G.96

 



E voi Stelle, ditemi

non provate timidezza

quand’ella stesa fissando il cielo

v’ammira?

 

e tu Mare, dimmi

dentro di te il suo corpo

non ti provoca il maremoto?

 

E tu Vento, dimmi

i suoi capelli non son per te

selva in cui smarrirsi?

 

E tu Sole, dimmi

non vai fiero

di quelle lentiggini?

 

E tu Terra, dimmi

per vanità il tuo nome

hai fatto suo?

 

E tu Vita, gioisci e festeggia

che così bella creatura

non l’avevi mai fatta



Un flebile sussurro
nel mio pensar, fa eco

Hai fatto del mio nome
Corpo
Anima
del tuo piacere

E lí si annida
tra una lettera e l’altra
Godi

 

souffrir paie



Il male che ci han fatto

sarà per noi l’antidoto

sorseggio il mio dolciastro e amaro

e ballo sul patibolo

A tutto questo male, brindo

ai cuori avvelenati

Coraggio, che aspettate?

Colpite, sparate

Risalirò dagli Inferi e mi farò profeta

racconterò i miei incubi rendendoli un incanto

così sarò poeta, e voi pubblico soltanto



Ove tutto è solo ipotesi

e intepretazione

e sì è no

e no è forse

mi troverete a bere parole diluite

mescolate a gioia

dolore

morte

amore

e null’altro mi servirà per vivere

anima e parole

 

 

Oriente



Al terminar del giorno

avrò sul volto un’aria stanca

 

T’avrò cercata, invano

tra i peschi di marzo

e le pose sinuose

di rami convulsi

color rosa pallido

 

T’avrò cercata senza trovarti

eppure c’eri

eri nella beltà di un mondo in fiore

 

Uno splendore, solo da ammirare

poiché se colto

muore



Ti sei regalata un mazzo di fiori

senza chiedermi se sarei stato geloso

forse tu ti ami

più di quanto io amo te

ma io non mi amo

e tu nemmanco

 

Quindi ora vado

mi comprerò dei fiori

per innamorarmi

di me



E se ti guardo

Ad occhi chiusi

Sogno

A cuore aperto



Sei arrivata e soffiando
Sul lume della mia ragione
Lo hai spento
Come candeline su una torta di compleanno
quasi a festeggiare il mio smarrimento

Ora nella mia testa vige il buio
Ed io cammino, disperso
Nei meandri affollati
da pensieri confusi, attorcigliati
In un dolce caos sono immerso

come quando di notte
Ti svegli e cerchi il bagno
in una casa che non conosci

e sbatti un po’ dappertutto

 

 

 

innamorati coi calzini



Ti ho amata coi calzini

Mi hai amato coi calzini

30 gradi ad agosto
noi a fare l’amore coi calzini

I calzini
Punto di non ritorno
Togliere i calzini
una promessa di matrimonio

Ed ora che l’amore con me non lo fai più
I calzini li ho tolti
per amarti senza calzini
Per amarti senza vie d’uscita

Ma sono pieno di vesciche
E i tuoi calzini
sono sul pavimento di un altro

Accanto a jeans che non sono i miei
E le vans che ti piacciono tanto



Un autunno infinito

dentro di me

e si sta come le foglie

ma già cadute e secche

calpestate, disintegrate

 

un autunno infinito

ma senza colori caldi

solo carcasse di foglie

e interminabili viali spogli



E forse un giorno

mi vedrai tornare

navigherò miglia, attraverserò un mare

affronterò intemperie, tempeste e caldi torridi

per poterti rivedere

e forse un giorno

vedrai la mia sagoma dietro al tuo portone

correrai ad aprire

mi vedrai e non troverai cagione

per spiegarti perché me ne sia andato

e poi perché, dopo così tanto

sia tornato

Amare d’asporto



Volevo dirti

che volevo dirti

che ti volevo

ma non te l’ho detto

perché tu già lo sapevi da tempo

perché tu già l’avevi capito che mi fai impazzire

 

perché ti guardo come se fossi a digiuno da giorni

e tu avessi in mano una pizza cotto e funghi



Smostrati

dai nostri passati

rinchiusi

in una morsa di ricordi

che non sembrano voler sbiadire

scaviamo

nelle nostre carni

cercando spazi dove poter infilare

nuove immagini di altri corpi incastrati

di  sguardi, di mani, di abbracci

dove sentirci liberi da storie

che ci hanno lasciato un sapore amaro in bocca

e ferite che solo i baci

potranno suturare



Meglio che non beva

se bevo poi mi vedi ubriaco

quando sono ubriaco voglio baciare tutte

però a te ti bacerei anche da sobrio

ti bacerei comunque, tutto il giorno

meglio che non beva

che poi divento dolce e mi accollo

che mi devi tenere per mano, barcollo

ti cado tra le braccia, ma lo farei anche da sobrio

ti cadrei volentieri tra le braccia

 

mi offri da bere?



Nelle buie strade della nostra città

mi hai preso la mano mentre tutti guardavano

mi hai dato un bacio e hai detto: “allora?”

mentre i sussurri e gli sguardi aumentavano

tu mi hai detto: “non importa”

e siamo andate via, baciandoci ancora

traversando espressioni di disgusto e maldicenze

abbiamo guidato il nostro amore altrove

dove da nessuno dev’essere compreso

se non dai nostri sguardi