L.108

 



Ci siamo amati come ci siamo guardati, senza toccarci,
di nascosto attraverso piccoli specchi storti.
Ho leccato con la punta della lingua il miele dalle tue parole
quando mi hai telefonato ubriaco,
è dopo aver ingoiato che ho percepito il retrogusto amaro.
A te
ho risposto con il silenzio di chi sa fingere bene timidezza.
È in un’altra donna che ti incastrerai all’ade e alla vita
noi non possiamo appartenerci in questa, rimani
la sensazione di pace che non ho mai conosciuto.
Mi ha lacerata e deliziata lasciarmi trascinare
appena sotto il paradiso ma nel pieno centro dell’inferno
da te,
che potevi essere tutto e sarai solo
l’ennesima cosa strana che mi è successa.

Non temere per me,
io resisto
al fuoco e nel fuoco
sono qualcosa che è già arso alle sue radici,
sono cenere
non brucio.

Sveva



Avevi ragione tu padre,
meglio che io taccia,
impara dai miei errori
che io resti seduta
con ferme a elegante incastro le mani
su due ginocchia chiuse.

Avresti voluto per me un altro nome,
un carattere dissimile dal tuo,
speri che io obbedisca
ma ti compiaci se non lo faccio.

Brucia la gola di urla,
ieri latrate oggi celate,
verso del vino e il calice porto
in segno della mia croce,
Padre, Figlia, Spirito Santo.

Je veux la vie en rose



Alle difficoltà ho consacrato la mia vita,
proverò a sopravvivermi
e diventare un valido chirurgo.

Dovrei fare come quest’ape,
non alzare lo sguardo dalla mia fatica in fiore
indossare un abito di zelo
e non temere la solitudine richiesta dall’impegno.
Sono stanche le mani con cui accarezzo le braccia della sedia e il legno della scrivania,
per me è tutto così insipido ora,
così insapore.
Non ho voglie da soddisfare,
le sigarette le lascio a metà,
dopo cena non mangio il dolce sulla tavola,
non ricambio le attenzioni di chi vorrebbe condurmi in un letto.

Vorrei incontrarti tra quaranta anni.
Tu con gli stessi occhiali e i capelli bianchi,
io, grassa, con le vene varicose sulle gambe che ora ti piacciono tanto.
Avrai una bella camicia e i soliti movimenti eleganti,
fumeremo un sigaro accompagnato da un buon whisky
e rideremo di una gioventù che non abbiamo vissuto insieme.

Vorrei averti incontrato a sette anni.
Ti immagino bambino buono e introverso,
come lo ero io,
avremmo condiviso in silenzio uno spazio all’ombra sulla spiaggia
e la corsa verso il mare per la sabbia che brucia,
fianco a fianco
ma troppo timidi per prenderci per mano.

Vorrei ci fossero cure più efficaci al tedio e al dolore,
alla mancanza di talento e di affanno.

Avrei voluto meno bellezza.
Avrei voluto tutta la vita te.



 

Ho trovato cura

in altre me altrove

per tornare,

sui miei passi,

sana a te.



I was looking for my ratio through a golden path

- golden was the heart of the brother we shared -

but we went up in smoke the same.

nelle meduse c’è tanta bellezza [mostruosa eleganza a fuoco conduce]



 

Violacea l’ombra, le danze e gli abissi
in cui immergendosi affiora e riaffiora
la mia dannata amata
fin da quando efira perse
la voglia forse la mira
di opporsi alla corrente.
Brucia vira migra , ora,
perché sei mare in mare d’ira
fuggi le acque ostili e terse
a cui io non mi sottrassi
e da cui non seppi mai salvarti.

 
[Rinuncerei all'apnea
al sangue all'inchiostro alle onde
per essere marea,
per poter condurti tuo silenziato (in)canto]

Alla mia Nemesi Nera



Prima posizione,
incontro buio ebbro
alla foce di un incrocio a livrea di tigre.

 
Flèche,
i nostri cervelli schioccano
come lame che si incrociano in stoccata.

 
In punta di fioretto,
un affondo non è affronto
se tuo.



All’oceano chiedo l’onere di pulirmi l’anima
al vento il favore di raccontarmi storie,
un cuore stanco che tristezza concima
mi batte in questo petto aperto.

 
Un orizzonte senza onde cosa può mai trasmettere
se non la sensazione di guardarsi allo specchio.