I.13

 

4 Agosto 2016



Ti amo
come se

non ti avessi
mai

incontrato o
perduto.

Santiago de Chile – 19 Agosto 2011



Oggi ho vissuto
uno dei momenti più
romantici della mia
vita:

ero sola

in cima al Cerro San Cristobal
- sopra casa di Neruda -
con tutta Santiago
luccicante
ai miei piedi

e un pacchetto di
mandorle caramellate
calde.

Vedi, Z.,
non è nel confronto
o nella tristezza
che ti cerco.
Mi manchi quando
sono felice.

Impressioni di Settembre



Amore mio, avventuriero, soldato, pellegrino, navigatore,
che dicono i
tuoi occhi?
Tracciano, i tuoi anni, itinerari lunghi e filamentosi.
Dipani, vivendo, la tua matassa di curiosità e giorni.
Che strade
pestarono le tue scarpe? Che mani accolsero le tue strette? Che luce si
è persa stamattina tra i tuoi ricci pensieri? Piccolo uomo mio,
sei
felice oggi?
Ti immagino in giro, con la voglia in tasca di fare tuo
quel mondo.
O con quel mondo in tasca, che sbatte tra le monetine
rosse.
Oratore senza lingua,
diventi ascoltatore, studioso.
Ieri
sera ho desiderato quell’intreccio familiare dei nostri corpi, a cui
ero così abituata,
il nostro letto rifatto
male.
Sorrido.
Ti amo

In equilibrio



Sarà che piove, sulle finestre piegate di questa mansarda wengè di
viale R. E. 239.
Sarà che questa sensazione di acqua e legno mi
condurrà sempre, in qualche modo, a via M.
Sarà che sono
sempre un po’ fuori tempo.
Sarà che vorrei un bacio.
Che ho
bisogno di stare nuda.
Che devo fermarmi.

Sarà che a volte
giro a vuoto
eppure
continuamente
ti sto raggiungendo.

Ci riesco?

Ci sono.
Qui, davanti al computer, con le gambe incrociate sotto di me

-un’indiana col suo segnale di fumo-
i capelli raccolti sotto la
finestra

il frigorifero è una linea sopra il silenzio

vinili sul
cuscino

la scacchiera sul tavolo basso e
accanto
il nuovo clacson
della tua bici
che attende di suonare

e tra la cinta del kimono
e il
telefono bianco vintage

eccomi a guardare con un occhio queste parole

e con l’altro il buco scavato dai miei passi sulle scarpe bordeaux coi
fiorellini
all’altezza del pollice sinistro

i miei piedi lunghi e
magri
sempre feriti da un cinturino troppo stretto
o dalle infradito

quando ininzia l’estate

ho le unghie corte
papà dice che quelle rosse
le hai portate con te a Madrid
e che me le restituirai
nel tempo
insieme

la candela beige alla vaniglia
vicina all’incenso
ha il ventre
d’un pozzo
si è svuotata aspettandoti
quando,
per l’emozione,
l’avevo
accesa troppo presto
la sera della cena giapponese

in questo
equilibrio perfetto
ci sei tu

tu che passeggi al Buen Retiro
tu che
leggi la parola ‘spazzolino’ al supermercato
tu che dormi sul divano di
Seba
tu che ti guardi la basetta debole
tu che mi fai vedere calle
Mallorca con la webcam dalla finestra
e mi dici che a Madrid c’è il
sole
tu che stai ‘parcheggiato’ nella stanzetta di ‘quelli di derecho’

con gente che legge il giornale
e dove si sfasciano di canne
tu che
conosci i barrios con la macchinetta fotografica
tu che eri un
cartoncino colorato in Madrid 2016
tu che russi davanti a Carmen
e ti
svegli al trapanare di Mariano
tu che prepari i fusilli al francese

anche se lui non è un gran comidor
tu che vai al botellon col vino
dandy
tu che pensi al parmigiano
tu che ti arrotoli i ricci col gomito
alzato

tu che riempi
che senti
che sento

in attesa di
toccarti ancora.

Tua

 

Vertigine del medio lamento



Punta la pallida pelle,

spolpata la carne,

inverminato il cavo,

affacciarsi e

guardare dal torsolo

i morsi del tuo mancare.



avvoltolata sconvolta nel verdarancio voltavomi, tolta stravolta
stavolta la svolta, travolta amata
alcune lacune, in due sul balcone,
spicchiato peccaminoso lo specchio schiuso spiegato sul letto piagato
strizzato
sciolta scosciata buttata dei succhi succhiata
spremuta asciugata seccata
divaricata aperta umida fertile



sola e piena in questa stanza vuota dइ me percorrorincorro rotoli di domande

andando ancora ora qui quieta e curiosa

sapendochiedendo onde e donde dolorosamente mentendo

Ode al Tosco



Spiri filati espiano le putte spoglie
del talento appese a sfoglie punte.
Pei fluvi ariosi e persi,
Amore sbeccheggiato,
cigola singulti fiati:
respira.

29 Aprile



Tra i piedi dell’attaccapanni

dadaista

la polvere ripassa col dito

il ricordo

della tua valigetta nera.

Cile



La vertebra
scura
della mia
agenda nera.