I.22

 



À Marco
Tu che non avevi assaporato
mai le labbra di nessuno,
Ho colto il fiore per superbia
Per superbia l’ho lasciato in un vaso
Ad appassire negli istanti secchi
Perché chiedesse sussurrando:
Vita
Acqua.
E mentre le foglie diventavano sempre più raggrinzite,
in basso la testa pendeva
Una goccia gli donavo
Per tenerlo in vita,
facevo in modo che sembrasse
Cader da Olimpo Nettare di dei.

Il fior si spense piano piano
E se ne fuggí lontano
Alla ricerca della vita
Alla ricerca di una sorgente viva
Che gli donasse una goccia
Una goccia di acqua pura.

I.22