G.96

 

l’ultima luce



Quel mattino l’alba ti baciò sulla fronte

poi si rivolse a me e bisbigliando disse:

“baciala ogni volta che il giorno nasce,

o la notte verrà e se la porterà via”

e così fu

ora tu non ci sei

e il sole non sorge



Il silenzio danza

sulla bocca dei dispersi

frugo nei tuoi occhi

cercandoti felice

ti sei smarrita sulla via che portava al sole

ed ora, ti accontenti di ballare nuda

nell’oscurità, tra sagome e figure

che dandoti le spalle

giurano fedeltà

ti ubriachi di menzogne

sperando un giorno d’imparare

a convivere con i postumi

di una vita vuota

e nemmeno di ricordi

cosa stavi cercando



Maledetti occhi

frecce scoccate dall’Eros

trafissero l’animo mio

senza pudore e pietà alcuna

Maledetta bocca

ingresso d’ogni mia perdizione

lasció su queste labbra

un dolce sapore

tossico

tracce di un veleno mai più dimenticato

compagno inseparabile

della più dolorosa dipendenza

Maledette mani

ispirazione dei desideri miei

proibiti e perversi

suonarono corde mai sfiorate

e sciolsero nodi che a fatica

stringevano assieme i brandelli

di un cuore smostrato

Maledetta te, amor mio

che anche maledicendoti

la mia voce trema di tenerezza

e cela una resa al perdono

poiché seppur tu non l’ami

questo cuore mai avrà la forza di odiarti



Ossa rotte e calcinacci

sono un edificio pericolante

da quando ti sei trasferita altrove

l’entrata è sbarrata

le luci bruciate

i vetri rotti

fantasmi vaganti tra stanze deserte

gridano

echi di atarassia

 

25/07



Ricordo che una volta andammo al mare

ma il mare non lo vedemmo quasi per niente

in una stanza d’hotel preferivamo affogare

in un oceano di baci e piacere

 

Ricordo mani sudate e carezze bollenti

scottature del cuore

bagni eterni nel mare spettinato dei tuoi capelli

ondate di calore e di passione

travolto dalla tue correnti di risacca

a fondo mi lasciavo trascinare

 

E naufragar m’era dolce

nel mar del tuo pantalone



Da quando non ti amo

piangi lacrime ambrate

io le bevo e fa da calice il mio cranio

così dolcemente

i pensieri m’avveleno

 

Da quando non ti bramo

il mattino é gelido e i pomeriggi spogli

le notti abbracciano altri amanti

e noi siam solo un triste finale

in un mondo pieno d’altre storie d’amore

 

Ti chiedi mai come sarebbe?

io spesso

a dire il vero, quasi sempre

perché era dolce immaginarmi, vecchio stupido e senza denti

ma consumato ancora da un giovane ardore

il mio amore per te

Metafora dell’inconscio



In bilico

su un baratro

con fare amletico

 

Mi sporgo

c’è un buio macabro

non vedo il fondo

 

A volte inciampo

quasi precipito

ma poi

mi ricompongo

 

Chissà che male farebbe

cadere sulla verità

Analgesici a colazione



Apatico

cerco sollievo in un superalcolico

un sorso e dentro è l’Inferno

 

Mando giù benzina sperando

di tener vivo un incendio

ch’era spento da tempo

 

Ma di stasera

non rimarrà nessun ricordo

solo un altro vuoto

e un indomabile sconforto

 

zero negativo



Sanguino versi stucchevoli

e rime baciate

Tu

mi apri la vena poetica

drippin’ heart



Di piacere le frasche sussurran
Per le dolci carezze del vento
L’imbrunire avanzante
travolge del mondo l’involucro

E Tutto tace

Ma noi, portatori d’insonnia
Rimaniamo accesi
con le dita, disegnamoci i visi
Percorrendone i tratti

Ora la bocca ed ora le gote
Ora il tuo naso, le palpebre chiuse

Dipingimi gli occhi senza sbagliare
Loro non sbagliano, loro non mentono
ma svelano
Da sempre, mi tradiscono

Fatti interprete
Del mio quadro interiore

Nel petto
un Pollock incastonato

 



E voi Stelle, ditemi

non provate timidezza

quand’ella stesa fissando il cielo

v’ammira?

 

e tu Mare, dimmi

dentro di te il suo corpo

non ti provoca il maremoto?

 

E tu Vento, dimmi

i suoi capelli non son per te

selva in cui smarrirsi?

 

E tu Sole, dimmi

non vai fiero

di quelle lentiggini?

 

E tu Terra, dimmi

per vanità il tuo nome

hai fatto suo?

 

E tu Vita, gioisci e festeggia

che così bella creatura

non l’avevi mai fatta



Un flebile sussurro
nel mio pensar, fa eco

Hai fatto del mio nome
Corpo
Anima
del tuo piacere

E lí si annida
tra una lettera e l’altra
Godi

 

souffrir paie



Il male che ci han fatto

sarà per noi l’antidoto

sorseggio il mio dolciastro e amaro

e ballo sul patibolo

A tutto questo male, brindo

ai cuori avvelenati

Coraggio, che aspettate?

Colpite, sparate

Risalirò dagli Inferi e mi farò profeta

racconterò i miei incubi rendendoli un incanto

così sarò poeta, e voi pubblico soltanto



Ove tutto è solo ipotesi

e interpretazione

e sì è no

e no è forse

mi troverete a bere parole diluite

mescolate a gioia

dolore

morte

amore

e null’altro mi servirà per vivere

anima e parole

 

 

Oriente



Al terminar del giorno

avrò sul volto un’aria stanca

 

T’avrò cercata, invano

tra i peschi di marzo

e le pose sinuose

di rami convulsi

color rosa pallido

 

T’avrò cercata senza trovarti

eppure c’eri

eri nella beltà di un mondo in fiore

 

Uno splendore, solo da ammirare

poiché se colto

muore



Ti sei regalata un mazzo di fiori

senza chiedermi se sarei stato geloso

forse tu ti ami

più di quanto io amo te

ma io non mi amo

e tu nemmanco

 

Quindi ora vado

mi comprerò dei fiori

per innamorarmi

di me



E se ti guardo

Ad occhi chiusi

Sogno

A cuore aperto



Sei arrivata e soffiando
Sul lume della mia ragione
Lo hai spento
Come candeline su una torta di compleanno
quasi a festeggiare il mio smarrimento

Ora nella mia testa vige il buio
Ed io cammino, disperso
Nei meandri affollati
da pensieri confusi, attorcigliati
In un dolce caos sono immerso

come quando di notte
Ti svegli e cerchi il bagno
in una casa che non conosci

e sbatti un po’ dappertutto

 

 

 

innamorati coi calzini



Ti ho amata coi calzini

Mi hai amato coi calzini

30 gradi ad agosto
noi a fare l’amore coi calzini

I calzini
Punto di non ritorno
Togliere i calzini
una promessa di matrimonio

Ed ora che l’amore con me non lo fai più
I calzini li ho tolti
per amarti senza calzini
Per amarti senza vie d’uscita

Ma sono pieno di vesciche
E i tuoi calzini
sono sul pavimento di un altro

Accanto a jeans che non sono i miei
E le vans che ti piacciono tanto



Un autunno infinito

dentro di me

e si sta come le foglie

ma già cadute e secche

calpestate, disintegrate

 

un autunno infinito

ma senza colori caldi

solo carcasse di foglie

e interminabili viali spogli

Ulisse



E forse un giorno

mi vedrai tornare

navigherò miglia, attraverserò un mare

affronterò intemperie, tempeste e caldi torridi

per poterti rivedere

e forse un giorno

vedrai la mia sagoma dietro al tuo portone

correrai ad aprire

mi vedrai e non troverai cagione

per spiegarti perché me ne sia andato

e poi perché, dopo così tanto

sia tornato

Amare d’asporto



Volevo dirti

che volevo dirti

che ti volevo

ma non te l’ho detto

perché tu già lo sapevi da tempo

perché tu già l’avevi capito che mi fai impazzire

 

perché ti guardo come se fossi a digiuno da giorni

e tu avessi in mano una pizza cotto e funghi



Smostrati

dai nostri passati

rinchiusi

in una morsa di ricordi

che non sembrano voler sbiadire

scaviamo

nelle nostre carni

cercando spazi dove poter infilare

nuove immagini di altri corpi incastrati

di  sguardi, di mani, di abbracci

dove sentirci liberi da storie

che ci hanno lasciato un sapore amaro in bocca

e ferite che solo i baci

potranno suturare



Meglio che non beva

se bevo poi mi vedi ubriaco

quando sono ubriaco voglio baciare tutte

però a te ti bacerei anche da sobrio

ti bacerei comunque, tutto il giorno

meglio che non beva

che poi divento dolce e mi accollo

che mi devi tenere per mano, barcollo

ti cado tra le braccia, ma lo farei anche da sobrio

ti cadrei volentieri tra le braccia

 

mi offri da bere?



Nelle buie strade della nostra città

mi hai preso la mano mentre tutti guardavano

mi hai dato un bacio e hai detto: “allora?”

mentre i sussurri e gli sguardi aumentavano

tu mi hai detto: “non importa”

e siamo andate via, baciandoci ancora

traversando espressioni di disgusto e maldicenze

abbiamo guidato il nostro amore altrove

dove da nessuno dev’essere compreso

se non dai nostri sguardi