G.24

 

Il Mio Fiume



Sorsi d’ambra divina al sol levante

Oro e rubini scorrono nel sangue

Fra tenaglie mentali il cuore batte

Spirito arguto e contorto, si dibatte.

E corro e corro sugli argini del mio fiume

Ogni lacrima alimenta laghi al fin del corso

Affluenti d’anime come trasportate

Dall’Acheronte, da Caronte, fino alla fonte.

Non ricordo il male, si riposa alle cascate

Non rimembro il bene, si diletta nelle rapide

Accolgo ancora il Vuoto, dove galleggio assieme alle carpe.

Pizzicar di corde, tintinnar di fronde

Brezza tra le piaghe, soffio d’angeli tra le onde

E in tutto ciò soccombe, ogni fermo spirituale

Ogni blocco interstiziale

Ogni panico incombente

Ogni felicità cangiante.

Ora aspetto, alla foce

Osservo il Sole, lento muore

Accolgo Luna, madre notturna

E il crepuscolo ancora batte il Tempo.

A metà strada tra azione e intelletto

Estuario o Delta, a me la scelta

Mare o cascate, aspetta

Infine al Tutto si torna

Alla meta.

Io Sono Dio



Ora e sempre, oro e verde

Smeraldo

Volgo il mio sguardo all’esistenza

Beato

Posseggo qualche  scuro auspicio

Fra i candidi desideri d’ogni giorno

E di una vita

Con far calmo assumo placido

Il peso di una vita esterna e interna

A questo attimo

Senza tenere il tempo

Come caduto dentro un buco nero

Scorre, il Flusso, ferreo

E mi dileguo da me stesso

Io sono Dio

e quando imparerò a plasmare i miei voleri

coi miei poteri

risorgerò fra piogge di mercurio

nel buio dei miei pensieri

Aeternum



Pulsa, pulsa, pulsar..

Lampi ad intervalli, abbagli..

Faro sull’orizzonte del mare

Pulsa, abbaglia, scompare…

Sola luce, nell’oscura notte

Niente Luna a luminar le storie

A raccontar le stelle

Ad accarezzar la pelle

A brillar sulle volte

Celesti

Di questi universi paralleli

Indefessi

Ruotan traslan dimensioni

Con calma, nel Flusso dei bagliori

Tunnel buio, costellato da punti bianchi

Frattali, perfetti, eterei, entro i limitari

Et sonus et silentium

Aeternum, aegrotus

Il Pianista sull’Oceano



Blu di mare o blu di cielo

Solcando il nulla, poco importa

Sorvolare nuvole oppure il vento

Abbracciando il tutto, non importa

Ora suono, nel silenzio, poche note

Ora taccio, nel baccano, a corde vuote

Melodie d’arcani asili

Sinfonie d’altri lidi

Lontani, profani..

Non ricordo, non scordo

Remoto pizzicar d’accordo

Non demordo, non m’impongo

Grigia vita dal batter sordo

E in fondo, mi dispongo attorno

E giaccio, inconsistente

Viaggio, infinitamente

Vi



Eteree convinzioni, additavo

Convenzioni erronee, protraevo

Sparlavo

Mi son perso come naufrago in acquario

Fra poche carte ho contato male e l’asso

L’ho perso

Cerco la chiave, la serratura è alta

Sull’altare

Ed ecco lame, fendenti e piaghe

Dopo il mare riversato per amare

Quali pretese nefaste ho cercato

Quali falsità forse ho narrato

A me stesso

Ma si sa, l’attimo passa e và, che manco l’hai vissuto

Ed ora sorrido, leccando ferite sulle trame del mio ego distrutto

Mi ricompongo, puzzle informe, storto

Pezzi rotti e reincollati, alcuni persi oppur bruciati

Ma in veste seria cerco la sedia

Salgo sul palco e vi narro

Una storia

 

Ed ecco lei corvo di luce

Scuro in volto, profondo sguardo

Abisso immenso, fervido, intenso

Labbra lussuose ardite a parole

Incide su tele d’anime incomprese

Dolci volute di fumo in forme dense

Ammorbidisce l’animo profondo

Accoglie il mondo rifiutando il suo più fondo

Quasi di cuore par vivere per scelta

Pura di spirito in ricerca della vetta

Risposta opposta quando proponi una meta

Psiche ametista dura e lucida

Traspare e nasconde, passati e futuri

Oltre il tutto, sconfina nella nullità

Attraverso se stessa, trasmette eternità.

Madama Confusione



Turbinii, vortici, tifoni, uragani

La mente si sbriciola e si confonde in sé stessa

Cascate, alluvioni, monsoni, maremoti

I pensieri si attorcigliano in legami indissolubili

Buio, oscurità, cecità, annaspo

Vedo, non vedo, parlo, non parlo

Sono ammanettato alle mie voglie, doglie

Comprendo e rinnego, mentre vivo e cerco di spiegarmi

Non posso rimare, perché Confusione è il regno di queste parole

Amara Malizia, dolce Placidità, mi corrompete, senza tregua

Tutto di me vien trascinato nel baratro, ma resto appeso al bordo

I film son fasulli, nessuno mi tenderà la mano, mi devo risollevare

Percepisco tutto, ma non riesco a divenirne parte

Fra suoni e luci impazzisco, poi mi ripiego su me stesso, ancora

Non percepisco.

Devo alzarmi, svegliarmi, destarmi e sognare, di nuovo

Ho smesso, pochi sognano oramai, pochi dormono..

Io nel mio piccolo dormo anche troppo

E le mie ore di sonno sono le ore di vita

Quelle di veglia sono ore di morte

E non comprendo.

Cerco risposte in me, ma mento a me stesso

Cerco risposte fuor di me, ma son filtrate dalla coscienza

Diverse entità, diversi pensieri, i tuoi non sono i miei

Non posso ascoltarti.

Non posso domandarti.

Non posso accodarmi a te.

Non posso agire come te.

Devo agire come me stesso.

Vuoto e nulla, mi posseggono senza tregua

Violenze sulla mia volontà, mentre soffoco e mi cerco nella confusione.

Benedetta, maledetta, suddetta e ripetuta Confusione.

T’amo, perché mi tieni impegnato

T’odio, perché mi neghi l’inceder sicuro.

E tutto, di nuovo, vorticando e storcendosi

Sprofonda più giù, nella mente

Nella mia mente

Immensa

Sottile

Vuota

Ora

.

Il Narratore



È questo mio essere inevitabilmente grigio a confondermi

Galleggio qui, nel vuoto, non sento la gravità

Dei fatti, della fisica…

Eppure mi redarguisco ogni volta che capita di fraintendermi

Avanzo, nel Flusso, ignoro la civiltà

Ignaro, mi perdo…

Con quale ipocrita forza, dovrei, qua, ora, adeguarmi?

Mi perdo, in fondo, perché più godo

Nel mutare, che nello stabilizzarsi

Forse sbaglio, cari angeli, nell’evitarvi?

La vostra luce non è d’oro

è buio, crisantemo di cenere

 

Invero, vi indico e vi accludo a me

Mi volto e mi guardo

Perché il mio riflesso, è me stesso

E non mi serve uno specchio per osservarmi

Ma quando voi siete in me, allora necessito di espropriarmi

Di vivere in terza persona

E ogni tanto

Di essere il narratore…omodiegetico

Evolversi



Interessato, avvicinato, stupito, compiaciuto, redarguito.

Inebriato, illuminato, avvilupato, stretto, impaurito.

Appassionato, energizzato, motivato, investito, innamorato.

Pensieroso, indeciso, pauroso, coraggioso, risoluto.

Accarezzato, scalfitto, raschiato, trafitto.

Demolito, rovinato, disintegrato, impoverito.

Abbandonato sulla vetta, portato avanti dalla fretta

Imponenza dell’amore, forza IMMENSA senza redini

In poco sfalda i tuoi cardini

Se non sopravvivi, lentamente prosciuga il cuore.

Mia Luce



Vivo Viziosamente Vivido di Vita Vicino alla Via

D’uscita

Cosa ti salva, tra fratture nell’asfalto e fiori d’argento al vento?

Cosa dona Luce a Luce se non v’è prisma o specchio?

Quel fumo denso e nero che m’accide

L’aspiro e tossisco fiamme nere

Poi soffio fiumi di stelle

Del mio cielo sempre bruneo

E aspiro il candore astrale che mi circonda

Che affonda in me

Che permea Tutto Sempre e da Sempre e per Sempre

Chiudi gli occhi e respira piano

Percepisci il pulsar dell’Universo anche

Ora

Solo qando scrivo



È solo quando scrivo che rientro in una sorta di lamento

Interiore ed elevo all’estremo ogni passo psicologico

Non comprendo quale guida io abbia nel digitare

Senza ragionare esprimo oltre il normale

Anche solo scrivere risulta coinvolgente

Come osservar passivamente

Il tuo ego agente

vivido dell’esperienza sogno lacrime d’argento

come riversate in attimi di grigia esistenza

ogni passione effimera sconvolge la mia mente

rilascio il mio controllo a un Flusso incontenibile

ecco giunger le occasioni, come pioggia su terra ardente

debbo sfruttar lo “caso” per guidare senza occhi

per decider senza il rimuginare

per aprire l’occhio solo che permette d’osservare

convergo la mia energia in un cunicolo sottile

fine ed affilato, sopraffine

ergo le mie spalle e aspiro a fondo l’anima,

di frequenze attorcigliate, che ghermisce ogni vivente

mi collego, vibro e mi sintonizzo

come caricarsi d’energia infinita

nell’universo..