G.36

 

Senza Nome #1



Sapendo bene che

un altro atto di devozione scritta

sarebbe stata l’ultima cosa di cui c’era bisogno,

scrisse che:

 

Schiarisce di sera, sul tardi,  ogni volta più ingorda, l’idea che ho di lei.

Immaginata spesso a stazione di corsa, che scorre tra gl’altri, riflessa, stracolma,

stavolta (sul serio!) la incontro e  -Caso annoiato- mi vede, si ferma,

saluta, con ringhio stupito e mi dice che scrive.

Poi straripa in un vomito di ciglia e domande che piove, che piove

ancora adesso, che piove, sulle mie tonsille spente

e che, ricordo, mi colmò lo stomaco di piombo.

 

Arrossisce di sera, sul tardi, da oggi sempre più sgombra, l’idea che ho di me.

 

 

 



Col mio tono da intervista

                      Insicura

Incedo per strada

Immaginando di parlare

con voi

La Parola



Tu dici -che tutto bruci!

la gola, il cielo, le lenzuola,

l’aria, il vento, la parola.

Ma io, che sono figlia saggia

so di essere di marmo

e il fuoco non mi forgia.

Però tremo, le vene e i polsi,

la voce

ma sopporto.

Mi inspessisco come corteccia di roccia,

mi scalfisco.

Ma resisto.

A.C



Finiremo per ricordarci

solo il peggio, i denti marci.

Per avere gli occhi stanchi

a forza di evitarci.

 

Ho smesso di baciare queste rime.

E ti so da sempre.

Da quando era nostra la pioggia

che oggi invece, è di tutti.

 

La Casa in Città



Questo è
un inno
al cemento.
Ai piccioni mutilati,
alle zingare distrutte.
Perché come loro avanzo.
Avanzo la pretesa d’esistere.

Aubade



Quando ti sento arrivare,

Passi pesanti per le scale.

Suoni tutti i miei campanelli,

Puntuale.

 

Quando ti sento entrare,

Senza troppo rumore,

Ti apro tutte le porte,

Ti faccio salire.

 

Accendo tutte le luci,

Quando ti sento venire.

 

 

Purity



                          (It's Sunday night)

The Moon, covered by 

Her condom of light,
Tries to get lost in the sky.

I Minuti



Che spendo con me,

in ordine sparso:

panchine assolate, sentieri scoscesi,

piante grasse, accendini fioriti

nel buio, boschi calmi, post-it sparsi,

spine d’ istrice, secondi istrionici.

 

Che poi diventano ore.

Filastrocca aperta



Dedicato alla meiosi -ma forse no.

Cric cric cric

Scricchiolio. Il mio vaso di terracotta antica e il tuo seme acerbo non avrebbero potuto fare niente di meno.

Plic plic plic

Inondazione. E chissà se c’era vita sul nostro pianeta fertile, mezzaluna circum-navigabile in 72 ore (preferibilmente 48).

             (Ah! se non si fossero mai incontrati!)

Ploc ploc ploc

Pillolina. Fu con un sorso di rubinetto di montagna che gli astronauti -due giovani indaffarati- atterrarono. Giá proiettati nel futuro.

Del giorno dopo.



Ma tu lasciati fiorire.

Diario di un Miope



Una visione del mondo come un'altra: subacquea. 
I miei occhi slavati pendolari di centrifughe
son'lavatrici rotte, calze smagliate
son' televisori senz' antenna, lampadine fulminate.

Tutto Bene



Mamma! Ho macchiato

il libro di ciliegie, ed il letto di sangue.

 

In questo giorno che ricorderò per sempre,

quanti altri giorni ho scordato?

Quante cose non so, mamma?

Quante cosa non sai?

Com’eri -e Chi siamo?

 

Tu che parli in francese e

coltivi fiori del bene.

 

Non ascolti quasi mai,

gli occhi troppo impauriti

dal mondo dei tram, li vedo al telefono:

telegrafo delle sette e mezzo.

How are you darling?

 

Io tutto bene, sì, ma

come faccio a spiegarti?

Conosciamoci un giorno…

(ti prego!) ti invito,

ti faccio il caffè.

 

Finestre



E proprio

come edera voglio

arrampicarmi sui muri di finestre

illuminate, avvinghiarmi al mistero dell’Altrui.

Francobolli, 29 febbraio



Magari, sì magari, un pomeriggio

scriverò una lettera a me stessa

-sto cercando l’indirizzo.

Il tuo lo so a memoria, invece,

e in questo giorno

-che generalmente neanche esiste!-

ti spedisco eloquentissimi

fogli bianchi di parole

pensate di notte,

e cancellate col sole.

 

In Esausto Equilibrio



Con l’ago in bocca

cucio i buchi del Ricordi,

-dei Rimorsi

-dei Rimpianti

-degli Sconforti.

Ma sono un’autodidatta:

a volte mi buco le labbra,

e perdo il filo.

Apologia di un’ordinata



Solo y ci sono per me,
niente x, non se ne parli,
l’incognita non è accettata,
direi malvista, scartata.
 
Perciò scusatemi, calzini,
se non vi lascio liberi
allo scambio di coppia!
E perdonatemi, libri,
se non vi concedo di cadere,
a baciarvi l’un l’altro!
 
Ma devo pur sempre
ordinare qualcosa, vi pare?
Se non dentro, almeno fuori
-lasciatemi fare!
Sono una retta in verticale.

Espiazione



Quando non sarà più
qualcosa che accade solo agli altri
così sarà scritto:
 
”  Nell’annus mirabilis
della sua esistenza-
quello in cui
le spuntarono i denti del giudizio-
cercò la sua espiazione,
provando disperatamente a scrivere di te. “
 
 
-ma c’era troppo traffico.

Dismenorrea



Impicca il mio dolore,

e dolcemente galleggia

sulla riva con me.

Però cullami!

Appenditi ai miei fianchi larghi,

e non guardare

no, non guardare mai

giù,

nel baratro delle mie anche.

A quello ci penso io,

prima o poi.

Se, mentre…



Se, mentre annuso

bucce di mandarino,

ti vedo nella faccia

di qualcuno,

un passante, un’insegnante…

all’improvviso

il mio naso pizzica,

i miei occhi si fanno inquieti.

Non piangere al supermercato



Da quando cerco di

non pensarmi,

affogo

decine di

cucchiai di

marmellata di

fragole

in litri di

camomilla.

Da quando cerco di

non pensarti,

affogo.



Dentro di me piove spesso.

Adesso,

un cielo grigio come il cemento,

mi promette un temporale.

Ma non ti porta via:

ci sei sempre-

come pulviscolo in controluce.



L’inesplicabile tristezza

del punto e virgola:

sempre molto

e mai qualcosa,

sul foglio bianco

più grande che c’è.

Consapevolmente

incompleto;

Blu



Ieri,

in soffitta

ho trovato:

una bella gabbia

per le mie farfalle.

Me la sono messa

in pancia.

E(r/s)otica



Amare“: termine iperboreo e tropicale.

Luna di giorno



Ho voglia di arrampicarmi sulle tue rocce,

in una notte gialla come il sole.

Lucertola



Massaggiami pure i pensieri

con le tue mani esperte,

ma lascia che resti qui

chiusa nella mia scatola,

dove l’aria è amara

come fumo tra i denti.

Fame



Vederti

è come se il Niente

cominciasse a ballare un tango umido

con il mio ombelico;

è come finire nella vasca dei miei pensieri,

una stanza tutta per me,

a fare un bagno.

Nero e bollente.