G.46

 

Freddom



Milano stamattina piange lacrime acide
sciolgono i ricordi impressi sulla mia iride,
come Paride conosco ogni suo punto debole
e come iperbole li esagero fino ad innamorarmene,

se l’amore fosse una scienza esatta ne sarei Isacco
ma è incerto come religione quindi sono comunque Isacco,
mi immolo e attacco versi su un muro altrimenti muto
perduto quel sogno difendo ciò che è rimasto immutato,

amato lo sono stato ma di te non ricordo nulla
se non di quegli occhi enormi abbracciati dalle tue ciglia,
meraviglia la mia la prima volta che li vidi
meraviglia la mia che si è trasformata in lividi,

avidi ora lo sono i miei che scrutano la folla
follia la speranza eppure la proteggo ancora,
poiché i marinai sanno di avere comunque una salvezza
finché un àncora fa sì che la tempesta non li spazzi,

via, sono andato via dalle nostre strade
dove un vecchio tram strideva su binari arrugginiti,
una bambina rideva rendendo i giorni infiniti
e insieme eravamo come venti tra le nuvole:

liberi.

 

Eutanasia



Non chiedermi come sto
chiedimi piuttosto dove sto
e vieni ad incasinarmi i pensieri
parlandomi degli esami
delle coinquiline
della famiglia
di nonna che sta bene
e del vestito nuovo che hai comprato da Zara
di cui non me ne fotte un cazzo
e lo so che ti sta bene quel vestito
perchè a te sta tutto bene
tranne il fatto che io stia bene senza di te
e allora di nuovo da capo
ancora una volta
a ricaderci di nuovo
come un anonimo alcolista
a pensarti
e ripensarti
e ripensarti
e ripensarti
come se non potessi far altro
come se ogni fottuto respiro fosse legato a te
ed io non fossi altro che un malato terminale
e tu il mio respiratore
di cui non posso fare a meno
per mantenere il mio amore in vita.
Avrei voluto tu fossi per me la cura,
sei diventata la malattia.
Allora vieni,
ma staccami la spina,
che ad aspettar un miracolo si diventa Santi,
mentre io voglio vivere,
qui,
ora.

Provocazione n°9



Mi dissero:”Quando chiudi una porta
ti si aprirà un portone”.
Capii che per me eri una porta girevole.

Sogno causato dal volo di un’ape intorno ad un uramaki un attimo prima del risveglio



 

Apparso sopra un terreno arso dal sole, trapasso un ammasso di sterco fin quando ne son tutto cosparso ed a quel punto abbasso lo sguardo su un basso e grasso gradasso, egli faceva un tal fracasso che in un breve lasso di tempo lo sorpasso e allontanatomi mi rilasso su di un sasso a mo di materasso comparso dal nulla su quell’ammasso che pareva il Parnasso.
Tergiverso: e adesso? Ammesso e concesso che io qui non son altro che un riflesso di me stesso, essendo dunque disperso in questo mio perverso e complesso universo precompresso, esso può esser da me manomesso, altro non è infatti che un introverso amplesso di un depresso mezzo fesso.
Mi inabisso dunque in quell’abisso, mi volto e fisso un crocifisso su cui è affisso un prefisso ed un suffisso.
Mosso dal rimorso scavo fino all’osso, fin quando all’estremità di quel fosso affosso con la forza di un colosso le colpe che mi addosso a causa del corso del destino che rincorso con ferocia mi ha morso, scosso avevo rimosso quel percorso, tanto che ora indosso commosso i panni di un paradosso.
Tanto russo che come reflusso ritorno al lusso del mio letto smusso.
Incasso comprendendo il nesso con cui mi eclisso, bevo un sorso d’acqua, tosso pensando a ciò che in me ho discusso e come in un Picasso col mio viso inespresso fisso un tramonto giallorosso ringraziandolo del suo dolce influsso.

 



La mia vita è una continua rivoluzione:
giro e rigiro ciò che rimane di me stesso
senza riuscire a ritrovarmi mai.

 



Ho un cuore d’oro,
peccato sia nero,
prendo fuoco facilmente.



Che se cadi tu,
mi butto io.



I tuoi occhi, nient’altro che sussurri
in mezzo al mio mare in tempesta.

“16″



Spiegami perchè mai, nonostante i tuoni, un’ape continua
dunque a volare sempre più in alto, con la speranza
questa possa, nuovamente, sfiorare il sole, per poi nella
mia mano ritornare accompagnata dalla pioggia.

La tastiera masochista



Ho così tante volte cancellato tutto
invece di premere “Invio”
che dovresti contattare Snowden o la CIA
per sapere ancora quanto cazzo ti amo.

Poesia Catalana



Eppure penso che un altro bacio
dovremmo darcelo noi due,
tanto che male c’è?
Un altro,
uno solo,
la mattina col sole in fronte
o la sera al chiaro di luna,
davanti ad un caffè
o dietro una stazione,
sull’erba di qualche parco
o sotto le lenzuola,
dove vuoi
quando vuoi
e dopo un tuo “ciao”
al sapore di addio
berrò un’altra Corona
solo con limone
che il sale ce lo metto già io.



A volte mi chiedo
cosa avrebbe fatto Dante
se ti avesse incontrato per caso
tra le vie di Firenze
ma poi ci penso meglio
e no,
non ti avrebbe neanche notata
che ad amar ci si rende ciechi
nonostante le mille Beatrici
che spacciano sospiri tagliati male
a chi come me
è in astinenza da…

Nel segno della D.



Dimmi di che delitto deturpare il mio destino derelitto
di cui mi diletto a decongestionare un dibattito da demandare
dattilografo di un dilemma dialettale
con cui decorare una dedica demente
detenente di una dispotica e diafàsica deformazione
disinformazione di dionisiaca derivazione
distante dall’essere diritto definitivo
dato dal distintivo disappunto di disagio
diluito ad una disordinata dichiarazione di diatriba
da dissolvere disperatamente
deviandolo dal dolore da cui ne deriva
nel dirupo disarmante del dubbio.

 

(Pre)Posizioni



Non perderti per chi ti vuole perdere,
perditi in chi ti cerca ogni giorno.

Essenziale



Stanotte
ho scritto per lei la poesia più bella che sia mai stata scritta,
niente di complicato,
niente di artificioso,
nessun metro,
nessuna rima,
niente metafore,
niente parallelismi,
nessuna similitudine,
zero figure retoriche.
Recita così:
”                  ,               ,                      ,
,                                    ,
,
,                          ;
,                                                    ,          ,
,                ,                        ,
[             ]
,
,

“.

P.S.
Se non dovessi riuscire a leggerla: chiudi gli occhi e avvicinati.

No, non a me,
alle sue labbra.

“256” oppure “Io ed un orso socialista”.



E non riesco a capire perchè proprio ora,
quando niente sembra aver più un senso che
i pensieri ci volano attorno
nostri compagni più fedeli insieme a
sguardi che non appartengono più a noi,
si incamminano per un lungo viaggio e la
incroceranno, in mezzo ad un mare in tempesta o su una terra
di ghiaccio, un ricordo per cui il mio cuore esplode,
nuovo di zecca era e non c’è più, mentre
potrò diventare più di un numero come una i,
dire a me stesso di desiderare altri baci oltre i tuoi,
quanto però la prima volta che ho visto quegli occhi
veramente siano stati per me una sinfonia in mi,
dura da comprendere ma che salvano
un uomo come me cresciuto dove la
addio” è scritto su un muro a mo’ di saluto alla vita.

“64″



Cammino a passi lenti, con le mani in tasca, provando
su questo asfalto a lasciare le briciole della nostalgia,
questo è ciò che faccio, sono l’attore non protagonista del
palcoscenico che è la mia vita, intanto aspetto, Godot è il nome del mio domani,
grande o piccola che sia la ferita ne tremo al pensiero, ora che
come Icaro non ho altra via di fuga se non
il cielo sopra di me, mentre attorno non c’è
mondo in cui ciò che sento non possa esistere più.

Equilibrio



E
non
sembra
niente di
così difficile
svegliarsi ogni
mattina sapendo
di essere ormai solo
un ricordo conservato
insieme a tutti gli altri in
fila dentro ad una scatola di
cartone, dove nulla di ciò che è
stato vale più, sorrisi impolverati
si trascinano a stento tra di essi per
inerzia, mentre in una scatola accanto
un cuore trema, si dispera e cerca di uscire
con tutte le sue forze, legato ed imbavagliato
come un ostaggio, vittima di quella ragione che
prepotentemente lo sfida e lo batte, cosciente del
punto debole del suo avversario, quei sentimenti che
sono come sale per le sue ferite, ma che dall’alto del suo
masochismo non riesce a farne a meno, mentre la ragione,
per quanto sadica, in fondo sa di non sapere, come un cieco
si fa strada a fatica, alla ricerca di quell’equilibrio che non avrà
mai senza l’aiuto del suo ostaggio. Sembra facile, eppure non lo è.

Cosenno di x



Traccio le perpendicolari
delle nostre vite
sempre alla ricerca
di una condizione di esistenza
in quell’intervallo in cui
tutto pareva possibile
mentre ciò che sembrava infinito
non era altro che un segno derivato male
da un destino negativo
e mi chiedo
se mai riuscirò a determinare
il punto di intersezione
di due rette parallele
ora che si flette verso il basso
sotto il peso del divisibile
il mio essere numero primo.

A G.57



Vorrei dirti il contrario di ciò che penso
e alleviarti così il peso
dell’essere se stessi.

Vorrei dirti di non credere a ciò che non vedi
ma come faccio se sono io il primo
che cerca di afferrare l’aria?

Vorrei dirti che tutto prima o poi finisce
ma come faccio visto che la mia fine
non è che un loop di 24 ore?

Vorrei dirti che dalla vita avrai di meglio
ma non posso, ora che il mio meglio
l’ho chiuso a chiave in un cassetto.

Vorrei dirti che tornerai a sorridere,
ancor di più, ora che il mio sorriso migliore
non è che un urlo a denti stretti.

Vorrei fingere che vada tutto bene,
ma non posso, ora che, più che mai,
ho fame di realtà.

Posso però prometterti che
se mai dovessi atterrare
planando delicatamente su tutto questo
sarò li ad aspettare il tuo arrivo.

Ma donna



Ti osservo ogni giorno.
Seduta ad un tavolino
il tuo corpo in un abito impeccabile
le gambe accavallate
i lunghi capelli neri sulle spalle
con sguardo sicuro
conscia della tua bellezza.
Fumi una sigaretta
assaporando un Martini
l’ennesimo offerto da uno straniero
col quale parli poco
quanto basta
per far intendere ciò che vuoi.
Il cameriere tunisino porta il conto
gli lanci un’occhiata di disprezzo
la stessa che hai lanciato poco prima
ad un mendicante
allontanandoti da lui
per non esser contagiata.
Hai paura
in fondo
hai paura di non farcela
e ti nascondi dietro l’arroganza
che usi molto
ma male.
Hai paura
in fondo
hai paura di diventare come le altre
e ti nascondi dietro alla tua storia
che usi molto
ma male.
Hai paura
in fondo
hai paura anche di me
che ti amo ancora
nonostante ti abbia chiesto una carezza
e tu mi abbia tirato uno schiaffo.
Hai paura
ma sei donna
mia cara Milano.

Naked



S’io avessi avuto solo un po’ di coraggio
non sarei qui
davanti a voi
nudo
a riscaldare un muro freddo
con il calore amaro dei rimpianti
alitando parole mai pronunciate.

Passato Condizionale



Non sai quante volte avrei voluto
e alla fine non son riuscito a fare
quante volte avrei voluto parlare
ma per paura son rimasto muto
mentre ora parlo
poco
e scrivo
troppo.

Per te avrei persino preso ed ucciso
i miei sogni sbagliati di seconda mano
e quante volte avrei voluto congelare il tuo sorriso
ma credimi, ci ho provato, invano
mentre ora ci provo
troppo
e riesco
poco.

Avrei fatto di tutto e ancora lo farei
ora che il passato sta seduto alla scrivania
pronto a bocciare l’alunno impreparato
che vorrebbe aver imparato
senza il bisogno di quest’agonia
ciò che per lui veramente sei.

E tu?



E tu?
Hai mai visto il sole anche di notte?
Mentre il tempo scorreva lento
facendoci un regalo
lasciandoci in disparte
per non disturbarci i cuori.

E tu?
Hai mai ascoltato con gli occhi?
Tra il rumore assordante della vita
giostra luminosa per i nostri destini
e trovare tutto ciò di cui si ha bisogno
in un paio di specchi.

E tu?
Hai mai tremato di felicità?
Perdere la voglia di decidere
e lasciar fare al proprio corpo
affidandosi a lui
con la mente offesa in un angolo.

E tu?
Hai mai letto un sorriso?
Un romanzo a quattro mani
di sole pagine bianche
di cui non si vuol conoscer fine
se muore l’antagonista.

E tu?
Hai mai viaggiato restando immobile?
Che la lontananza è pari a zero
se sono i pensieri ad incontrarsi
cancellando ogni paura
tenendosi per mano.

E tu?
Hai mai sognato di non avere sogni?
E lasciarli a chi ne ha bisogno
a chi non sa nulla di tutto questo
ed è fortunata a metà
che la metà di qualcosa è niente.

E tu?
Ci credi ai miracoli?
Neanche io.
Eppure ne compio ogni giorno
scrutando tra la folla e gli applausi
ma tu non ci sei.

Pseudocrasismi



Cosa mi importa di creare neologismi azzardati
parole glottocinetiche
pensieri ideotropici
magari scrivendo solo teratogrammi lessicali
quando la crasi più bella che conosco è noi?

Relati(vita)’



In un mondo che gira al contrario
impara a camminare all’indietro
seguendone il movimento
che ad andar controcorrente
si diventa o eroe
o fesso.
Per fortuna è tutto relativo:
alcuni eroi si credono eroi
altri si credono fessi;
alcuni fessi si credono fessi
altri si credono eroi;
alcuni eroi vengono visti come eroi
altri vengono visti come fessi;
alcuni fessi vengono visti come fessi
altri vengono visti come eroi.
Eppure il mondo continua a girare
lasciando a te la facoltà di scegliere
e se mi stai leggendo
ciò significa che io una scelta l’ho presa
che sia fesso
o che sia eroe.
Ma tu?
Hai il coraggio di farti male per niente?
O per tutto… chi lo sa.
Per fortuna è tutto relativo.

Maledizionario



Possa esser maledetto
per tutte le volte che
chiudendo le palpebre
vedo il tuo sorriso.
Una ogni 10 secondi.

Possa esser maledetto
per tutte le volte che
ad ogni mio respiro
non sento il tuo profumo.
Uno ogni 3 secondi.

Possa esser maledetto
per tutte le volte che
ad ogni battito del mio cuore
non c’è il tuo orecchio sul mio petto.
Uno ogni 2 secondi.

Possa esser maledetto
per tutte le volte che
ad ogni mio pensiero verso te
continuo a vivere.
Uno ogni secondo.

Possa esser stramaledetto
infine
per tutte le volte che
ad un “Ti amo”
ho risposto sorridendo “Lo so”.
Non hai mai capito il perché.
Peccato.
O per fortuna.

Senza titolo



E mentre penso a cose scrivo
e mentre scrivo penso a cose
e mentre penso a cose penso ad altre cose
e mentre penso ad altre cose penso a te
e mentre penso a te scrivo cose
e mentre scrivo cose pensando a te vivo
e se non scrivessi cose pensando a te
non sarei io.

Sono un (fu)turista a Milano



Yaaawn! swissssssshhhh! clic!
tictictictic! bro! screek! sbam!
vrrrrrrrr! ha! poinnng!
pow! ki! popo! da-bamm! vroa! vrraom!
screeeeeaaaaawwwwr! krash! drop! pow!
biff! clang! honk! crash! ouch!
eeeeeeooooooooeeeeeeeoooooo! pooow! roar!
plotplotplot! swish! squish! zap! chpok! zlosh! doom!
dingdong! smack! nanaanana! bam! taptaptap!
strapp! gnam! slurp! noooooo! clic!
tuuuttuuut! zip! paf! plok! wiiiiiiz! scratch! pow!
scrunch! zoing! bang! baoum! splash! boing!
sbram! swish! squish! clomp!
vlang! driiing! grrr! hahaha! clap!
bom! krack! smack! screek! sbam!
plotplotplot!
plicplicplic!
splash!
plicplicplic!
coff coff!
plicplicplic!
plicplicplic!
plicplicplic!
vrrrr! clang! vroaaam!
plicplicplic!
coff coff!
vrrrrrrrr!
skreek! sbam!



Ed ora vi prego… Silenzio.

Il giovane e il mare



E passo le giornate a pescare
su una barchetta di carta
in mezzo ad un mare di parole
sotto un sole nero
e delle stelle d’inchiostro
all’ombra di un faro spento
spento come il sogno
cercando di spiegarvi come
solo lei
riesca a sfogliarmi l’anima
con gli occhi.