G.207

 



Spunta fra le gote
La gemma di un sorriso,
Ebrezza del tuo vino,
Riflesso del tuo viso.



Vele protese all’orizzonte, ingenua
Solcavo un mare ignoto e in insidiosa quiete,
Ma sportami sullo specchio del tramonto
Mi ritrovai nell’etere e ruppi l’ammaliante incanto;
Schegge si prostrarono al sole calante, rubandogli i colori,
Ed io mi battezzai col mortale veleno della consapevolezza.



Dimmi se il tuo collo
Ricorda il mio amore a pezzi,
Dimmi se i miei capelli
Profumano ancora di te.



Autocondanna
Alla vita d’un’anima
Vitrea, fragile goccia
Di brina affilata,
Lussuria d’aurora
E di bora ghiacciata.



La morbida penombra
Ti avvolge i seni e il viso,
Pervade l’uno e il mondo
E ciò che ti ha diviso.



Ti donerei quest’umido strazio
Ma disti un mare di lacrime

 

 

-Degli occhi miei-



Esile prua silenziosa,
Culla di occhi stanchi,
Fluttui fra gli amanti
E sola ti governo
In quest’immenso mare;
Capisco perché piangi.