G.150

 

La Giratempo su Wish



Ho comprato su un sito cinese
una collana con una clessidra,
per far pace col tempo
dopo anni di sanguinose battaglie
Imparerò ad utilizzarli
un giorno
la collana
ed il tempo.

19/07



Atterro in piedi dopo questo salto
Mi hai portata al bordo,
mi hai spinta
Sono di qua,
sei di qua anche tu.
Ti saluto con la mano
Mi guardi,
Sei con me.

A.



Non ho mai pensato a te
Come mio insegnante,
Non ho mai pensato a te
Come mio amante,
Non ho mai pensato a te
Come mio amico.

Hai mescolato bene tutto
Nella tua beuta,
Nel tuo piccolo laboratorio.
Tutti gli ingredienti ben amalgamati
Creano un forte
e pericoloso acido,
Da trattare con i tuoi guanti
E la tua pipetta Pasteur.

Il risultato,
Un segno indelebile
dentro di me.

Un singolo incontro illegale
E un libro ancora non letto.

La mia città



La mia città,
immersa negli Appennini,
Confortata dai terremoti che la cullano da sempre.

La mia città,
mai avvertita come tale,
è sempre stata impeccabile
nel marcare le differenze tra me e lei;
e allora da piccola ero per lei infima e stracciona,
inadatta e fuoriluogo,
ora
sono un pesce fuor d’acqua
da controllare
e minacciare all’occorrenza.

Ma la mia città,
la città che mi imprigiona
è essa stessa prigioniera.
Prigioniera di chi la vive,
prigioniera di ciò che la circonda,
gli occhi dei suoi abitanti
son soltanto per palio e palla.

La mia città
è prigioniera di due fiumi.
Nella mia città
le Cento Torri che tanto la onoravano
marcano ora la sua aridità,
il suo decadimento.

Nella mia città la cultura soffoca
schiacciata da fritti e liquori.

Nella mia città
il nuovo non attecchisce.
La mia città
è paralizzata da serpi nere,
le serpi controllano tutto
invocando spettri
di demoni
autori di stragi
e disastri.

Nella mia città
le serpi sono al potere.
Chi rifiuta
di chinare la testa
dinanzi a ideali che non riconosce suoi
finisce accerchiato,
stritolato dalle serpi
che ti svuotano
e ti lasciano inerme
nella tua rassegnazione.
Le serpi vantano
la propria autorità assoluta
sui cittadini marci
e il travertino disilluso.

Il loro maggior vanto
il totale controllo della città,
quello che nascondono
la loro arma principale,
la violenza.

E’ con la violenza
che le nostre serpi
silenziano ogni tentativo
di ribellione o opposizione
alle loro infime e infami idee.

Proserpina del mare dell’Est,
dorme incastrata
in un inferno nero e viscido
che non cede possibilità di salvezza.

La mia città giace lì,
immobile,
incastrata tra gli Appennini,
in cerca di conforto dalla Natura
che la accarezza con i suoi corsi d’acqua
e la culla con i suoi morbidi sismi.

M.



Cercherò il tuo sguardo d’autunno
sorridere a me
che sono la primavera.

F.



Dalle pareti della mia testa ti stacchi lentamente
Come fossi un vecchio affresco mai restaurato.
Rimango a guardarti.
Pezzo dopo pezzo vedo i tuoi colori cadere,
I tuoi colori di affresco mai terminato perché mai iniziato.
Ti lascio cadere
Senza sapere cosa fare.
È doloroso guardarti sparire
Ma restaurarti e averti limpido e definito davanti a me per tutta la vita sarebbe devastante.
Rimango qui,
L’inchiostro a formare la tua iniziale dentro di me.
Rimango qui,
A guardarti arrenderti e abbandonare i miei pensieri.

F.



Se vuoi che io sia sincera
Ho già quasi dimenticato il tuo volto,
Non ho mai avuto abbastanza tempo per osservarti davvero
Non ho mai avuto l’occasione di sentire il tuo odore
Eppure
Rimani qui,
Incastrato nei miei pensieri
E sembri trovarti comodo, nella mia testa.
L’unica cosa che spero
È che quegli sguardi intensi non fossero solo frutto della mia immaginazione,
o del mio desiderio, dov’ è la differenza in fondo?
E allora io aspetto,
Che i mille chilometri tra noi si assottiglino
O che lentamente sguisci via dai miei pensieri.

15 agosto 2016, 03.46 AM.



Ci troviamo qui in un brutto territorio.
Martoriato da terremoti e piogge torrenziali.
Abbiamo davanti ai nostri occhi una parete.
Una parete scolorita dalle piogge e decorata da mille e mille crepe causate dalle forti scosse sismiche.
Alcuni calcinacci sono frantumati a terra e, cadendo, cambiano di volta in volta l’aspetto della parete.
La nostra parete è stata dipinta distrattamente e svogliatamente di un rosso intenso che ora, devastato dalle piogge, si è trasformato in un pallido rosa confetto.
Abbiamo dunque una parete scolorita e crepata, con calcinacci sbriciolati ai suoi piedi.
Un ormai lontano giorno di novembre passa davanti a questa parete un uomo con una tavolozza di colori e dei piccoli pennelli.
Vedendo la superficie così scolorita lascia il suo materiale davanti ad essa per poi procedere per la sua strada fiducioso del fatto che qualcuno avrebbe dipinto quel muro per lui che, troppo vecchio, non sapeva più dipingere superfici così ridotte.
La parete rimane ferma aspettando che quell’uomo la riempia di tutti quei colori che le aveva mostrato elencando ogni dettaglio di tutte le sfumature, ma quando vede la sua sagoma allontanarsi, un altro piccolo pezzo di mattone si stacca dalla sua superficie distruggendosi a terra.
Dietro un angolo della strada c’è però una figura che, dopo aver osservato tutto da lontano, si avvicina e osserva attentamente la parete che al solo sfiorare della sua superficie, inizia a sgretolarsi.
La figura spazza via i calcinacci e guarda nuovamente il muro.
Prendendo la tavolozza da terra inizia a provare i vari colori su un angolino della parete.
Scegliendo un arancione piuttosto tenue inizia a spanderlo sulla superficie dando dense passate con il pennellino più piccolo che trova, accurandosi di coprire ogni punto.
Con il tempo questa figura potrebbe ridonare colore alla parete.
Nel caso in cui questa figura riuscisse ad avere la pazienza necessaria che serve a dipingere una parete con un pennellino da 0.2, la parete sarebbe completamente nuova e le crepe sarebbero meno visibili.
Il colore coprirebbe i piccoli difetti che ora risaltano sul colore neutro della superficie.
Nel caso in cui questa figura avesse molta pazienza, la parete tornerebbe ad essere colorata e ricca di vita.
Se invece si stancasse e annoiato dalla monotonia del lavoro abbandonasse il posto?
A questo punto cadrebbe un altro calcinaccio dal muro, che, in parte colorato e in parte distrutto, continuerebbe ad aspettare.



Da soli siamo Soli



Spegni la luce,
Tienimi le mani
Lascia che i nostri baci ubriachi si incontrino.

Spegni la luce,
Basti tu
Che profumi di luna piena
e costellazioni del Neolitico.

Spegni la luce,
Brilla per me,
Insegnami come si fa.



‘Twas like, you know;
Touching rose petals.

Felt like the oldest gardener
Watering the most restless white rose
In the most hidden
And darkest side
Of a wild, wild greenhouse.



Avevo deciso.
Mettere un punto.
Mettere il punto.
Mettere una fine ad una frase troppo confusa nonostante la sua brevità.
Salvarmi, se così si può dire.

Poi la pioggia,
E il punto,
Scolorito,
Diventò una virgola.

E la frase continuò,
Con te.