G.183

 

Non appartengo ad alcun luogo



Non appartengo ad alcun luogo,

se non a me stessa.

Come posso trovare una casa

senza comprendere,

senza amare,

senza sapere da dove cominciare.

Casa è stata la famiglia,

casa è stata la scuola,

casa è stata il bar del sabato sera.

Ma casa in realtà è quella spiaggia,

quella baia piccina che sogno tutte le notti.

È quel famoso scoglio che pian piano scompare,

perché anche le rocce più forti

sono erose dal mare.

Non chiedermi



Non chiedermi come sto
quando il mio sguardo è assente.
Non chiedermi come sto
se ogni giorno non parlo,
non esprimo opinioni.
Non chiedermi come sto
quando non riesco a portare
il peso dell’esistere
e, a un passo dalle lacrime,
ti rispondo con un fievole “bene”.
Non bastano le parole
per esprimere il disappunto che provo
verso i miei pensieri.
Inutili, asettici.

Questa vita è soltanto una recita
in cui non siamo altro che
la mera personificazione
di un qualcosa che abbiamo scelto,
per caso.

Insicurezza



Quante vite sono necessarie

per esser certi

di essere esistiti?

 

C’è tanto da aggiungere

ma lo spazio è poco.

Come ti muovi



Come ti muovi
nel mondo
non puoi fare a meno
di far danni.

Chiarore



Ho appreso a mie spese che la luce finisce
superflue le speranze,
vana cosa gli ideali.

Avevo sempre sperato che qualcosa
risplendesse,
continuamente.

Ho appreso a mie spese che la luce desiste.
Ma tu non temere il buio,
non esiste.

Dalla finestra vedi acceso un lampione,
ce ne son tanti, in strada,
a dar vita a un chiarore.

A voi tre



Ma perché continui a colpirmi
senza degnarti di chiedere scusa?
Non sono un salvagente
con cui non annegare.
Ti ho voluto troppo bene
per non restarci male.

Ma è tutto troppo rotto
per poter ricostruire,
ormai troppo malati
per poter rinsavire.