I.08

 



Posso dirmi parole dolcissime
Ma nulla cambierà il silenzio
Che sento
Non sono amato
Non sono amato
Non sono amato



Voglio emergere da queste bocche di Polifemo
per mangiare il tuo cuore morbido
stringerti fra cocci di vetro
trattenerti in gola le parole mute che vuoi sputare.
Con queste mani accarezzerei tutti i tuoi coltelli
Io te le servirei su un piatto d’argento
tagliate minuziosamente per la tua fame.
E il mio fegato dolorante, e il mio cuore claustrofobico, e il mio cervello oscuro.
Della mia carne farei il tuo banchetto.

Dichiarazione di inettitudine



Non ora e non qui

Altrove, oltre ogni colonna d’Ercole



Io sono solo questa contrazione di istinti

un’irrequieta carne muta vergognosa insensibile

L’unica verità che conosco é il mio tacere,
il mio tremare nell’incapacitá di dire,
come un uomo sordo di vita, muto di volontà.
Io sono tutto ciò che non é.
Le mie parole fanno muto suono, i miei pensieri sono tutti deboli fiamme, i miei gesti spezzati.
Io sono il muto che dice di dover urlare, sono il cieco che impone di guardare
Un paradosso scomodo di negazioni
Io sono un vano un illuso un inetto.

 

 

 



C’è una dolce favola
che mi canto,
quella che distende
tutte le tensioni
verso un noi ipotetico
quella che ci immagina
trovati.
Una favola urbana
Nel deserto del buio
Coricata sulla finestra
Ti vedo
Sei quella luce che proviene
Dalla notte antica
Di tutti i tempi



Volerti era un’odissea

Ero un Prometeo incatenato

nei tuoi incerti palpiti

Un Edipo accecato

per quella ingenuitá

nel vedere attraverso il tuo tagliente vetro

un mito, sognante

di labirinto morire

Un Orfeo voltato

verso il tuo morto volto
Naufrago, mi dissetavo

del misero deserto

delle tue sponde spoglie.

Collezioni mute



Quando tu
non mi diluvi contro,
io deserto.
Di tutto.
Di idee, desideri, muse.
Non ho acqua
non ho fuoco.
Ho solo sabbia da inaridire.
Tu non mi lasci via d’uscita,
e nemmeno d’entrata.
E mi ritrovo dentro le tue voragini,
ma non so nemmeno
chi sei.
Vorrei esserti tempesta
e che tu fossi impeto.
E invece entrambi silenzio.



Io ascoltai

quella sinfonia

che non cantasti mai.



Sono solo un pensiero

venuto alla luce male.

Non posso essere

nient’altro che una sillaba vuota,

che finge di essere questo e altro,

ma muta giace e non fa suono

se non modesto rumore

Non posso che essere

solo l’inizio di una storia

l’apice di uno slancio al vuoto

una scintilla di idea

un debole desiderio

 

Mai la storia stessa

lo slancio d’amore

l’idea compiuta

il desiderio che sta bruciando

mai questo.



Ogni volta che ti volti dall’altra parte

Crei qualcosa in me

Il peso dell’ombra che lasciano

i tuoi gesti

scava

nella mia apparente integrità

una fossa comune

di tutte le mie speranze

raccolte a modulare

il canto funebre per loro stesse

E io mi nascondo lí

insieme a loro

Aspettando una tua sola parola

un tuo solo guardare

dritto in faccia

Che non è mai

Trascinato su di me.



Il tuo volto mi disloca

Non mi porta da nessuna parte

Non mi basta

Non mi sazia

Non lo voglio piú vedere.



Io amo ogni parola
Che tu non mi dici



Io guardo la tua pelle come una lama

la osservo lucente mentre si distende

con il binocolo della mia brama

la scopro tagliente

con il tocco dei miei dubbi

la ammiro potente

con la volontà del mio sangue

Si ripete sempre lo stesso equilibrio

Io guardo la tua pelle come una lama

e vorrei essere quella lama

o solo pelle impotente

per farti tagliare in me

strade di luce.

 



Negami, negami

negami tutto quello che puoi darmi

negami l’effimera luce dei tuoi occhi

negami le serpi delle tue mani

negami il tocco della tua volontà

negami il gioco delle tue parole

negami l’odore

il sapore

la visione

l’ascolto di te

negami la crudeltà della tua carne

ma non negarmi

il desiderio di slancio

a te

non negarmi

il bramarti

antico

come la cosmogonia degli dei

Negami me stessa

piuttosto io non saró nulla

Io non sono nulla

Peró, non negarmi

la passione della tua lontanza

Non negarmi quello che non puoi darmi.

 

 

 

 

Lui e Lei



Lui e Lei

riescono

a far incidentare le loro vite

attraverso milioni

di parole

o il singolo silenzio

del foglio bianco.



Il tuo gioco non vale
Non mi lasci entrare
Ma mi vuoi portare
A vederti cadere
E a cadere con te



Mi (di)struggi sempre come ti pare
Mi smantelli
Mi scopri
Mi disarmi
A terra
E mai
A te

May my wound be deadly



Mentre mi attrai con inganno,
Con un fiore fra le dita
Mi nascondi il suo stelo
E non mi mostri il pugnale che hai.
Il pugnale che sei.

Io ti sono vicina,
tendo la mano come a dirti
Non muoverti.
Ti arrivo di fronte.
Mi porgo al tuo volto.
Con la mano libera mi avvicini la testa.
E mi dici all’orecchio
Con un respiro vestito leggero
“Che le mie ferite siano mortali”.

 



Tu mi sfiori(sci) sempre tra le mani,

mio pensiero.