I.44

 



In momenti come questo
il terriccio si secca.
L’umidità galleggia
in un tabernacolo di
scimmie domate
non più dall’ebbrezza,
ma dalla noia:
dall’amarezza.

Servirebbe una stretta di mano
per allentare il mantello
(stretto al collo)
della solitudine totale (quasi banale)
che avvolge le parole,
non più ubriache,
ma sporche:
soffocate.

Ci si distende sul letto,
interdetti del palinsesto
in cui viviamo,
spogli ormai
di un qualsivoglia orgoglio.

Può avvenire a chilometri di distanza,
da una parte all’altra
del mondo;
l’importante è che spezzi il legame
che ci incatena al suolo,
l’importante è che ci porti nel profondo
dell’Altro,
che arresti ogni battito fine a se stesso:

un incontro.