J.02

 



Y tu distancia permanente

y tu voz de helado y frutas nuevas



Sale la notte fino alla gola

di pietra le ossa

di vetro la nuca

 

la notte mi beve

affogo sott’aria

 

…e mentre mi rompo

la pelle schiantata…

 

decido che no,

ricucio la strada.

 

***

 

M’invento mattina, mattina inoltrata

preparo il caffè, tiro su una persiana…

 

con gli occhi scampati

nella pancia una campana

il buonumore spacca i vetri

y mañana sera otra vez y siempre

mañana

Il dialogo.



Questa fusione di aliti.

Questo rutto di emozioni.

Quest’esclusione di colpi.

Quest’improvvisazione assurda e continua di se stessi.

Questo negozio di cristalli.

Questa milleveli di parole.

Questa realtà aumentata.

Questo varietà di saltimbecchi.

Questo non detto.

Questo maltorto specchio buio.

Questo stagno morto.

Questa pioggia di lividi

tch tch tccccch

sulla brace del cervello e sulla brace dei cuori.

La libertà



La libertà non ha molto da dire

non vuol dire più niente.

La libertà mia finisce dove comincia quella degli altri.

Così detto, non vuol dire niente.

 

Cosa farò quando sarò libero

perché voglio questa libertà

e di che cosa sa.

La risposta a queste domande forse

vuol dire qualcosa.



Cos’altro
potrebbe eguagliare il successo
d’una serata intera
passata in silenzio
di me.
Nell’impossibile buio
da cosmo ripiegato,
vergognoso perplesso,
di stato di cose
imparentato solo fiocamente
con quella realtà.
Un pozzo nel retro,
che non appartiene alla casa.
Un tardo giugno,
la campagna dell’infanzia in banda
che non ho mai vissuto.

 



Poter per una mezza luna

dirmi francamente.

Dentro un angolo qualsiasi

e con chiunque.

Riposarmi seduta, parlare.

Non voglio lo straordinario

che c’è come c’è l’inverso

che crede distaccare.

È tutto lo stesso

e nessuna differenza.

Ci piacerebbe che le cose fossero distinte,

diverse le une dalle altre.

Sarà la confusione della luce o dell’ombra,

un pensiero che è tutto il resto che rimane,

tutto la stessa cosa.

 



La spunta azzurra vuol dire che mi vedi.

Una spunta sola per il mio messaggio timidamente lanciato

una doppia spunta,

trepidamente recapitato

la spunta azzurra, dio mio, irreparabilmente letto.

Ed è un segno tanto piccino, fa pena a vedersi

e intorno a quel minuscolissimo byte

si ciondola

pieno di vergogna

legato alla vita per un così ridicolo filo

il mio palpitare per te.

Sai non importa

la tecnologia non ce la farà mai ad epurarsi di poesia.

 



Doucement en finir avec la vie

et commencer avec l’amour,

qui est la mort.



Così come piove

mi è chiara

l’assenza di messaggio.

Il mondo non mi si dà in musica stanotte,

è slegato rumore.

Non cerca di darmi, cifrata,

alcuna chiave di volta.

Non c’è dietro l’angolo

alcun gatto del destino,

nessun’antica proposta

avanzata dalla notte,

nessun biasimo

nessuna buonanotte.

Così come piove

- con calma, scontata

passa un’auto qualsiasi

qualsiasi è la strada.

Non mi faccio virente

non sono piccina o lontana, impotente

così come piove

non cambio nemmeno

non succede niente.



L’aria che avevi!

La disinvoltura

con cui stavi al gioco.

L’inarrestabile discorso

che il tuo corpo intratteneva col mondo,

da un punto che è il centro e l’uscita di tutte le stanze.

Mi fai ricordarmi di me,

del mio corpo e del mio discorso,

delle solitarie e più belle avventure,

della recita e del balletto con cui intrattengo il mondo.

Si fatica ma piace

giocare a giocare.

Foss’ anche per un giro di bicchieri,

tesa voglia sospesa mi sei,

sotto il cielo di questa città mare.



Vorrei oggi, sotto questo cielo così piatto,

sotto queste nubi così grandi,

sotto questo ombrellone,

sotto questo tettuccio di lettino, dormendo, assumere altra vita in altro luogo.

A metà di una fronda, esposta ad est, sicura del momento, senza scoppi né grida,

dar frutto.



Vorrei poter stare sempre in casa da sola,

ma mi dispiace per gli altri, poverini,

che avrebbero pena di me.



Di cosa scrivere?

Di questo cuore?

Di questa voglia? Di tutti voi?

Di questo incredibile concerto che fa la lavatrice al piano di sotto?



Io lascio sempre la finestra aperta

però di questo mi vergogno

per esempio se qualcuno viene in camera mia e dice:

brrr che freddo, hai la finestra aperta!,

io dico: è vero! Me la dimentico sempre!

Però penso: appena te ne vai la riapro subito.