G.161

 

piccolo fuoco



Sotto un cielo freddo e lilla vedo
ogni stella che dal vuoto brilla e
ancora credo di poter contare quale
fuoco alluda alle tue scarse accuse da comare.

Il cielo lilla sembra impallidire
quando sogno di ogni segno per sentito dire,
di ogni bagaglio, intrico e sbaglio che mi ha
portato qua, e dove ricominciare

Se non da un piccolo fuoco,
uno strano vizio,
o un gioco a correre straniti
verso il mare.

Tornare a casa



Sono tornato e qua sento lontano
chi vicino a me passeggia nella neve
Dovrei non pensare a te che solo qui
non nascondi il tuo respiro lieve
Ma andando e pensando a quanto manchi
Credo che un giorno, passeggiando, stanchi,
ognun pensando alla sua vita
e ai propri pesanti, stronzi fatti
Potremmo incontrarci per caso
In un posto come tanti
Sorriderci
E continuare avanti.

Grazie



Grazie padri, grazie madri
Grazie occhi senza sguardo ed allucinazioni, a me
siete così cari
Grazie sete, grazie sangue maliardo
e il tuo sapore,
Grazie fame, grazie freddo e il tuo torpore.
Grazie notti sempre uguali
Grazie anni buttati come vecchi giornali
Grazie profumi di pioggia, sabbia, neve
Grazie passo sgraziato, sommesso, greve
Grazie delusioni, amori, poesia,
Grazie per le mille cose che il vento folle mi ha portato via.
Grazie odio, grazie rabbia, che ti sento così mia
Grazie silenzio,
Grazie fracasso e gelosia.

Si è persa



Che cosa so io del buio quando la luce scivola via?
Quando ogni appiglio sparisce
e sei l’unico scoglio nel mare,
senza che un padre ti abbia mai detto come fare a galleggiare?
Scende la notte e il vento si fa più freddo,
sussurrando “io te lo avevo detto” sui vestiti bagnati e salati
Ma cosa so io del dolore
Se conosco solo amore, pianto e punizione?
Qual è la mia lezione quando ogni fuoco è già spento,
e tutti noi salvati? Chi ho dimenticato tra i flutti e gli ingorghi
di questi vecchi occhi slavati?
Mi ricorderò, a gara finita, fra un fiatone e la
stanchezza di chi ha riavuto la sua vita,
dei loro sguardi persi in se stessi fra le onde
Del terrore di affondare
Del rimpianto di non avere mai imparato a nuotare
Che uno scoglio non ha mano da allungare, né voce
Per chiamare indietro ogni amico
che si è perso in mezzo al mare.

Scherzo n.2: In Verdi



Bella mia, bella mia
Tante lettere e conoscenza grezza
nella tua testa entrano
con una promessa,
Bella mia, bella mia
La vita che ti è stata chiesta
da istituzioni ad un’ udienza
non è abbastanza da servire alla tua mensa
Bella mia, bella mia
Ti guardo lì seduta mentre
lanci sguardi di pesantezza, sposti capelli
e fai spazio alla luce da te emessa
Bella mia, bella mia
Finito il capitolo con garbo verrò a prenderti per accompagnarti
dolcemente passo a passo lungo fiumi grigi,
lontano dai pianti della tua mente, dai fogli ligi
Bella mia, bella mia
In aula studio uno qualunque è arrivato
prima di me
E ti ha portata via!

Brezza Leggera



Vuoto con gambe fatte di orologio
Guardo il letto che piange, non so farlo smettere!
Un ingranaggio rotto forse è poco
Gambe mie, non so più farvi accendere.

Era semplice ballare, sono un uomo generoso
Ma ho lo stomaco indurito,
e il linguaggio un po’ peloso.
Senza tempo ho perso ritmo
La lancetta finita chissà dove
ma come sempre risorgo un po’ più in là,
altrove.

Dal carro armato ora sono sceso,
in leggerezza
Non so cosa dire, allora scrivo,
Quando so di che parlare allora bevo!
Che l’argomento mi sfugga dalle dita nella brezza,
senza peso, senza peso…

Oriente



Quest’ abitudine a spiegare cose aliene
Che fa d’ Oriente cosa assai vaga
Spiega in parte quel che a me tiene
Più d’ ogni piacere, vino, ed’altre pene
Più d’ ogni altra cosa amata.

Osservare senza censo o posizioni
Mentre ognun dà senso a ciò che fa
Pensare al vento nei polmoni
Cercare dietro a lettere, fatti e suoni
Piccolissima verità.



La segui
Non esiste niente oltre il riflesso sull’ asfalto
Ci provi
Neve nei corridoi, lampioni di smeraldo
Non credere al fumo e ai suoi colori
Restane fuori, credi, pensa, ridi
Entri
E poi Suono buio segatura eco spinte vento freddo
Fumo fumo sale acqua parole musica grida silenzio
aria vuota sangue alcool strada chiacchiere scale
scale scale

E il nuovo giorno è un compenso
che non mi sono meritato
Il mattino arriva troppo presto per chi non sa aspettare
Ed è crudele contro chi ha dimenticato come amare.

V dorme



Sei bella
Bellezza quieta, piccola, acqua calma che mi annega
Mi fai ridere
Sei simpatica, amo essere persone frivole in una vita
tragica
Se ti vedo mi si gonfia il cuore, respiro,
Non vorrei più sopportare il tiro di una donna come
me, triste e magica.
Vorrei sfiorarti, ma mi manca quel coraggio
Paura di perdere tutto,
per la fretta di darti un bacio.
Ti guardo dormire, e sorrido
Sei fresca e stanca, acqua di fonte
Pioggia che canta, in un leggero istante.
Dormi annuvolata fra le tue coperte
Dai tuoi capelli si intessono sogni
e tu sogni del niente.
Io da sveglio sogno di te,
Veronica,
e di ciascun sogno
il tuo solo niente.

Torino



Cielo d’ argento che non riflette
Monti neri sotto lo spesso manto
Il freddo severo che non ti sente
E nell’aria trasparente, un canto.

Deja-vu



Ospiti negli angoli e nelle mura
Occhi che puntano da un sogno, un’apertura
Una breccia da sfruttare nella misura
Di un deja vu.
La casa infestata mi guarda con occhi gonfi
Non risponderei che silenzio, accompagnato
da cuore veloce e vuoto, e sordi tonfi.
Dagli angoli più scuri del soffitto, sussurri e sospiri
Sento cantare un cuore afflitto
Accompagnato dai tamburi di un remoto ieri.
Cosa ho sognato, e tu dov’eri? La casa è di pietra, o di
semplici pensieri? Non ho risposte per tutti gli altri
Ma andarmene no, non voglio,
Nel buio pesto, inchiostro, solo fra gli sguardi
starò per sempre qui, con loro, ad aspettarti.



Un titolo non c’è
Niente notte senza luna
E l’intruso che c’è sempre, chi è?
Siamo il mattino prima delle 5,
Autobus notturno,
Speranze misurate in pinte.
Non c’è notte senza freddo, non c’è notte senza
rumore
Che il silenzio va meritato prima di essere Vero, o
diventa un grido muto, pagato ad ore
Ogni pensiero va legato ai capelli
Palloncino di stelle, denti e strani castelli.
Nella notte che ci resta, sembra ancora ieri
Conti non saldati, storie di santi, mercenari, mercanti,
e cavalieri.

Neve



Non è niente male, nei giorni di neve
Alzarsi piano senza che nulla si spanda,
con piede lieve
Non copre nulla, ma è bello vederla cadere
Ascoltare il silenzio ovattato,
Aprire gli occhi e capire
Come dal gelo in mezzo al petto un fiore possa
ancora rialzarsi e poi bruciare.

Amore Altrui



È seta
È un frutto leggero che non ti piacerà
Un tiglio che stende il tappeto per dare il benvenuto a
scarpe alla moda, non le tue
Ma che vorresti provare, tu goffo, tu stupido
Una battuta randagia nel tempo esatto
Divertente, sì, ma non adatto.