G.154

 

Come una fenice



Vorrei ancora che tutto fosse
Non come prima,
Ma nuovamente l’attimo
Della bellezza
Del dolore
E la spietata tristezza poi.

Per poter essere fenice,
Spazzare via la cenere con un colpo d’ali:
Trovare la rinnovata evoluzione
Dell’animo.

Un tuffo di notte



Di tutto un po’, mai fino alla fine
Tra le infinite varianti,
Tra le possibili variabili,
Il tempo: le scelte costrette,
Intrappolati per sempre nell’ignoto.
Scegliere di tuffarsi
Nell’agonia d’oblio,
Il silenzio lacerato:
La notte.
Chiudi gli occhi,
Respira il vento
Un ultimo passo,
Un altro soltanto
Finché il sangue nei piedi…

Raggiungerai le stelle.

Prospettiva di luna



Solo.
A pensare.
Solo.
A cercar di capire.
Solo.
Ad aspettare:
Che lo stormo liberi il sole
Che il mare torni a brillare.

Piccola luna diventa invisibile,
Fammi vedere oltre la tua faccia oscura
Come se fossi al di là dello specchio
Come se fosse tutto soltanto una semplice,
Solamente una buffa, innocente
Questione di prospettiva.

Mille passi



Quei mille passi oltre ciò che ancora non sono
Segnano la linea del mio orizzonte.

E vorrei essere te
Per diventare l’orizzonte di me stesso
E non essere me
E tu il mio unico orizzonte.

La foglia



Si contorce viva questa foglia verde
Di fronte alla costanza dei venti
Ma resiste ancora
Si flette impassibile
Si scrolla in un colpo la fatica di dosso
Torna eretta
Forte e ruggente
Pronta ancora ad essere scossa
A subire,
A non reagire mai
Alle forza degli elementi
A persistere nella costanza
Come se non ci fosse dolore
O come se non ci fosse nient’ altro
Che dolore.

Ultima notte di un’estate libera



Ciò che mi hai dato
È la consapevolezza di non essere ancora uomo a vent’anni
Che sorreggerti senza schemi mi è impossibile
E che le mie maschere di vetro si possono sciogliere senza spezzarsi.

Ciò che mi hai dato
Come mappa per la mia ricerca
È un bicchiere che passeggia elegante sulle tue labbra di notte,
E a questa notte seguiranno mille altri giorni
Ma dopo mille altri giorni non seguirà mai questa notte,
Fatta di piccole differenze sigillate
Dentro grosse bolle di sapone
che si baciano
E si avvinghiano…
Ma non le faremo scoppiare,
Le osserveremo allontanarsi
sospinte dai nostri aliti caldi,
Sorridendo
Agli addii lunghi
E alle scintille tra i nostri corpi.
Il tuo fuoco mi incenerirebbe all’istante
Lo sai
Hai scelto di non dargli già più ossigeno
Ma le fiamme scottano soltanto
E marchiano la pelle.
Non rimarrà altro che una piccola cicatrice
Profonda testimone
Che di te
Conosco soltanto la notte.

-



È tutto inconsistente e malinconico tra gli eccessi
E le attese.
La paura obbliga le scelte.
Forse non hai abbastanza paura.

Corvi neri



Gracchiavano morte
I corvi ai banchetti
Delle succose anime
Svuotate di calore dalla vita
Ancor prima del glorioso attimo.

Occhi candidi
Buchi neri nel cielo.
Unici frammenti
Di una persa umana limitatezza.
E si ristabiliva l’armonia
Nelle rimbombanti percussioni d’ali.

Attendeva silente la morte:
Tutto esiste nulla muore,
E torneranno a banchettare
Dell’eterna essenza,
Circolarmente connessa
Alla rigenerata sostanza

Indistruttibile sigillo di vita.

Non voglio ciò che voglio



Non voglio ciò che voglio
Perché se il giorno desidero fuggire
La notte sogno di rincorrerti.
Non voglio ciò che voglio
Perché non posso accontentarmi
Di non possedere
Continuando a desiderare
Ciò che mio non è
Ma è
Dei miei sogni.
Perciò se non ti voglio
Sappi solo che
È te
Che voglio.

I giorni senza te



Odio il tempo
che scorre come un torrente di montagna
Lavando l’amore per la tua carne
E lasciando solo un’idea di te;
Pulita e senza macchie,
Senza essere mai stata vissuta.

I giorni senza te sono la penombra dei miei occhi.

(E di tutto il resto)