G.80

 

Mai



Che poi la parola mai

esclude ogni possibilità

nel senso

mai non ha altre accezioni

se non estremizzare

che poi ricorda vagamente il nome inglese del mio mese di nascita

ma io e i miei coinquilini di mese

non assolutizziamo

che poi io mai non te lo avrei mai detto

perché io con te

non ho mai voluto escludere niente

Non esistono orfanotrofi per gli amori



Che ogni spiffero di vento
Ti porti un frammento delle mie carezze
Ti porti, racchiuse tra le mani, le mie parole tritate
Sbriciolate 
Frantumate
Ti porti una parte tenera di quello che avevamo costruito
E che abbiamo abbandonato 
Abbiamo lasciato orfano
Ma non ci sono orfanotrofi per gli amori
E quindi io lo ho preso con me
E me ne prendo cura
Ma sai, é un po’ particolare come il padre
A volte mi fa male, come lui
Ma io me ne prendo cura
Perchè, dicevo, non ci sono orfanotrofi per gli amori

 

Semmai



Semmai il tramonto volesse irrompere bruscamente
Semmai iniziasse a bussare incessantemente
E semmai in questo caso tu masticassi un ricordo vulnerabile
Lasciati accarezzare dai miei occhi distanti
Che loro avranno sempre un debole per te

Una volta abbiamo comprato il pane insieme



Ti cerco

anche dove so di non poterti trovare

per sicurezza

metti che un mattino sei in anticipo

o un pomeriggio in ritardo

metti che il panificio vicino casa tua è chiuso

metti che non hai voglia di studiare

metti che ti vedo

io sento meno freddo.

Ti ricordi,

una volta abbiamo comprato il pane insieme.

Incompleta



Al diavolo quell’empatia

che ci legò i polsi

ci decapitò

ci guardo sanguinare

 

Spigoli di poesia



Terminato quell’attimo

il freddo aumentò

e la poesia divenne più spigolosa

mi faceva male

con i suoi spigoli

quando provavo ad incastrarmi in lei

perché era arrabbiata

le mancavi

Sala d’aspetto



Mia paura è

rimanere

nella sala d’aspetto

dei tuoi pensieri

Respirarti



Respirarti

tra gli spigoli

del cuore tuo

Se



Ringraziamento alla poesia

se casa vedo in quel tuo movimento;

ringraziamento alla poesia

se colgo bellezza tra le pareti di una parola.

Anche me



Tu,

così pieno di te

che riempivi anche me

Vene e foglie



Quel sapore di vene e foglie

quel venir piano di voglie

oppure

quel rumore di mani spoglie

Di mia attenzione



Come il coltello

che quella notte tagliò le stelle

per attirarti di mia attenzione

Ricordarmi



La voglia di

vederti socchiudere gli occhi

chiuderli

aprirli

scostarmi una ciocca invadente

ricordarmi

di ricordarti

La luna dentro il violino



Stanco l’occhio

mi abbandona sul libro

ed è lì

in quello spicchio di luna

che stanca io

non voglio andare a dormire

per sentirti suonare ancora un po’

solo un po’

e lasciarmi accarezzare

da quei candidi petali

che componi con le mani

Senza valore assoluto



Sentire il battito delle scarpe sull’asfalto umido

il rumore dei vestiti che si sfiorano

e voler dirigere solo i passi

verso quei tuoi occhi caldi,

ma non abbastanza

nel guardarmi

tempo



E sai cosa penso del tempo,

che armonizza tutto ciò

che è rimasto stonato

Elogio alla poesia



La poesia non si impara

la poesia non si insegna

la poesia non è valutabile con un numero

la poesia è un’amica con cui potrai sempre prendere un caffè

che ti accarezza

ti dà un bacio in fronte

ti entra dentro

ti si pianta nel cuore

e lì sprigiona bombe di armonie.

Un muscolo involontario

che materializza astrattamente

tutto ciò

che vogliamo

sentirci

dire

Papà



Uno sguardo quotidiano

di colui che per primo mi colse

fiore fragile

cullò tra le sue braccia me

e cullò me nel giardino pendente dei suoi occhi

ogni venir di luna

e cullò le mie certezze nel suo atrio sinistro

e non mi disse mai parole dolci con voce

perché ogni venir di luna

erano le stelle che cantavano

perché lui compose note calde

con le mie certezze

e con i miei lineamenti

immersi nei suoi

Francesca



Nell’epicentro di ogni labirinto

mi troverai

per insegnarti quel che so sulla via di fuga

e forse sarà giusta

o molto probabilmente no,

ma il tentativo si sfumerà di una tenera accezione

e ti vedrò ridere

perché avrai capito

che non esistono labirinti

se hai qualcuno

che ti accarezza una lacrima

Ricordi lontani della notte scorsa



E quella notte piovve tanto

e tutto il silenzio fu colmato

da frammenti bagnati di stelle

e tutto ciò non aveva un senso

o forse ad un senso non interessava tutto ciò.

Un senso, però, lo aveva per te

che sei un forte maremoto in aprile

e ami come la pioggia ama noi

e ci fa stringere

e ci riporta alla mente quel senso

che tanto cerchiamo

e fa l’amore con i nostri occhi

decidendo di riempirli

di tutto ciò che ci è stato tolto

Matilde



Sei giunta a suonare la sedicesima sinfonia

con la chitarra in spalla

il cuore un po’ gonfio e indolenzito

e spicchi di luna fluttuanti nel respiro.

Ricordati delle carezze che ti può donare una poesia

e ricordati delle mie

che non saranno sempre leggere,

ma ti accompagneranno

in tempo non quantificabile.

Quantità misurabile in primavere



Quantità misurabile di attimi

adempiti a varie vibrazioni

trattenuti sulle tele

negli angoli delle parole

tra le pareti di un cuore

nel mezzo delle pieghe del cervello

e pronti a riaffiorare

per comporre luminose sinfonie

12.07.2017, 23:54



Non riesco più a scrivere

perché ho i mazzi delle tue parole bloccati in gola

e le tue carezze tra le pieghe del cervello

sinfonia numero 4



Nutro armonie discordi

bianche

o forse silenziose

tra le pieghe di un tramonto stanti

Quotidianità nostalgica



Ricordati che mi fa male la spalla

che ho voglia di latte

sì, magari con il miele

che forse domani viene il giardiniere

ah e a che punto sono con lo studio

che ho scritto nuove poesie

che voglio andare al cinema

ah e  che ho finito il nuovo puzzle

e che forse stasera mangio l’insalata di mare

e le raccomandazioni del medico

ah e ho comprato un nuovo libro

e forse anche un nuovo vestito

e cavolo mi è finita la camomilla

e anche i biscotti di farro

o forse è meglio che ricompri le fette biscottate

e lo spazzolino va cambiato

e oddio quanto mi vanno larghi quei vecchi pantaloni

ah e stanno arrivando le stelle

e ti avrei ricordato del loro arrivo sempre

se tu…



Penso che

vorrei portarti a vivere

in un posto dove

possiamo aprire le finestre

nudi

Iroif ni aibbag



Una tua carezza

ricorda la forte fragilità

dei fiori in gabbia

Náhoda



Cercami per coincidenza

Mi soledad



La solitudine è viaggiare in quadro di rumori

e percepire solo il silenzio

Après l’amour doucher



A maggio
con te, fiore di maggio
lavo via le tue cicatrici
sedute sui petali di te, fiore di maggio
nella doccia dopo aver fatto l’amore
mentre De Andrè soffoca l’aria con le sue ultime note.
Leviamoci di dosso il rumore degli ultimi gemiti
e con il loro profumo dipingiamo la città
la sera
alle sette
a maggio
con te,
fiore di maggio.