzare e per i ricordi.

Boccheggio nell’afa soffocante,

nell’odore stantio e polveroso

di questo mio presente

senza gloria

senza battaglia

senza vincitori

senza vinti.

Inalo i miei pensieri

mi gonfiano i polmoni

come vele di una nave incagliata

in un granello di sabbia

che può solo indietreggiare

con vergogna.



Tra le mezz’ore buttate,

una dopo l’altra,

si annida una vita

forse più felice di questa.



E’ guerra aperta

tra

i “guarda che” del mondo

e i miei “nonostante”

senza presunzione dico :

VINCO IO.



Se il fuoco di Prometeo

arde casa tua

lasciala bruciare.

Prendi una scintilla,

mangiala,

ed innalzati al firmamento

della coscienza

di te.




Ti assicuro

che per concedersi un orgasmo

ci vuole coraggio.

Nell’estate della vita

toccare con mano il miraggio

e scoprire poi

che non esiste nemmeno il mese di Maggio.

Innalzarsi con il pensiero sulla Luna,

all’arrembaggio!

e scoprire che è solo formaggio.

Penso

va be,

se mi viene fame,

almeno me la mangio.

Forse è meglio riempire la pancia di terra

che la testa di grazia eterna.

Che la fame c’è e si sente

e Dio ogni tanto mente.