J.11

 

Alternativa



Sei la mia alterativa:

la mia discoteca di silenzi;

il museo dei nostri sguardi

o almeno dei tuoi occhi verdi.

Amo sfogliare le pagine della tua pelle

mentre le mie mani percorrono le autostrade

lunghe e tortuose delle tue braccia

e nuoto nella linea dell’orizzonte delle tue ciglia.
E anche se non ci sei,

rimani il mio sogno preferito,
ad occhi aperti,

prima di prendere sonno.

Requem for a dream



Vai,

cela al tuo animo

la bellezza nelle tue mani:

non esiste più. Il tuo sogno

l’ha soppiantata ormai.

 

Lo spiraglio della serratura

t’ha accecato,

e tu vai.

Vale la pena incespicare

per quella sagoma,

ogni caduta sulla sua via

farà meno male della tua inerzia.

 

Appagato dalle delusioni e euforicamente stordito

continua: per quella luce vale ben la pena spegnersi.

All’Attesa



Camminando nell’imminenza

ho visto, sotto alle mie dita,

ogni momento che passava

staccarsi e volare via, come

squame di serpente.

 

Davanti a me il tempo si apriva,

ma non ero in grado di cogliere

lo straordinario che mi si offriva.

Agli amici che lavorano.



Rieccoti, mia cara
compagna del mio viaggio
verso la maturità.
Ansia, sotto ai piedi e sotto al cuore, ver-
tigine e spazio siderale tra me
e la vita. Sete avida, mancanza,
disorientamento e inettitudine
anche alla sola speranza, da te
sconfitta tempo fa.

Tarlo ostinato che crivella di dubbi
le certezze in cui noi siamo cresciuti,
mentre il dio del successo ti nascose
ai suoi devoti, noi poveri atei
Brancoliamo incerti nell’inquietudine.

E non è avere vent’anni
e non è avere gli esami
e non è storia di una notte,
uno sfizio capriccioso
e di maturare non me n’importa
e i soldi e il successo e tutto il tempo
libero del mondo non basterebbero.

Fidatevi, è qualcosa di più:
è dare un timoniere a questa barca
rotta, un senso a questo viaggio; un fine
o almeno una fine.

Ma alla sera riesco ancora a dormire,
in sogno qualcosa mi dice
che il bello esiste, è concreto il vero
ed oltre all’orizzonte più splendido
incrocerò lo sguardo
che ti caccerà nell’oblio.

Futuro



Cosa tesse i fili del mio domani?

Saperlo lo cambierebbe? O forse

Conoscere le essenze del tempo mi

Gelerebbe in un’impotenza vuota?

 

Sulla tela bianca del mio futuro

posso disegnare i miei desideri.

Per loro natura, le speranze si

Animano se sono condivise

Dalle persone che le popolano.

 

E allora già sento la brezza, muove

Le fronde del bosco dipinto. Terre

Lontane paiono dietro l’uscio di

Casa, e lo spazio s’assottiglia tra i

Secoli, proprio in punta di cazzuola.

 

Vedo una casa, Luca, proprio come

Fossi lì, e poi una bellissima

Donna, il cui viso m’è celato. Lunge

Odo anche un vagito d’infante. Vedi

Com’è facile tenere il futuro

in mano. Prestaci attenzione e cura.

Magari proprio il tuo non s’infrangerà.



Non è forse l’uomo un guscio di noce

naufrago nelle mani del destino?

Un trampoliere in balìa dell’atroce

vento, in cresta d’un monte viperino?

 

Che, per quanto la sfidi arditamente,

prevalga alla fin sempre sull’irruenza

della natura, spinto dalla mente,

dalla voracità di conoscenza?

 

Ma, per quanto forte, una formica

non può sostenere da sola un piede

che la schiaccia, o la gazza sua nemica.

 

L’uomo osa perché nel cuor suo risiede

l’uopo d’esser cullato in fatica

Dalla madre sua, che ad esso diede

 

l’amor suo e d’una donna

Come ragion di vita

Casa



Eppure sei altrove

 

Risiedi negli sguardi

Nelle amicizie e negli amori

Veri

Sei la sincerità di un amico

Il seno che mi culla

Stai in mezzo alla folla delle metropoli

Ma ti troverò nei romiti boschi

 

Ho errato per gli angoli bui

Dei corridoi della mia esperienza

Ma resti una vaga immagine sfocata

Ho trasformato la realtà in sogno

Inseguendoti, mio miraggio

 

Ogni camminata nei luoghi della mia infanzia

È un viaggio nell’ignoto

Se l’obiettivo sei tu

Sei la meta ed il cammino

Ma la partenza?

 

Chi ti ostenta dopo averti trovata, tu

Casa luogo persona rumore odore sensazione

Ha trovato te o mente anche a se stesso?

Io ti troverò?

E tu

Esisti?

 

La tua immagine è riflessa

Dallo specchio della Natura

Nella tua ricerca

Mi nutro della tua assenza

Affinità



Proviamo

A pensarci

Due

Metà

 

Proviamo

A diventare

Uno

O lo siamo già?

 

Devo imparare

Che io non sono

L’unico intero

In un mare di metà

 

Tra noi due si cela

La completezza

Altro Ulisse



Un bel giorno ho deciso di non pensare più

Niente preoccupazioni, solamente gioie

Cercando l’ interruttore delle mie paranoie

Ho trovato te, e le hai messe giú

 

Una volta volevo disegnare il futuro

Ora il mio orizzonte é il tuo sorriso

Spensierato, non contengo il mio riso

Quanto ero triste, anche se sicuro

 

Libero é chi non dipende da ciò che ha

Io mi delizio nella mia schiavitù

Non salperò per altri lidi, mia Calypso

 

Eppure ancora odo il canto delle sirene

Sordo, lieve, vago. Ma poi vedo te, amore

Ed il silenzio non m’è mai stato più lieto

Amo et pugno



Le tue parole fanno vibrare

Le profonde corde della mia anima

Il tuo caldo sorriso scioglie le mie parole

Non ti so rispondere, ineffabile amore

 

Non voglio perderti, sono un vigliacco

T’ammiro, ma il mio cuore é sotto scacco

Preferisco vivere nella possibilità

Che rischiare di incontrare la realtà

 

Principessa indiana dagli occhi di tigre

E gli occhi di giada, guardandomi

Mi incanti, o meglio mi streghi

Non riesco a parlarti, a guardarti con occhi d’amore

 

Scrivo allora questi inutili brutti versi.

So che tu sei musa degna di ben alta arte

Ma sento di dovere, fortissimamente dovere

Tentare l’impresa per non vivere nel rimorso

 

Principessa guerriera, spezzerai

il mio cuore nella battaglia finale?

O é vero ciò che si dice

 

Che l’amore trionfi sempre?

Ma é amore o follia il nome che diamo

al sentimento non corrisposto?



In una notte piena di pioggia

Cadde un fulmine

Da una mente affollata di pensieri

Caddero parole

 

Parli e scrivi proprio come me

Ti capisco.

Non so come pensi. Non so a che pensi

Non ci capiremo mai, e sarà la guerra

Che combatteremo dalle nostre trincee inespugnabili.

 

E se non ci fossero più proiettili da sparare?

Prenderei la penna, e riassumerei

Ciò che di più prezioso possiedo

Per donartelo

Me

L’inverno



Edifici di cera,

Mucchi di fredda neve
Lì specchiarvisi deve

L’illuminata fera

 

L’inquieto sguardo volge

Come accenno d’intesa

Con la bianca distesa

Un brillio l’avvolge

 

Inverno, che donasti?

Ora l’uomo è una fera

Sprofonda nei suoi fasti

 

La fiamma si avvera

Con amor tuo mi trasti

Fulgida Primavera