K.08

 

Sai d’una pace



Sai d’una pace

che non ha atteso guerra,

e il tuo fuoco rivela

ma non brucia;

sei il vero del mare,

a Te segue un respiro profondo.

Sai d’un inverno 

che non assidera respiro,

ti scorre un fiume 

che non annega, bagna;

sei il concreto del tempo,

a Te distende un mattino.

Sai d’un ricordo

che non ammala pensare,

hai la notte 

ma non il buio;

sei il vigore della vita,

a Te appartiene l’irrazionale

ma non il dubbio.

Mendicante



Cammino strade mendiche di verso,

laddove è insito, pregiato, il conforto.

Oh intensa Furia d’amaro abbraccio,

ripudio l’invito tuo al convivio dell’angoscia

ove nutriresti il mio affanno con cinico turbamento.

Consapevole d’inganno, cedo a sonni pregni d’assilli;

onore di burrasca, accolgo esanime d’annegare.

Sei le nuvole



Sei le nuvole, vivaci solo

se il vento soffia lieve.

La tempesta impetuosa

ti disperde d’azzurro.

Sei l’aria, invisibile 

sensazione d’ossigeno.

Il sole innanzi a te,

gracile s’eclissa.

Campo di Grano con Volo di Corvi



Epatica esistenza terrena,
verdi vie di fuga
m’incanalano all’azzurro cielo di Luglio,
che l’olio mi permise di ricreare.

Chiesi a bruni corvi
di conviviar col mio cuore.

Una tempesta di lutto
avrebbe battezzato con la sua acqua
la travagliata mia scomparsa.

Sogni



La tua voce – soave – mi chiama,

il tuo viso ha giovane sapore.

Il tuo cuore ha ripreso le forze e 

i tuoi occhi più non guardano al cielo.

Ma la notte beffarda mi gioca

e la luce disperde il tuo abbraccio.

Rassegnato, ti aspetto alla sera

per poterti spiegare il dolore. 

Fragile Sera



Come ti senti in questa fragile sera?

L’aria ha il fresco sapore della novità,

il cielo ha un giovane colore d’infanzia.

Dalla mente risorgono dei vecchi sensi

che, verso il ventre, scendono a scaldare

gli intimi resti dell’essere ormai passato.

Rapida sfiora gli occhi un’immagine

e poi scompare, e lascia al pensiero

solo un rumore appassito, baccano

scuote il cuore e rigido svanisce.

Si spegne il cielo e invecchia il colore, e il 

sapore, ormai tiepido, è vittima del vento

che non concede chiacchiere di nostalgia.

Pervade l’aria una candida malinconia 

serale, e lento tramonta il mio sguardo,

e al buio di questa sera, mi sento fragile.

Eveline



E’ turpe la vista

che il vetro ti dona

all’opaco villaggio.

Ti mostra il grigiore

e il fiorente appassire

della tua giovinezza.

Dolente è il tuo sangue

che scorre e ti è casa,

ma non ti è famiglia.

E’ battesimo il mare,

disonesto il pensiero,

ti arrendi al rumore.

Sei carnosa radice 

che si nutre di stallo,

sei scultura proibita.

Ritorno in eterno

al principio di fine,

sei assoluto perire.

Natura Morta



Vorrei oppormi all’indifeso germogliare delle mie angosce,

che floride adornano l’erto abisso dell’ossessione.

Fiuto petali che sanno d’annientamento,

mi nutro di bacche succose d’utopia.

Il mio passo indeciso crepa secchi rami speranzosi,

le mie mani irrorano il viso di pietosa rugiada.

Un misero prato mi accoglie sommesso,

inerte osservo la mia Natura Morta.

Mi parli di strade



Mi parli di strade in cui ti sei persa,

e delle rugiade discendono il viso.

Riporti una pioggia che triste t’ha tersa,

poi tuoni, poi lampi, con me hai condiviso.

Non temo bagnarmi di fiamme sgradite,

non voglio indugiare sul tempo che viene.

Vorrei accompagnarti in colline brunite,

guardarti nell’alba e parlarti del bene.

Impulsi, siamo



Impulsi, siamo: 

l’aridità ci inibisce;

rumore, facciamo,

quando in cerca d’utopica uscita,

la mente affolliamo con pensieri 

d’incomprensibile mortalità:

frivola tendenza a-esistenziale.

Ape Morente



Sono un’ape morente nel gelido Febbraio,

e fiori non vedo, ma sento vicino il tiepido

Marzo, che potrebbe scaldare la mia fame

e riparare il mio volo. M’illudono promesse,

ma domani non toccherò sera, né bagnerò

le ali nel lieto crepuscolo; solo cadrò nel buio

ma non sarà notte, e mi avrete dimenticato.

Fiori di campo



Confidente, la Vita sta sola 

e sospira e rinsecca, e in

squallida terra abbandona.

Intrappolati nel fango, cullati

solo da gemiti e tristi tormenti.

Petali, siamo consumati fiori 

di vento recisi in volo da mani

disinibite, che ci ospitano morenti.

Materia Mortale



Materia mortale, non desiste nella mia mente

il pensiero che tutto esaurisca.

Chiedo l’eterna prova, memore solo d’utopie

d’ossessi poeti, suppliche pietose.

Non vi è inesorabile precario che possa rivelare

ideali. La realtà è caduca, feroce,

e noi siamo effimere prede.

Onde



In giro io e le luci,

circondato da silenzi,

disturbati dal vigore 

di sacrificate onde;

domani sarà sole,

e indagherò i rumori,

per cercare la preghiera

delle martiri notturne.

Primizie



Volti m’incontrano, vuoti,

mentre indago la strada

al chiudersi della sera.

Gli occhi ti scorgono

mentre sola cammini

e io preparo parole

per poter addolcire

i freddi massi, discreti,

che staranno a sentire.

Fiorente Appassire



Smorto t’inchini alla 

terra che ti nacque.

Colorato, sacrifichi

il respiro al sonno.

Abbandonato, ti culli

verso sogni sospesi.

Non è più tuo il profumo,

nessuno più ti coglie.

Inconsistente ricordo,

della mia mesta mente.

Offoco



Non so nuotare, 

ma la mia anima 

ha voglia di sentire 

il buio dell’abisso,

e la vista chiede 

il sale del mare.

Mi mantengo a galla mentre

accontento precario

il languore vitale.

Astrazione



Cala il rumore dell’alba

le idee bruciano di frastuono;

il timore del muoversi vitale

d’improvviso sovrasta la morte,

e l’orrore dell’astrazione

diventa, ideale, desiderio.

Trincea



Viviamo guerre diverse,

ma il fango della trincea

che nutre i nostri giorni

ha lo stesso sapore.

Pensieri alla sera



Muove l’odore del giorno,

ricerca un consueto riparo.

Vìola la mente un pensiero,

rimbomba, slega un dolore.

Parole sconforti posano 

un velo che copre passati

ora grevi, innati per porgere

il male, fievoli passiscono

e colmano vespera arsura.

Il tempo percorre veloce

le tiepide strade che urlano casa,

nel vento s’affrettano le luci

che tediano il calmo silenzio

del guardo. Il buio ha già tinto

sui volti delle ombre mortali;

Attendo le fredde mani

del riposo, che possano presto

scaldare il tormento.

Frutto Incerto



Frutto incerto della terra,

non ristagna che l’infante

melodia della primavera

ad allietare l’anima, tua,

che più non può ascoltare:

ti attende matura la morte. 

a F.



Fragile annotta e

ricordo il sorriso,

abito lieto e giocondo 

nel volto alabastro;

celeste espressione – sei

emotiva panacea;

stanco cielo 

colmi d’armonia,

all’unisono brilli d’albore. 

Vanitosa un’altura



Vanitosa un’altura esibisce 

tutte le ricchezze e l’oro

tra gli arborei smeraldi e

le corolle rubine. Credo  

un’essenza nascitura, e

tenui boccioli schiudono

una maternità Naturale,

ch’è battito sottosuolo.

Al fuoco del Sole, nuovi

s’aprono sguardi vivaci;

il Cielo ha a compagnia

brune ali d’infanti rondini.

Torna celestiale tinta, più grave.

Ma al cuor non torna pace

e m’è iemale il fitto Marzo.

Incubatrice



Anche il sogno – ormai – mi è dolore.

Il delirio notturno, natio in fantasia,

imbastisce delle buie vesti funeree:

mi accorge al futuro patimento vitale. 

Cauto vedo affiorato l’abbandonarmi,

ma non si rivelano ai miei opachi lumi 

le mani della confidenza, né la fiducia 

leva languida l’agnostico peregrinare.

Ciottolo Solitario



Quante sere sono stato un ciottolo

sul freddo fondale della solitudine.

Quante notti il mare dei miei pensieri

mi ha straziato alla furiosa corrente.

Quanti raggi d’alba mi hanno trafitto

mentre il mio sguardo era rinchiuso.

Quanti tramonti mi ricorderanno, ora,

d’esser l’unica pietra a sentire dolore? 

Non odio il canto



Non odio il canto della vita,

ma nella mente m’è rumore. 

Ambigua, la voce del ricordo

traspare fragranze passate,

ma un tempo ormai corrotto

ne ha avariato la percezione.

Resiste al colore la pallida

carnagione delle malinconie,

sbiadisce immagini il freddo

gelo nella mia cara solitudine.

Anemoni



Siamo fiori di vento,

intrappolati in vile

e squallida terra;

attendiamo, tormentati,

ingenue mani che ci

colgano e ci rendano

a dono, per libera morte.

La Prima Vera



Il calore discende – celere – verdi gote;

rosse lentiggini di petalo solcano 

il viso dormiente di madre Natura e

carezze raggianti risvegliano la vita.

Ho confessato al nervoso cielo

apprensione e dubbio. Risposto

mi ha – vanitoso – col Sole: tua 

è la prima vera alba di Marzo.

Silenziosa



In silenzio, l’Oscura

soffoca – cortese -

spettri in preda 

a velluti sospiri;

desiste la mente,

luminata dall’eco

di reverberi canti

tinteggiati di bianco.

Solatia sta in acqua

un’ombra di luce.

Nel vento ritrovo,

sereno, un ricordo.

Il vento mi chiamerà



Il vento mi chiamerà
ma non sentirò, e delle
sue frivole confessioni
non sarò più spettatore;

allora l’incomprensibile
rumore del mio pensiero
mi avrà gettato in braccia
disgustosamente mortali.