G.80

 

Vendetta



L’anima stucchevole

di chi lascia vendicare

i sospiri repressi

Ombre



Mi piacciono le ombre

tipo quella della tua mano

sui miei lineamenti

persi

come il senno di Orlando sulla luna

Mi piacciono le ombre

tipo quelle delle note che ti porti negli occhi

Mi piace la tua ombra

quando non ti spegni più

se l’ombra dei miei versi ti

appartiene.

Elettrocardiogramma



Ineluttabile tragica

necessità

di tracciare sul mio viso

l’elettrocardiogramma

del tuo diavolo languente.

Tra il ventre e la costola



La mattina stanca sbadiglia

porta con sé l’odore del caffè

un tramonto argentato

e una dozzina di ombre sfilacciate

Sento la rugiada del mio sguardo smorto

sedersi pesantemente più in basso

tra il ventre e la costola

dando vita ad un attacco terroristico

per i miei versi di vapore

terrorizzati

dal tuo modo di donarmi l’armonia

delle sfere

come le foglie in autunno

si incupiscono

se l’indifferenza della corteccia

le scuote con un tuono.

Suicidi saltellanti sul soffitto



Ti sento sempre

tra uno sguardo socchiuso

e l’autunno dei miei versi

Sbriciola i miei rannuvolamenti

se c’è spazio tra i tuoi spartiti

Ti vorrei sollevare i bordi delle note

che tentano di esploderti

e mi siedo accanto a te

a guardare i nostri vuoti agonizzanti

suicidarsi sul soffitto.

Colori seppelliti



Provengono dall’antica Roma

le lame d’oro taglienti

affondate nelle mie smagliature

Venere le fece penetrare

mentre lacrime sanguigne,

figlie di sguardi indiscreti,

mutavano in cemento

che da allora,

urlante,

opprime

i colori seppelliti

del mio morbido corpo ramato.

Un visibilio di agonie



Un visibilio di agonie

vezzose, veneree,

a tratti discinte

eclissa me

languente

iberna superbamente

le mie ali inibitorie

come difesa

verso un amore

che le sevizia dolcemente.

Il tuo vento inerme



Dalle morbide linee

dei suoi sguardi lasciati a metà

lungo il candido viso

sfugge un vento inerme

di tormenti crudi.

Senza filtri



Abbi cura di te

abbi cura delle tue poesie

assicurati di dedicarle

a chi si prende cura di te

si siede sui tuoi pensieri

lievemente

senza frantumarli.

Melodicamente

ricordati di me

che mi mostrai a te

come gli alberi si mostrano

in inverno

completamente

senza filtri.

Ricordati di me senza filtri

di me che ti irritai i pensieri.

Scusa, io non ce l’ho fatta a scaldarti

I lividi del tuo sguardo



Percepisco ancora

l’energia che

i lividi dello sguardo tuo

producevano

Tentavano di respingermi

Baciarli  è stato difficile

Spero che un giorno

diventeranno campi

fioriti di luna

Tra parentesi



Rendevi (rendi)

vulnerabile

me

ché anche di spalle mi donavi casa

quasi avessi gli occhi sulla schiena

la stessa su cui poggiavo (vorrei poggiare)

la mia guancia

e su cui lasciavo dormire (ora svegli)

i miei dolori.

A Lucio Dalla, ad Anna e a Marco



Caro Lucio,

ti odio perché mi hai regalato Anna e Marco

e io non riesco più a prescindere da loro.

Caro Lucio,

devi sapere che il mio Marco

non è voluto tornare per mano con me,

ma è tornato a quella poca vita, sempre quella.

Caro Lucio,

Anna vuole ancora morire

perché lo scambio di pelle con Marco in quell’ultimo ballo

le ha incrinato l’anima.

Caro Lucio,

grazie per Anna e Marco perché continuano a farmi male.

Caro Lucio,

non ho mai messo in conto che Anna ha paura

di lasciar scivolare nell’oblio i lineamenti di Marco.

Caro Lucio,

Marco ha lasciato che Anna morisse.

Caro Lucio,

Anna e Marco sono stati visti tornare tenendosi per mano,

ma alla seconda via a sinistra

Marco è andato dall’altra parte della luna.

 

Architetture



Quelle architetture

che si creano

tra le pieghe degli occhi tuoi

quando sorridi

che l’occhio si rimpicciolisce

non mi guardi,

ma mi osservavi

mentre sorridevi

e ti tengo stretto

in qualche tenero angolo

con questa immagine

quando quelle pieghe

erano colpa mia.

Mai



Che poi la parola mai

esclude ogni possibilità

nel senso

mai non ha altre accezioni

se non estremizzare

che poi ricorda vagamente il nome inglese del mio mese di nascita

ma io e i miei coinquilini di mese

non assolutizziamo

che poi io mai non te lo avrei mai detto

perché io con te

non ho mai voluto escludere niente

Non esistono orfanotrofi per gli amori



Che ogni spiffero di vento

ti porti un frammento delle mie carezze

ti porti, racchiuse tra le mani

le mie parole sbriciolate

frantumate

ti porti una parte tenera di quello che avevamo costruito

e che abbiamo abbandonato

abbiamo lasciato orfano

ma non ci sono orfanotrofi per gli amori

e quindi io me ne prendo cura,

ma, sai, è un po’ particolare come il padre

a volte mi fa male,

ma lo tengo con me

perchè, dicevo,

non esistono orfanotrofi per gli amori

 

Semmai



Semmai il tramonto volesse irrompere bruscamente
Semmai iniziasse a bussare incessantemente
E semmai in questo caso tu masticassi un ricordo vulnerabile
Lasciati accarezzare dai miei occhi distanti
Che loro avranno sempre un debole per te

Una volta abbiamo comprato il pane insieme



Ti cerco

anche dove so di non poterti trovare

per sicurezza

metti che un mattino sei in anticipo

o un pomeriggio in ritardo

metti che il panificio vicino casa tua è chiuso

metti che non hai voglia di studiare

metti che ti vedo

io sento meno freddo.

Ti ricordi,

una volta abbiamo comprato il pane insieme.

Incompleta



Al diavolo quell’empatia

che ci legò i polsi

ci decapitò

ci guardo sanguinare

 

Spigoli di poesia



Terminato quell’attimo

il freddo aumentò

e la poesia divenne più spigolosa

mi faceva male

con i suoi spigoli

quando provavo ad incastrarmi in lei

perché era arrabbiata

le mancavi

Sala d’aspetto



Mia paura è

rimanere

nella sala d’aspetto

dei tuoi pensieri

Respirarti



Respirarti

tra gli spigoli

del cuore tuo

Se



Ringraziamento alla poesia

se casa vedo in quel tuo movimento;

ringraziamento alla poesia

se colgo bellezza tra le pareti di una parola.

Anche me



Tu,

così pieno di te

che riempivi anche me

Vene e foglie



Quel sapore di vene e foglie

quel venir piano di voglie

oppure

quel rumore di mani spoglie

Olocausto



Corrono parole sui giornali

corrono veloci sull’olocausto

a volte inciampano

avvolte dal limpido velo di questo infausto.

Loro,un urlo della terra

soffocato non lievemente

spezzato con la non vita.

Un buco nero nell’umanità

quegli occhi spalancati

in cui il sangue frenò, si arrestò bruscamente.

Una discrepanza grigia

quegli occhi vivi colmi di morte

ingiustamente strozzati.

Simili a girasoli morti, neri

quelle anime lapidate

frantumate

diventate cenere

per camini crudeli.

 

Ricordarmi



La voglia di

vederti socchiudere gli occhi

chiuderli

aprirli

scostarmi una ciocca invadente

ricordarmi

di ricordarti

La luna dentro il violino



Stanco l’occhio

mi abbandona sul libro

ed è lì

in quello spicchio di luna

che stanca io

non voglio andare a dormire

per sentirti suonare ancora un po’

solo un po’

e lasciarmi accarezzare

da quei candidi petali

che componi con le mani

Senza valore assoluto



Sentire il battito delle scarpe sull’asfalto umido

il rumore dei vestiti che si sfiorano

e voler dirigere solo i passi

verso quei tuoi occhi caldi,

ma non abbastanza

nel guardarmi

tempo



E sai cosa penso del tempo,

che armonizza tutto ciò

che è rimasto stonato

Elogio alla poesia



La poesia non si impara

la poesia non si insegna

la poesia non è valutabile con un numero

la poesia è un’amica con cui potrai sempre prendere un caffè

che ti accarezza

ti dà un bacio in fronte

ti entra dentro

ti si pianta nel cuore

e lì sprigiona bombe di armonie.

Un muscolo involontario

che materializza astrattamente

tutto ciò

che vogliamo

sentirci

dire