G.81

 

Grazie



Qualcosa
dentro me
è vecchio
quanto il tempo.

Tu
come me.

In questo momento
parlo la lingua
delle polveri interstellari.

Io so
di poter domandare
alle montagne
e di potermi aspettare
risposte
da un cane che gioca.

Grazie, Padre!
Grazie perché sì!

Io ti servirò
e al fin
starò servendo
me stesso.

Esondonazione



Ho bisogno
di esondare.
Lo sento:
esondo.

Quando riesco
mi riservo
un po’ di nostalgia
per il tempo
in cui il Bisogno
era Voglia.

Trovo conferma
nel calore che
d’un tratto
mi fiorisce nel petto.

Immagino
di esplodere
in mezzo ad un milione
di persone ignare;
immagino
di sublimare
e di farmi respirare
dalle folle
e di regalare un’ebbrezza
che vede persone
afferrarsi violentemente,
urlarsi contro,
piangere di rabbia
e sputare le lacrime
che dagli occhi
scivolano fin sulla bocca,
strillando
tutti i loro perché,
incertezze e convinzioni,
spaccarsi la testa
fra di loro,
battersi i pugni
sul petto,
pestare i piedi nudi
sul cemento crepato.

Questo è l’epilogo
che sogno:
un concerto
di vive grida
e sordi rimbombi.

Rinascita



Eravamo noi
giovani
che sognavamo
(sovrastando
la valle scintillante,
strinti strinti,
in macchina)
di abbandonare
la nostra culla
di mare e di monti.

La curva panoramica
in cima alla collina
è un drive-in
sul teatro versiliese:
andiamo a rappresentare
una commedia
dai toni malinconici
lunga una vita.

Un lembo di tempo
macchiato di
pianti e risate,
ansie e successi,
senso perpetuo
di ristagno.

Lasciare tutto
sarebbe stato
come risvegliarsi
da un lungo
bizzarro sogno.



È una mia fantasia ricorrente, questa
che alle volte mi tiene perfino sveglio
la notte, quando sdraiato
nel mio letto, percepisco più forte
la solitudine:
mi immagino con la testa premuta
sulla tua pancia e le tue dita
affettuose fra i miei capelli ed io
posso piangere, ridere e stringermi
addormentarmi.

Pulsione di ritorno



chiaramente
sento
la pulsione
per cui
ogni corpo
si ammala
e muore

Altre volte
l’ho sentita:
quando un grido,
quando un sussurro.
Oggi:
un sasso nella scarpa.

Immagino
il mio intero essere
tuffarsi
eternamente
nelle profondità marine.

Cucchiaino



Se ti affondassi
un cucchiaino nella pelle
ne scorgerei
un’anima
densa e tremula.

Di tanto in tanto
ci si schianta
contro il giorno
come palloncini colorati
pieni d’acqua
contro una parete.

We- illuminato



È sabato sera
è tutta una baldoria
fino alla mattina

È domenica
ci si sveglia di pomeriggio
ch’è tutta una cannonata
la testa
nauseato e affamato
lo stomaco

Tuttavia
nell’anima gli strascichi
di una certa gioia
scaturita
da una qualche consapevolezza
sgangherata, raggiunta, ebbro
nella notte
chissà come

È lunedì
il corpo chiama
si appiattisce nel down
ma l’anima, leggera, resiste
è sempre baldanzosa
tira avanti tutta la baracca