I.31

 



annegano le lacrime nel mare.
generano bolle di sale
che respiro.



Non auspicavo guarissi le mie ferite.
Volevo solo sentirmi al sicuro due minuti.



Con l’acqua calda di una doccia ho pianto via il dolore
– o almeno sua buona parte.

Scrosciante eco la leggerezza del vuoto dell’esistenza.



Ti ho sognata.

Ho sognato che ti abbracciavo
mentre ti dicevo «mi sei mancata».
Per una volta non ti sei scansata,
mi hai addirittura stretta
con gli occhi umidi.

Forse hai curvato le labbra,
in un mezzo sorriso.

Ricordo che hai detto
che questo silenzio lungo un anno
non aveva senso,
«dopotutto, dormiamo ancora assieme».

Avevi lo sguardo di quando
volevi raccontarmi cosa t’era successo
quando ho pensato che
senza la sveglia sarebbe stato meglio.

L’ho spenta e mi son girata;
il tempo di vederti arretrare
con un po’ di dispiacere.
Questa volta, il tuo, era un sorriso
di tre quarti. Quattro gli occhi umidi.

Mi sono svegliata.



Un po’ di pazienza.

Tra i nostri ritardi, e quelli del resto del mondo, ci incontreremo anche noi.
Sarà in una stazione o su un molo.
Magari sotto casa, su un marciapiede.
O in un’auto parcheggiata con le quattro frecce.

E saremo pronti a partire,
di nuovo,
o pronti a restare,
ancora.



personaggi senz’anima.

scrivere di loro è quasi un reato.

e tu ne hai una?

te la senti? addosso,

aderente alle tue stanche membra,

estendersi al di là della tua ombra,

innalzarsi e protendere a

cose più autentiche che

non diventano mai parole?