J.13

 

Sospiro



E la primavera avvolge il tuo corpo
mentre scosti,
silenziosa,
i capelli dal volto.

Sono solo due punti



Hai due piccoli nei
sul collo
uno accanto all’altro
come se fossero lì
per tenersi compagnia
per tenerti compagnia
per tenermi fisso
a guardare
e far si che mi avvicini
come sapessero
che adoro
quando sfiorando la cute
ti vien la pelle d’oca.



Siamo esattamente
quel riflesso
sul finestrino,
di un autobus
troppo affollato.

Piccoli, piccoli momenti



Sentire i piccoli rumori
mentre si cerca di stare zitti,
mentre ogni movimento sembra scrutato,
la mano in tasca che vuole uscire
senza interrompere la pace,
la saliva che impasta la bocca,
la testa appoggiata ad un lampione
e gli occhi aperti, aperti e grandi.
Quei silenzi smettono di essere rumore,
non son più così eterni
diventano piccoli
attimi di vita
pronti a restare dentro
dove nessuno può toccare

Il buon sapore di un sorriso



Ed erano sguardi
trasformati
in movimenti impacciati.

Sassi



Poesie
come sassi nelle scarpe
da togliere e mettere in tasca,
appese a dei fili,
scelte le più affini
nascoste le più vere
mostrate le più crude.

Arrivederci



Da quegli occhi, tremanti e lucidi,
si poteva leggere chiaramente la voglia di non lasciare più la presa.
Voleva prendere e scappare assieme a lei,
come se nulla più contasse,
nemmeno i progetti di una vita,
i sogni da bambino ed i regali ancora chiusi,
sotto l’albero di Natale.
Ed è così che dovrebbe essere,
esattamente la sensazione del primo fiocco di neve,
quando sfiora il viso,
lasciando
la guancia umida.
Una brezza timida sgualcisce la serenità del momento,
trascinando un brivido lungo le spalle.
E mentre si allontanava
le era ancora vicino.

Colibrì



Volava, vola e ancora volerà
con leggerezza,
Nei miei pensieri fluttua
a mezz’aria.
Un insetto, davanti a occhi increduli.
Come un colibrì.

Dettagli



Il sole mi batteva forte in viso,
ostacolato solo da un paio di occhiali neri,
fu in quel momento che pensai a come sarebbe vivere una vita senza i dettagli,
non parlo di una carezza,
di un sorriso,
una sigaretta accesa,
una bottiglia di birra rotta,
a terra.
Sono gesti insopportabilmente giganti,
quello di cui sto parlando è di quel piccolo uragano d’aria che passa tra la mano e la guancia
ancor prima del vero e proprio contatto tra i due corpi,
dell’insignificante cambio di temperatura che a volte ti gela ma altre ti scalda
tanto da farti cadere in emozioni concrete,
palpabili ed inevitabili.
Quella sigaretta,
che dopo un paio di tiri,
forma delle piccole pieghe sul filtro
perché viene stretta troppo,
perché assaporare quel respiro ti inumidisce le labbra,
perché in fondo non siamo perfetti,
in nessuna situazione sappiamo con esattezza
quanto dobbiamo far pressione,
e stringiamo,
stringiamo tutto più del dovuto
per non far cadere a terra le cose.
Quando vediamo una bottiglia rotta,
ancor prima di rendercene conto,
cerchiamo di ricostruirla con il pensiero,
non è il senso dell’ordine che parla,
non è pressapochismo,
ma sono i cocci
che urlano disperati
e chiedono con eleganza di non finire soli,
distanti.
Cataloghiamo
sistemiamo quella bottiglia
come per evitare la nostra solitudine.
E sono questi i dettagli che amo,
i dettagli di cui non potrei fare a meno.
Le pieghe sulle sigarette e sul viso
mentre sorridi,
le mani umide
ed i pensieri,
quelli più piccoli.

Nascere ancora



Sistemo capi sporchi,
fogli,
scarpe bucate,
pennelli e tele,
come per ordinare
brandelli di pelle,
e comporre
piano
un corpo.