G.98

 

un abisso personale



si parla di sogni, di speranze e di aspettative

io non ho bisogno di nessuno

nessuno ha bisogno di me

non voglio più la luce, continua ad accecarmi

voglio un abisso, adatto a me

nel quale

l’odore sarà di zucchero

il suono sarà la risata delle buone intenzioni

che si suicidano a turno

attenderò nel buio

un perlaceo sorriso di follia

Per il piacere di guardare indietro



Il piacere di andare avanti

Camminare sul rasoio dell’ignoto

Danzare sul nicciano abisso

Sulla speranza di guardare in basso

Nessun spavento

Per il piacere di guardare indietro

bugia di vivere



sfugge

non si volta indietro

non ti concede nulla

ti affoga

fuoco in gola e ghiaccio nel petto

non esiste motivo

in fondo non era scritto da nessuna parte che questo fosse un posto giusto

noi siamo il nostro lamento

noi e lui

il tempo è la bugia del vivere

sincero tempo



non tu veggente

non tu sfera di cristallo

chi mai rivela la verità?

un anziano?

derelitto di epoche che furono

sopra l’orizzonte

candida barba

iride incandescente

tempo rivelatore

l’essenza di ciò che sarà

mia prima



cosa sono?

fredda, incandescente

discendente, nell’abisso

mio profondo

un raggio, folgore di cristallo

luce che accarezza

il bordo dell’oblio scruto

con occhio aquilino osservo

spettro amico

si può essere?