L.108

 



All’oceano chiedo l’onere di pulirmi l’anima

al vento il favore di raccontarmi storie,

un cuore stanco che tristezza concima

mi batte in questo petto aperto.

Un orizzonte senza onde cosa può mai trasmettere

se non la sensazione di guardarsi allo specchio.



Vorrei dormire

dormire tra le nuvole

guardare in basso

e sentirmi grande

ci sono tante dita

ma nessuna tra le mie

ci sono tanti occhi

e i miei non piangono

c’è tanto dolore

ma nessun vuoto

uno spazio aperto dove correre

e nessun luogo dove poter nascondersi

penso alla mia pancia

ai capelli sporchi

e ai piedi stanchi

vorrei piovesse

vorrei amare

e a volte

come sempre

come ora

vorrei solo dormire



Ora è silenzio

quello che prima era soltanto dolore

e che prima ancora era soltanto amore



Ti ho amato nello stesso modo in cui ti ho guardato,

di nascosto attraverso piccoli specchi storti.

Mi ha lacerata e deliziata lasciarmi trascinare

appena sotto il paradiso ma nel pieno centro dell’inferno

da te

che potevi essere tutto ma sarai solo

l’ennesima cosa strana che mi è successa.

Ho leccato con la punta della lingua il miele dalle tue parole quando mi hai chiamata ubriaco

solo dopo aver ingoiato ho avvertito il retrogusto amaro.

A tutte le meraviglie che mi hai detto ho risposto con il silenzio di una persona che sa fingere male la timidezza

non una ma mille te ne avrei volute dire io, e l’unica che rimpiango e che vorrei sapessi

è che sei una finestra su un mondo che non ho mai conosciuto ma che sento familiare.

Si spegne l’amore si spegne la luce



Non osare guardarmi

non con quegli occhi

che non sono più nemmeno i tuoi.

Non osare guardarmi

con quel cielo senza stelle.