G.57

 

73010



I turisti han portato via l’ombra
non è rimasto neanche un riparo,
han barattato le tue conchiglie
con cocci di verdi bottiglie.
Ti consumano
non han cura che la tua bellezza sfiorisca
per loro sei un’amabile prostituta
da scopare e lasciare andare.
Sento l’eco di urla, schiamazzi
bestemmie al cielo,
le onde tacciono
inerme la terra
si lascia calpestare
inquinare
deturpare.
Odo il suo pianto muto
tra le pale di fichi d’india
inaridite al sole
come i nostri occhi
pieni di sale.

Eleggere immorale



Di queste lacrime io ho bisogno
devi concedermi di piangere
ingenuamente,
di scegliere di cadere
scegliere di restare in gabbia
scegliere l’inferno.
Voglio lasciare che
i fantasmi prendano tutto di me.
Non voglio lottare
non scelgo la vita,
questa volta cado
non mi rialzo
mi adagio in terra.
Mi perdo in due occhi
mete lontane
mi perdo tra le anime
non cerco una via
non volo
non vivo.
Son desto? mi chiedo



Io divento buio ad ogni passo.
Le mie vene si spengono lentamente
e di tutti i miei vorrei
ne stringo tra le mani solo uno, naufragando.

Confessioni da notte insonne (Firenze, 18 giugno)



Quel che avrei voluto è solo tempo.
Lei non sa che di poesia ci si ammala
e si guarisce insieme,
che le parole non dette
ergono mura invalicabili
dalle quali rimane fuori.
Io
non trovai altra via
altra voce
a cui affidare parole
per me.
Non trovai i tuoi passi davanti casa,
andati via
come il tuo odore sul mio cuscino, via.
Non trovai altra via,
non cercai.
Rimasi lì, in attesa di niente
perché niente ritorna
se non l’inadeguatezza
che brucia sulla lingua
e dietro le palpebre.
Come se l’antidoto a tutto fosse la tua pelle.



In costante contrasto
controverso
mi vesto, esco.
Tergiverso, non ne esco.
Ho forse bisogno di un pretesto,
questo testo.
È buio pesto, ma tu
torna presto.
Incontro nefasto
sbaglia tasto
contesto,
dimentica tutto questo.

نفس



Nel caos una sagoma
giace immobile tra la folla.

Dentro se tempesta,
maschera di antico dolore.

Austera sofferenza
tempra l’animo.

Contempla la fuga,
tace.

Ode voci liquide
pensieri viscosi.

Nasconde con cura
il suo respiro
in una nube di fumo denso.



Da che ho memoria di me,
infantile consapevolezza
di saper muovere le mani
per tracciar linee che
diventano orizzonti
se le metti dritte
e lunghe strade
se le metti in piedi.

Poi un cerchio
neanche troppo cerchio,
perché il sole lo vorrei
un pastello giallo.
Il blu per i pensieri
che come le nuvole
sono solo nuvole
ma se le guardi bene
hanno la forma di un elefante
o di una barchetta
in mezzo al cielo.

Rosso per i guai,
per ogni sbaglio un puntino rosso.
Il verde per le speranze,
grandi come gli abeti
della foresta di perdizione
nella quale ti sei smarrita.

Il bianco poi,
tutto quel che rimane
incerto indefinito
bianco il ricordo
del tuo volto,
bianchi i tuoi occhi
inespressivi,
bianca io.

Ed infine il nero.
Perché se tu
vedessi questa tela
forse capiresti.
E allora nero liquido
brillante,
con le dita
a coprire ogni cosa.

Chiudi gli occhi
immagina i gesti,
nero che rimane tra i capelli
e sul viso.
Nero come le parole che scrivo
immaginando di dipingere
quando non potrei.

1994



Maya è un bocciuolo reciso in Inverno,
non ha mai visto la stagione dei ciliegi.
Maya è gambe lunghe e pelle olivastra
lunghi capelli neri.
Nello specchio nessun riflesso, solo
una proiezione di ciò che sarebbe stato.
Maya è futuro ipotetico
imperfetto.
Maya ha scelto di restare nella sua bolla
da cui non è mai uscita.
Erano tutti lì
in attesa di te
ma tu andasti via
quando arrivai non c’eri già più.
Maya torna indietro.

Margherita



Anni passati all’ombra dei sassi
ardenti fiamme degli ultimi baluardi
abbattuti da mani nude e sanguinanti.
Verranno tempi bui
di voci rotte e teste vuote
e tu pallida Margherita
starai ancora inchiodando il vuoto
con occhi che un tempo facevano primavera.

“Vi veri veniversum vivus vici”



Non di me ma di te.
Di meno di quanto immagini
di più di quel che realmente pare.
Ma di tele fitte fitte di carne
di ossa intrecciate.
Qui, ma alla ricerca di te,
te chissà dove
con in tasca la mia fiamma
e la mia primavera.
Non di mera voluttà
ma di tempo donato.
Non di meridiane ben tracciate,
rotte note.
Ma di tetraedriche vie
che si protraggono ai nostri occhi
ed ai nostri sensi.
La verità è che guardo me con i tuoi occhi
e vedo in me il buio che tu vedi.
La verità è che…

Finestra



Si ma lasciami qui
con gli occhi nel blu
delle tue vene e delle stelle
che non brillano più come un tempo.
Mi hai lasciata nella penombra
delle mie sventure
innumerevoli danni.
Ridammi indietro me
ed i miei sogni.
Rendimi la pace sul mio collo,
rendimi la vita un inferno
ogni santo giorno.
Resta.
La mattina al sorgere del sole
lasciati odiare con le finestre aperte.
Concedimi le urla a notte fonda,
di rabbia d’amore.
Ridammi le note della tua voce,
intona la ninna nanna.
Ridammi indietro i gesti
le mani sui seni.



Bianco e nero
bianco o nero.
Spettro visivo
non coglie gradazione.
Non una sfumatura,
netto contrasto.
Istantanee su pellicola
per sempre impresse nella mente,
mai realmente.

Naufragio



Tutt’intorno niente,
terra bruciata.
Occhi arsi dal sale
ruggine
schegge di vetro
temporali sparsi
spasmi
alla deriva, io.



Oggi vorrei il calore del sole sulla pelle.
Vorrei la luce che filtra dalla finestra,
vorrei la calma che non possiedo,
le forze e le energie
per giocare questa partita
senza sapere che carte ho in mano.
Oggi non chiedo troppo,
volontà pretenziose, capricci.
Vorrei indietro un po’ di speranzaa
non ne possiedo più.
Oggi vorrei sentirmi leone in gabbia
liberati e sarai invincibile.
Invece sono io stessa gabbia
porta aperta
ed un fringuello che rimane li dentro
per paura di uscire.
Oggi ho paura della libertà.



In questa giungla di anime docili devi bruciare.
Gli occhi arsi di vita si distinguono.

Baratro



Trappole in cui cadi,
rialzati.
Tempo per capire,
rendilo tale.
Tempo tempo tempo
ed io non ne ho neanche un po’.
Un suicida il suo lo butta via
tutto insieme.
Occhi, ricordi
ancorarti ad un sasso,
cadono giù
con tutto quel che è.
Tumulti guerre battaglie,
sei ferito
rialzati.
Continua a combattere,
continua a correre
verso il nemico
porgigli un fiore
conserva una carezza
per lui.
Infondo alla sera
entrambi vi spogliate
di armi e armature,
nudi con solo le paure addosso.

Resoconto



Ho perso i miei fratelli
i miei versi
il sorriso vero.
Ho perso le chiavi
ricordo bene di averle date a te
ma tu, non le hai mai rese.
Ho perso la mappa e
non trovo più la via di casa.
Ho perso Nina, in una fredda sera.
Persino il gatto è andato via senza tornare.
Ed ora mi guardo intorno e mi chiedo:
cosa rimane?
Se non istantanee
impresse nella memoria.
Fotogrammi incancellabili di vite passate.
Un cappello verde, lacrime, un abbraccio
sincero, un saluto
forzato, silenzio.
Cosa rimane della gioventù?
Da oggi non hai più vent’anni,
candeline spente.
Tempo a rimpiangere.
Giugno, giorni vuoti.
Cosa rimane di ciò che ho scritto e
cancellato?
Se volessi riscriverlo, troverei le parole?
Cosa rimane di me?
Vorrei riservare a me
un pezzetto di questa mia coscienza.
Direi che non rimane nulla più,
di me un relitto inabissato
invece mi scopro
invincibile
nonostante voi.

Andy Warhol mi ha fatto un ritratto



Cercatela pure l’anima, è nascosta con cura.
A voi lascio solo l’involucro, da contemplare o denigrare
non importa, purché vi facciate una
qualsiasi idea sbagliata di me.

Soliloquio



Ed i pensieri erano indolenziti
e la cenere tutta sparsa sul tavolo.
Apri quella finestra,
non vedi che nebbia?
Ma la stanza era diventata
una laguna buia di rimpianti
e bei sogni, seppelliti
nei doppi fondi dei cassetti.
Per l’amor del cielo!
Apri.
Non vedi che busso da anni?
Lasciami entrare.
Le scatole erano accatastate in un angolo,
dentro vi erano solo
fogli scritti, carta straccia
scarabocchi,
ritratti sbagliati
bestemmie.
E quelle scale sono in salita
o in discesa?
Diamine!
Dove hai smarrito la chiave?
L’hai lasciata cadere nel fiume,
immaginavo.
E non provare a forzare la serratura
adesso resta fuori,
fuori da qui.



Il centro dell’universo.
Una logica che va oltre le parole
si perde nelle autostrade di sguardi
che ci portano dall’altra parte del mondo
per guardare fino in fondo quegli occhi.
E non ci sono indicazioni
la strada giusta non è mai,
mai evidente.
Eppure non mi perderei.



Camminare a piedi nudi su sentieri dismessi
non dormire mai.
Lasciare che il sole ti carezzi le palpebre
il vento tra i capelli
pensieri ubriachi
corpi tiepidi
guance arrossate.
Gira un’altra canna,
tanto siamo giovani.



Lascia che tutto
ti scivoli via dalle mani.
Senza più trattenere niente.
Questa braccia come rami spogli
non riescono più a stringersi
attorno a nulla,
tesi come corde di violino.
Da quando la speranza
ha fatto in fretta i bagagli
ed è fuggita.
Impara a nuotare nella tua solitudine.
Sei solo un altro granello di sabbia
che cade inesorabilmente
dall’altra parte della clessidra.



A chi ritrae i tuoi occhi
con pennellate decise
e mano tremante.
Con il tuo sguardo in tasca
per le strade buie di Firenze.
Senza meta
il volto distorto dal fumo.
Lascia che questo sole autunnale
ti accarezzi il volto.
Lascia ogni certezza
prendi tutti i miei dubbi,
tutti i miei sbagli
e lasciamene fare di nuovi.



Guardami sfiorire
senza le tue mani a sorreggermi
cadere al suolo atterrita
frantumarmi all’impatto.
Un colpo sordo
uno stormo di uccelli si alza in volo
il respiro scivola via dal corpo
lentamente,
come una foglia si stacca dal ramo
e si adagia delicatamente al suolo.

Nocturne



Le gesta eroiche di
un cavaliere errante.
Impavido nella notte
cerca di
vincere le sue
guerre interiori.
Senza dimora,
la sua anima
arranca nel buio,
alla ricerca
di un segno
seppur non troppo
indicativo
dell’esistenza di..
Di..

Postulati dell’appartenersi



Tu non tornerai.
E quando le nostre vesti
bruceranno all’Inferno,
le nostre anime potranno riconciliarsi.
Stolti!
Coloro che credono nel destino.
Avete lasciato che
vi riempissero la mente
di stronzate.
Io credo nelle anime
marchiate a fuoco
in modo irreversibile
dalla stessa fiamma.
E non c’è via di scampo.

Solstizio d’Estate



Occhi pesti.
Zanzare.
Un pretesto,
non a caso
per dimenticare.
Interrogo la luna
che stasera
neanch’ella sa darmi risposte.
Mi immergo nelle mie utopie
e il mare è lontano.
Firenze è un oceano nel quale
non so più nuotare.
Affogo.
Forse odio l’estate.

31/05



Due corpi
che dormono
uno accanto all’altro,
niente di più.
È solo cenere
in attesa di
un alito di vento
che la porti via
lentamente.
E questi immensi
muri bianchi
diventano opprimenti.
Non spegnere la luce,
ho paura.
Ho paura che
con il buio
scompaia anche tu.