I.05

 

a maiuscolo



Vai

al di là del tempo

e delle parole.

Sei uno sguardo senza un’era.

Una stella

destinata a volare

senza mai cadere.

Vai

seguendo il vento,

scappando lontano.

Tu

risplendi.

Io

diluvio.



E’

nella complessità degli occhi

che riesco a perdermi

facilmente.



Alla notte
‘a lontano
pareva una stella.



Lei.
Era dolce
in cuor suo.
Gemeva di gioia,
ma nessuno ascoltava.
Magra.
In troppi l’hanno calpestata,
è caduta,
si è fatta male.
Il mio cuore si stringe.
Il mio animo si spoglia
ed il suo spoglio animo,
rubato e frantumato,
viene finalmente accolto.
Io amo la vita mia.

Bocca di Rosa



Navighi sulla mia bocca
che lei
diviene un petalo di rosa
e tu
naufrago della sua rugiada.



Non si può morire così giovani
uccisi dalla vigliaccheria
di una ferrea pistola
falsamente impaurita.
Non si può morire così giovani
cadendo a terra
in una piazza affollata.
Non si può morire così giovani
mentre difendiamo le nostre scelte.
Non si può morire così giovani
uccisi dai servi dello stato.
Carlo vive.



Numeri primi,
primi pensieri.
Una notte m’accoglie,
generosa e consapevole
di resettare la mia mente
con un sogno.
L’alba di domani
sarà il mio real ritorno.
Brevi lune
contrastate d’un sole
offuscato di nebbia
come l’occhi mei.
L’unico sole triste,
tendente a infinito.
La luce
raschia via la mia ocrea voglia.

Incidentale



Perenne stanchezza
d’una vita tralasciata
e solitaria
volta a guardare
un prospero futuro
il cui avvenimento
certo non è.

Estranemozioni



Padrona di ciò che ho rubato.
A chi non so.
Ma so per certo
che queste emozioni non mi appartengono.
L’allegra fanciulla di tanto in tanto scompare:
scappa dal mio corpo e si rifugia,
si rifugia in un posto
che a me non è dato conoscere.
Ed è così,
con la stessa estrema leggerezza con cui
l’allegria mia decide di andarsene col vento,
che i miei pensieri vengono desaturati
fino al grigio più grigio.
La mia anima perde i suoi colori
e
senza fatica
si veste di tristezza,
pessimismo,
noia.

Rosa, rossa in volto



Un po’ di guance rosse,
un’angosciante armonia spezzata
si interseca nelle due vite.


L’acqua scorre
nel più profondo oceano,
ma il gemello allerta il mio pensiero:
qualcosa scoppietta
fuoco o ghiaccio, rimane insaputo.
L’apice della discesa,
la fine di un cuore che batte
incontrollato
incontrollabile.


Un po’ di guance rosse,
sole, interminabili.
Il cuore batte nel verso sbagliato.
Non voglio svanire.

Sensazioni



Come un fiume in secca.
Un abito verdarancio
inosservato.
Vorrei essere il tuo viaggio,
il tuo fumo arcobaleno
di odori soggettivi gradualmente variabili.
Uno spalancacielo di emozioni
d’una mongolfiera sperduta.
Un trasando colorato,
fiorito di lacrime ch’io non so dare.
L’impercettibile amarezza
che circonda le vite.


Incoscienti
sorpassiamo pensieri primitivi
gli attimi recitando.
E la solitudine serena
d’una notte d’estate,
calda,
avvolta da pensieri
ch’io stessa non comprendo.


Vorrei due ali di farfalla
e l’eterna giovinezza
che non sembro avere.
L’Odio che Amore batte
non per voglia ne per dolore
provoca
rughe nascoste,
inconsce.
Indosso ora una veste d’ombra
cupa come il pensier mio
che m’allontana.


E ci lasciamo trasportare
d’armonie dissonanti
del finto eterno
che è la vita.


L’Odio distrugge la capacità d’amare
e la volontà di tacere
con anime diverse.


Vorrei urlare la mia allegria
lontana da qui,
le luci per danzare
sono distanti
dal mio pianeta.


Lucciole agitate.
Solita compagnia,
sfumature color sangue.
Spiriti vaganti
nel solito
insolito mondo.

Vivo un momento di spensieratezza,
una vita superflua
complice in tristezza,
animatrice dei miei giorni.

Ricordo



Ci divertivamo con poco.
Tu eri il Re
ed io ero la Regina.
Ci stendevamo nei campi,
andavamo in bicicletta per i boschi,
e poi
un bicchiere di vino.
Eri il mio sole
ed io la tua luna.
Ci piaceva averci accanto.
Ci piaceva fare nulla,
su un prato.
Era stare insieme
che ci rendeva felici.
I nostri volti
brillavano di gioia
ogni volta che i nostri sguardi
si incrociavano.
Volevamo scappare,
volevamo seguire il vento,
come il fumo di una sigaretta.
Ci bastavamo,
ci inseguivamo
come un sogno proibito.
Ci amavamo,
ci amavamo da morire.



Confusione:
la sola espressione
che riesco a dare
alla mia vita.
Una solitudine
inconscia,
irraggiungibile.
Una luce solitaria
nella fredda
neve.
Un urlo.
Due.
O forse,
è la mia
immaginazione.
Un lieve dolore
che si propaga
nel vento.
La strana sensazione
che tutto
sembri niente.
Non posso dedicare
una canzone.

Iride



Chissà che vede
con quegl’occhi,
fluttua nel vuoto
per non crear
disordine.
Si sente piccola.
Ed è infatuata della vita.
Colori.
Lei crede
che l’Iride
cambi
la gente
veda diverso.



Sei il nostro tramonto,
l’intimo sole
coperto dal frastuono.
Ed un pino.
Le tue parole m’han detto
la foglia tua,
verde fuggitiva.
D’autunno volerai dall’edera.
..Barcelò.

Ecco come sparire completamente.



Vorrei piangere
e creare un mare,
un nuovo orizzonte.
Vorrei un prato
in cui rifiorire.
Sono una sveglia che non suona.
Un fiore appassito,
raccolto troppe volte.
Un cubetto di ghiaccio
ormai sciolto
dalle calde sensazioni di una notte.
Polvere di sale.
Una casa abbandonata
occasionalmente occupata
da inquilini di poche ore.
Ecco come sparire completamente.



Or non rimane altro che
la solitaria vita
d’un triste brivido continuo
incapace di volare.

E costretta a spezzar
le ali mie
cerco di scalar i monti
con le mie spoglie mani,
anche se fredde.
Non so volare
ma altro non posso permettermi.
E’ un brivido freddo
il mio.