G.150

 

F.



Se vuoi che io sia sincera
Ho già quasi dimenticato il tuo volto,
Non ho mai avuto abbastanza tempo per osservarti davvero
Non ho mai avuto l’occasione di sentire il tuo odore
Eppure
Rimani qui,
Incastrato nei miei pensieri
E sembri trovarti comodo, nella mia testa.
L’unica cosa che spero
È che quegli sguardi intensi non fossero solo frutto della mia immaginazione, o del mio desiderio, dov’ è la differenza in fondo?
E allora io aspetto,
Che i mille chilometri tra noi si assottiglino
O che lentamente sguisci via dai miei pensieri.

15 agosto 2016, 03.46 AM.



Ci troviamo qui in un brutto territorio.
Martoriato da terremoti e piogge torrenziali.
Abbiamo davanti ai nostri occhi una parete.
Una parete scolorita dalle piogge e decorata da mille e mille crepe causate dalle forti scosse sismiche.
Alcuni calcinacci sono frantumati a terra e, cadendo, cambiano di volta in volta l’aspetto della parete.
La nostra parete è stata dipinta distrattamente e svogliatamente di un rosso intenso che ora, devastato dalle piogge, si è trasformato in un pallido rosa confetto.
Abbiamo dunque una parete scolorita e crepata, con calcinacci sbriciolati ai suoi piedi.
Un ormai lontano giorno di novembre passa davanti a questa parete un uomo con una tavolozza di colori e dei piccoli pennelli.
Vedendo la superficie così scolorita lascia il suo materiale davanti ad essa per poi procedere per la sua strada fiducioso del fatto che qualcuno avrebbe dipinto quel muro per lui che, troppo vecchio, non sapeva più dipingere superfici così ridotte.
La parete rimane ferma aspettando che quell’uomo la riempia di tutti quei colori che le aveva mostrato elencando ogni dettaglio di tutte le sfumature, ma quando vede la sua sagoma allontanarsi, un altro piccolo pezzo di mattone si stacca dalla sua superficie distruggendosi a terra.
Dietro un angolo della strada c’è però una figura che, dopo aver osservato tutto da lontano, si avvicina e osserva attentamente la parete che al solo sfiorare della sua superficie, inizia a sgretolarsi.
La figura spazza via i calcinacci e guarda nuovamente il muro.
Prendendo la tavolozza da terra inizia a provare i vari colori su un angolino della parete.
Scegliendo un arancione piuttosto tenue inizia a spanderlo sulla superficie dando dense passate con il pennellino più piccolo che trova, accurandosi di coprire ogni punto.
Con il tempo questa figura potrebbe ridonare colore alla parete.
Nel caso in cui questa figura riuscisse ad avere la pazienza necessaria che serve a dipingere una parete con un pennellino da 0.2, la parete sarebbe completamente nuova e le crepe sarebbero meno visibili.
Il colore coprirebbe i piccoli difetti che ora risaltano sul colore neutro della superficie.
Nel caso in cui questa figura avesse molta pazienza, la parete tornerebbe ad essere colorata e ricca di vita.
Se invece si stancasse e annoiato dalla monotonia del lavoro abbandonasse il posto?
A questo punto cadrebbe un altro calcinaccio dal muro, che, in parte colorato e in parte distrutto, continuerebbe ad aspettare.



Da soli siamo Soli



Spegni la luce,
Tienimi le mani
Lascia che i nostri baci ubriachi si incontrino.

Spegni la luce,
Basti tu
Che profumi di luna piena
e costellazioni del Neolitico.

Spegni la luce,
Brilla per me,
Insegnami come si fa.



‘Twas like, you know;
Touching rose petals.

Felt like the oldest gardener
Watering the most restless white rose
In the most hidden
And darkest side
Of a wild, wild greenhouse.



Avevo deciso.
Mettere un punto.
Mettere il punto.
Mettere una fine ad una frase troppo confusa nonostante la sua brevità.
Salvarmi, se così si può dire.

Poi la pioggia,
E il punto,
Scolorito,
Diventò una virgola.

E la frase continuò,
Con te.