G.208

 

Plumcake alle mele



Leggere una ricetta

è come tornare bambina

 

protetta tra le tue braccia

sotto alle coperte

il tuo alito caldo sulla mia guancia

mi raccontavi storie di conigli fantastici.

 

Quanto vorrei tornare lì.

Eravamo così autentiche.

 

Sentirsi al sicuro.

 

Sentirmi a casa.

Da Celestino a San Lorenzo



Su quell’ombrello ci potrebbe aver pisciato un cane

un cane bianco e nero

ma non era il mio.

 

Lei come me.

 

Con quella faccia trasognata

gli occhi sgranati alla ricerca di qualcuno

o forse di nessuno.

Di tutti.

Con mille fragilità marroni,

o erano verdi,

erano fragilità in ogni caso.

Non apparteneva a quel mondo e si trascinava dietro l’ultimo baluardo di casa

di qualcosa che sentiva come casa

come scoglio

come approdo.

Una fragilità a guinzaglio

per sentirsi forte.

 

Auchan



Le ho viste,

sono rimasta folgorata.

Erano lì

perfette nella loro forma, fragranti, sulla bilancia.

Le fissavo.

Signorina vuole altro?

Silenzio.

No no grazie basta così.

E mi è caduto addosso tutto il peso della consapevolezza.

La consapevolezza che io quella rosetta sulla piastra, non l’ho più vista

la consapevolezza che io quell’odore di bruciato, non l’ho più sentito.

Quei piccoli gesti che mi fanno tornare a quotidianità ormai perse

ora che sui fornelli vedo solo due porzioni e mai che siano tre

ora che l’unico odore che percepisco è quello della depressione

ora che non è più come allora.

 

A Parkinson



Ti ho vista nei gesti di un’altra,

è stato un attimo.

Passavo davanti al mercato di via Catania

e c’eri te in quella curiosità bambina.

Ho visto come sarebbe potuto essere,

se solo il velo nero e sudicio della malattia non ti avesse privato di ogni dignità.