G.36

 



Col mio tono da intervista

                      Insicura

Incedo per strada

Immaginando di parlare

con voi

Il Pubblico



Ma gioivano per noi

gli spalti del teatro.

Colonna sonora altrettanto inconsapevole,

battevano per noi, gli ignoti, le mani in galleria.

Beata l’ultima fila, perché dietro ha il muro.

Per una volta senza maschera,

ci inquadravano dall’alto:

le lacrime e lo sperma,

Gli applausi.

Il sipario.

La Parola



Tu dici -che tutto bruci!

la gola, il cielo, le lenzuola,

l’aria, il vento, la parola.

Ma io, che sono figlia saggia

so di essere di marmo

e il fuoco non mi forgia.

Però tremo, le vene e i polsi,

la voce

ma sopporto.

Mi inspessisco come corteccia di roccia,

mi scalfisco.

Ma resisto.

A.C



Finiremo per ricordarci

solo il peggio, i denti marci.

Per avere gli occhi stanchi

a forza di evitarci.

 

Ho smesso di baciare queste rime.

E ti so da sempre.

Da quando era nostra la pioggia

che oggi invece, è di tutti.

 

Ventitrè



Fa insolitamente caldo

per una sera di febbraio,

c’è aria da terremoto in cortile.

Ma se anche venissero giù

i portici dell’università

non ci farebbero male,

a noi, già volati con la panchina umida

oltre questi rami d’abete carichi di voci 

oltre queste nuvole viola di fulmini

e persino oltre la gru,

non ancora però, oltre la mezzanotte.

 

La Casa in Città



Questo è
un inno
al cemento.
Ai piccioni mutilati,
alle zingare distrutte.
Perché come loro avanzo.
Avanzo la pretesa d’esistere.

Aubade



Quando ti sento arrivare,

Passi pesanti per le scale.

Suoni tutti i miei campanelli,

Puntuale.

 

Quando ti sento entrare,

Senza troppo rumore,

Ti apro tutte le porte,

Ti faccio salire.

 

Accendo tutte le luci,

Quando ti sento venire.

 

 

Purity



                          (It's Sunday night)

The Moon, covered by 

Her condom of light,
Tries to get lost in the sky.

I Minuti



Che spendo con me,

in ordine sparso:

panchine assolate, sentieri scoscesi,

piante grasse, accendini fioriti

nel buio, boschi calmi, post-it sparsi,

spine d’ istrice, secondi istrionici.

 

Che poi diventano ore.

Primavere Tonanti



Io aspetto il disgelo,

pensieri di zucchero a velo,

si perdono guanti, futili amanti,

coppie distanti, è questione d’istinti,

istanti tremanti, indizi fuorvianti, cammino in avanti.

Battito d’ali! Mi scaldo le mani, mi aspetto qualcosa?

Mi guardo tra i piedi, nel mentre che vedo: La Neve. Io aspetto il disgelo.

 

Filastrocca aperta



Dedicato alla meiosi -ma forse no.

Cric cric cric

Scricchiolio. Il mio vaso di terracotta antica e il tuo seme acerbo non avrebbero potuto fare niente di meno.

Plic plic plic

Inondazione. E chissà se c’era vita sul nostro pianeta fertile, mezzaluna circum-navigabile in 72 ore (preferibilmente 48).

             (Ah! se non si fossero mai incontrati!)

Ploc ploc ploc

Pillolina. Fu con un sorso di rubinetto di montagna che gli astronauti -due giovani indaffarati- atterrarono. Giá proiettati nel futuro.

Del giorno dopo.



Ma tu lasciati fiorire.

Di Menta Selvatica ed Altri Giorni Perduti



Disarcionata sulla schiena

Sotto un soffitto fastidiosamente sereno:

Il bel tempo spezza i pigri.

Lasciatemi sola, io, dentro, godendo.

Lasciatela sempre, la pioggia, fuori, scrosciando.

Ancora.

Chè il temporale è il sospiro dell’anima,

Anestesia del tempo, sutura dei pensieri,

Sollievo della colpa.

Vorrei il sole in esilio per almeno cent’ anni.

Di solitudine. E di tramontana.

Diario di un Miope



Una visione del mondo come un'altra: subacquea. 
I miei occhi slavati pendolari di centrifughe
son'lavatrici rotte, calze smagliate
son' televisori senz' antenna, lampadine fulminate.

In superficie



Ci rovesciamo sull’altro,

fiumi in piena noncuranti del resto.

-la senti               ?

la corrente che scroscia:

                 “IO IO IO”! “ME ME ME”!

Non siamo in grado di aver conversazioni,

NOI, soltanto  copioni

di zavorre fangose

parole da dare, da dare, da dare

 

parliamo per non affogare.

I/eye



Mi vedo: o per lo meno mi guardo,

rigorosamente dal fuori, beninteso.

Mi scruto: recito il personaggio

poco oggettivo e polveroso,

di una prosa post-modernista,

pretenziosa! nella mia testa.

 

Tutto tremendamente privo di titolo e trama.

Anelo ad allitterazioni all’apparenza affascinanti,

sinestesie mancanti, rime retoriche, enjambement

di serate -formalità

Mi manca la conclusione.

Tutto Bene



Mamma! Ho macchiato

il libro di ciliegie, ed il letto di sangue.

 

In questo giorno che ricorderò per sempre,

quanti altri giorni ho scordato?

Quante cose non so, mamma?

Quante cosa non sai?

Com’eri -e Chi siamo?

 

Tu che parli in francese e

coltivi fiori del bene.

 

Non ascolti quasi mai,

gli occhi troppo impauriti

dal mondo dei tram, li vedo al telefono:

telegrafo delle sette e mezzo.

How are you darling?

 

Io tutto bene, sì, ma

come faccio a spiegarti?

Conosciamoci un giorno…

(ti prego!) ti invito,

ti faccio il caffè.

 

Finestre



E proprio

come edera voglio

arrampicarmi sui muri di finestre

illuminate, avvinghiarmi al mistero dell’Altrui.

Francobolli, 29 febbraio



Magari, sì magari, un pomeriggio

scriverò una lettera a me stessa

-sto cercando l’indirizzo.

Il tuo lo so a memoria, invece,

e in questo giorno

-che generalmente neanche esiste!-

ti spedisco eloquentissimi

fogli bianchi di parole

pensate di notte,

e cancellate col sole.

 

In Esausto Equilibrio



Con l’ago in bocca

cucio i buchi del Ricordi,

-dei Rimorsi

-dei Rimpianti

-degli Sconforti.

Ma sono un’autodidatta:

a volte mi buco le labbra,

e perdo il filo.

Elba



Siamo stati
in una caverna viola,
io e te,
e lo so
che capiresti
(ma non capirai).
 
Riferimento esclusivo
-scusate!-
per qualcuno che
non lo leggerà
(mai).

Apologia di un’ordinata



Solo y ci sono per me,
niente x, non se ne parli,
l’incognita non è accettata,
direi malvista, scartata.
 
Perciò scusatemi, calzini,
se non vi lascio liberi
allo scambio di coppia!
E perdonatemi, libri,
se non vi concedo di cadere,
a baciarvi l’un l’altro!
 
Ma devo pur sempre
ordinare qualcosa, vi pare?
Se non dentro, almeno fuori
-lasciatemi fare!
Sono una retta in verticale.

Espiazione



Quando non sarà più
qualcosa che accade solo agli altri
così sarà scritto:
 
”  Nell’annus mirabilis
della sua esistenza-
quello in cui
le spuntarono i denti del giudizio-
cercò la sua espiazione,
provando disperatamente a scrivere di te. “
 
 
-ma c’era troppo traffico.

Dismenorrea



Impicca il mio dolore,

e dolcemente galleggia

sulla riva con me.

Però cullami!

Appenditi ai miei fianchi larghi,

e non guardare

no, non guardare mai

giù,

nel baratro delle mie anche.

A quello ci penso io,

prima o poi.

Se, mentre…



Se, mentre annuso

bucce di mandarino,

ti vedo nella faccia

di qualcuno,

un passante, un’insegnante…

all’improvviso

il mio naso pizzica,

i miei occhi si fanno inquieti.

Sei un lupo, una volpe, oppure una gatta?



Mi confondo e

mi fondo con te.

Sullo sfondo

pozzanghere sporche

di passi e di pioggia.

Evidentemente

pensieri deliranti

di un’insonne,

ma ti scrivo

per sapere

come sto.

Non piangere al supermercato



Da quando cerco di

non pensarmi,

affogo

decine di

cucchiai di

marmellata di

fragole

in litri di

camomilla.

Da quando cerco di

non pensarti,

affogo.



Dentro di me piove spesso.

Adesso,

un cielo grigio come il cemento,

mi promette un temporale.

Ma non ti porta via:

ci sei sempre-

come pulviscolo in controluce.

Poesie scritte con lapis IKEA



Annodami la lingua
insieme alla tua.
Falla smettere
di dire bugie.



L’inesplicabile tristezza

del punto e virgola:

sempre molto

e mai qualcosa,

sul foglio bianco

più grande che c’è.

Consapevolmente

incompleto;