G.208

 

Lidocaina



Vorrei portarti in cima ai miei pensieri,
adagiarti sopra quel groviglio:
una matassa ingarbugliata, scomposta, stanca, antica.
Ammirarti beato e rilassato come in una scena campestre di un qualsiasi film di Pasolini.
Ottundiresti i miei sensi fino a stordirmi,
quasi a farmi dimenticare da dove vengo,
senza l’obbligo di dover poi tornare.
Basterebbe poco,
giusto qualche ora alla settimana.

Posso?



Chissà cosa pensava
Madre Natura
mentre scolpiva questi fragili lineamenti?
forse al ventre vellutato di un petalo celeste,
che cade giù librandosi in un silenzioso vortice sommesso
tocca terra senza scomporsi

Stoico si lascia attraversare dalle distratte zampe degli animali del bosco,
accoglie coccinelle solitarie,
rimane impassibile sotto ad uno scroscio di म्aggio

Ritorna a nuova vita su questo naso,
rivive grazie alle tue labbra,
viaggia su vapore di calde lacrime color pelle.

Plumcake alle mele



Leggere una ricetta

è come tornare bambina

 

protetta tra le tue braccia

sotto alle coperte

il tuo alito caldo sulla mia guancia

mi raccontavi storie di conigli fantastici.

 

Quanto vorrei tornare lì.

Eravamo così autentiche.

 

Sentirsi al sicuro.

 

Sentirmi a casa.

Da Celestino a San Lorenzo



Su quell’ombrello ci potrebbe aver pisciato un cane

un cane bianco e nero

ma non era il mio.

 

Lei come me.

 

Con quella faccia trasognata

gli occhi sgranati alla ricerca di qualcuno

o forse di nessuno.

Di tutti.

Con mille fragilità marroni,

o erano verdi,

erano fragilità in ogni caso.

Non apparteneva a quel mondo e si trascinava dietro l’ultimo baluardo di casa

di qualcosa che sentiva come casa

come scoglio

come approdo.

Una fragilità a guinzaglio

per sentirsi forte.

 

A Parkinson



Ti ho vista nei gesti di un’altra,

è stato un attimo.

Passavo davanti al mercato di via Catania

e c’eri te in quella curiosità bambina.

Ho visto come sarebbe potuto essere,

se solo il velo nero e sudicio della malattia non ti avesse privato di ogni dignità.