G.84

 

2.36



Mi riecheggia nella testa
la voce estranea dei pensieri:
ti penso per assonanza.
Bevo un altro bicchiere
per ingoiare le parole
che mi impastano la bocca.
Potrei semplicemente sputare
e liberarmi di questo silenzio,
ma preferisco tacere
e sorbire l’ignoto,
sorso dopo sorso,
fino al fondo del giorno.
Dovrei prendere il treno,
ma forse è troppo presto
o troppo tardi
e l’ho già perso
insieme a tante cose
che non riavrò mai più.
Emulo le stagioni:
un freddo nascosto
da riscaldamenti artificiali,
le foglie secche
che lasciano il posto a prati in fiore,
un caldo svestito
zuppo di risate sospese,
una pioggia colorata
che annuncia un lungo grigio.
Uscirò senza cappello
perché il vento
non me lo possa rubare.

Massimo disturbo d’azione



Uno sconosciuto
entra nella mia testa
accende
il mio desiderio impuro
mi sfioro
ardo dentro
ma lui nulla può
se non offrirmi
immagini conturbanti
mi esploro
brividi estatici
percorrono il mio corpo
infuocato
da un desiderio implacabile
mi addentro
navigo in acque
che custodiscono un segreto
le vele spiegate
il vento in poppa
mi ascendo
per un istante
credo di vedere
oltre il velo di Maya
son sulla cima
mi libro in volo
precipito fra le lenzuola
un dolce sopore
accompagna l’uomo alla porta
l’innocenza è tornata.



Tramonta – Spogliandomi risorgo.



Strappami il cuore

adesso,

non voglio più sentire

questo dolore.

Conficcami

un coltello nel petto

poi tiralo fuori

e guarda il mio sangue

sgorgare denso.

 

Non voglio più guardare

i tuoi occhi pieni di vita

nel tuo corpo immobile.

Non voglio più ricordare

i momenti felici

e sapere

che non torneranno mai.

Non voglio più provare

questa sensazione

di essere sola al mondo

incompresa

fraintesa.

Non voglio più aspettare

un amore

che non arriverà mai.

Non voglio più illudermi

che tutto andrà bene,

perché alla fine

va tutto uno schifo.

 

Guardo indietro

e tutto sembra grigio

nuvoloso

attraversato

da una luce metallica

che mi acceca.

Non vedo più la gioia

Solo rimorso

verità nascoste

impressioni sbagliate.

Vedo la mia immagine,

è sfocata.

I pochi che si accorgono

della mia presenza

non guardano oltre

quel riflesso distorto

e vanno avanti.

 

Uccidimi tu

perché se lo facessi io

sarebbe la scelta sbagliata.



Profumi anche più

della primavera.

Ode alle polpette



Mie care polpette,

Voi siete perfette.

Siete il pasto e lo spuntino giusto

Per sfamarsi e mangiare di gusto.

Che siate fritte o al pomodoro

Io vi mangio e mi ristoro.

Se non son vegetariana

È perché vi amo più del grana.

Siete la cosa più bella che ci sia,

Per la mia bocca siete una melodia.



Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende.

                                        negato si spegne.

Doccia



Sono pronta all’estremo atto

guardo dalla finestra

e penso

che spappolarmi sul marciapiede

mi toglierebbe ogni pensiero.

Ho il cervello annebbiato.

È ora di staccare.

Mi libero di ogni peso,

via i vestiti

ed entro nella doccia.

L’acqua mi bagna i capelli

poi il viso

scivola lungo i fianchi

e giù fino ai piedi,

cura le ferite sulla mia pelle.

Il vapore leggero

penetra fin dentro le viscere

e ne strappa via

tutti i dolori

che mi lacerano da tempo.

I cattivi pensieri

si sciolgono

sotto il flusso caldo.

Una sensazione inebriante

di rilassato torpore

si impossessa di me.

Niente più conta.



Sembra tutto più bello

in uno specchio opaco.