I.15

 



io lotto

per ciò che è giusto

non per ciò

che è comodo



Voglio essere
libera
dagli orari
dalle aspettative
dalle rivoluzioni
dalle idee imposte
dagli aerei
dalle parole
dalla mia immagine riflessa
sul vetro del treno
dall’avere fissa dimora
dagli attacchi di panico
dagli orgasmi
dai sogni
dai bisogni
da te
da noi
ma soprattutto
voglio essere
libera
da me stessa

io mi chiedo



chissà cosa vuol dire
trovarsi
tu ci sei?
io mica lo so
se ci sono
se ci sarò
quando mi starai
aspettando
ma non farmi mentire
non farmi dire
che ricordo
dov’è casa mia



sii quello che nei libri
non riesco a capire

che mi fa venire voglia
di rileggerli
da
capo



a tratti ci siamo
devastati.
l’autopsia alle nostre colpe
ha imbrattato
i muri.
li abbiamo ridipinti
insieme alle nostre
parole.
penso che se fossi rimasta
ancora a lungo
in quel teatro
il nostro dramma mi avrebbe
annegata.
sarebbe tornato
da me.
è ancora lì
tra quei muri,
è ancora lì.



Vorrei che tu mi avessi lasciato
cicatrici vistose
sul corpo

e invece mi hai lasciato
le voragini
nelle viscere

a te, sempre



ti avrei mostrato Londra.
e Milano.
la mia casa
i miei viaggi
le mie ansie
i raccordi
troppo tristi
da mostrare
a chiunque.
ma tu
avresti capito.
quel tubo sottoterra
che ti avrebbe stupita
come una bambina
invecchiata.
la mia vita
senza te.
Trenitalia
ci avrebbe aspettato.
abbiamo perso
ogni coincidenza -
la prossima è
domani mattina
di un’altra vita.
sei
su
di
me.

Nuvole di Londra



ti ho visto camminare
insieme a me
per Oxford Street
e cercare qualcosa
che ti stesse bene
e a Holland Park baciarci
sulle altalene
e sto cercando di ricordare
i tuoi occhi
ma sono un ricordo troppo lontano
e lo sai che non è vero
sono stronzate
perché i tuoi occhi
non li scorderò mai
e mi porti fortuna con le tue parole
sporche di fumo
e lo sai che amavo i nostri libri
e le nostre promesse
e stream of consciousness
ma quello
lasciamolo a Joyce
noi intanto incontriamoci
a Holborn
che non è mai troppo tardi
per scaldarsi
e io so
che ti ricordi
giuro che
passerò da lì
e scriverò su tutti i muri
che sono tornata



cammineremo tra i palazzi
riempiendo i buchi delle pagine
troppo bianche
per poter rassicurare

il vuoto mi spaventa
ma tu ci stai così comodo
non hai paura di tutto questo?
dei supermercati che spuntano
e se ne fregano di noi?

ti porterò sulla cupola di una chiesa
sperduta
per dirti che dio è
morto
e che ti ho amato così tanto
da diventare
di pietra

brucerò nel mondo
con il mio zaino in spalla
e mi mancherà sempre qualcosa
ma tu non ti preoccupare
Penelope
che un giorno tornerò
“come Ulisse che torna dal mare”



Non è vero
che non è mai troppo tardi.

È tardi per partire
è tardi per rimanere
è tardi per domandare
per dire la cosa giusta
è tardi per noi
è tardi per una sigaretta
è tardi per aspettarmi
è tardi per inseguirmi
è tardi per soffrire
è tardi per gli occhi
è tardi per andare al mare
alle mostre
è tardi per la bellezza
per il posto giusto
è tardi per la poesia
i brividi
le colpe
è tardi per mia madre
è tardi per gli stranieri
è tardi per amarci
è tardi per salutarti
è tardi per non bruciare
è tardi perché è tardi
e ci hanno sempre raccontato
stronzate.



non voglio cure
scusanti – calmanti
guardarti mentre mi aggiusto la collana
sapere che posso perderti
come ho perso ogni diamante
della mia vita
troppo presto
troppo tardi
per essere felici basta non saperlo

prendiamo questo maledetto aereo



Raccontami i tuoi silenzi
dimmi di quando hai avuto paura
di quando sei scappato
di quando non sei sopravvissuto
del tempo che hai sprecato
e di quello che ti ha fottuto
Dimmi che sei come me
che cammini ostinatamente sul filo del rasoio
Il buio non ti tocca
ti sono amiche le tenebre dentro di te
Ci guarderemo e non serviranno parole
anche i nostri demoni
finalmente
si zittiranno