G.59

 

fronte del sole



Come il fronte del sole che sbaraglia
la finestra socchiusa e la spalanca,
travolge i gesti, li disarma
ti lascia scompigliata e calda
con l’oro del mattino in gola,
in faccia, sulle righe delle braccia
come il fronte del sole che trabocca
tu irrompi ed interrompi pensieri,
opere e parole
se sorridi
se arrivi
come il fronte del sole
che non bussa, non sussurra
con la nuda e primordiale
violenza delle cose vere
e dolci di battaglia,
imponi una bellezza
che vorace non domanda,
mi spoglia, mi spiazza
e resta solo, forte
quel che basta
una pelle che senta
un cuore che valga.



Non si abbandona
la nave che si ama.
Anche se fa male il vento
che la soppesa
e non la porta,
che la misura solo
sui perimetri del porto
in seccata consolazione.

Non si abbandona
la nave che si ama.
Anche quando affonda
in un naufragio senza fretta
e l’acqua che s’imbarca
agli occhi non si alza,
finché muta
non passa sulle labbra.

Non si abbandona
la nave che si ama.
Anche se il molo
è tutta la sua malattia
e il musichio delle banchine
- dentro al tramonto
che arrugginisce
tetti, prue, rimorsi -
ferma i passi inquieti
di quando avevi i piedi lisci
e aspettavi di salpare.

Non si abbandona
la nave che si ama
perché si è gli ultimi
a lasciarla,
anche dopo il cuore.