L.113

 

REVIVISCENZA



É tempo forse.  

D’una rivelazione amara nel raggiungimento di se, nell’accostamento tra obliquo e verticale, che evidenzia una gravità d’azione. 

La gravità, sublime e di appartenenza, non negabile tramite sterili pretese, dovrà essere soddisfatta 

É tempo forse

Di incolpare il fuoco giocoso del fanciullino viziato, per auto restringimento di virtù 

Sancire la locuzione prima dell’azione in segno di crudeltà, seppur ben adattata 

É tempo forse 

Di rimproverare l’esperienza onirica nella sua incapacità di coinvolgimento, di increspamento delle amare radici amputate. 

Della sua indolente spensieratezza e inarrestabile vocazione sensitiva 

É tempo forse 

Di screditare il fraudolento senso di colpa, cambio di muta dell’amico serpente, che attraversata condusse in confusione l’interpretazione de suo colore opaco. 

Non ci fu peggior causa di irrilevanza, nello spiegarsi incapaci di responsabilità, addossando le malattie alla caducità, alla finta perfezione astrale 

É tempo forse

Di smettere di sminuire, mimetizzare  il riscontro catartico delle esperienze in apoteosi di egoismo, trascrivibili per mezzi limitati dal sapere collettivo, un errore araldico nella falsa soggettivazione del soggettivo 

SCRIVEVA NEL SONNO



D’un pensier solo  

Discostatosi un istante

Rendea conto

Al suo comportarsi

Felice mirava

Il districarsi del pensier

che sol prima induceva   

Uno spasmo di volontà 

morì 

Prima d’aver indugiato 

Nel normal immedesimarsi 

 

Inebriante sensazione

Tiene un segreto con se 

Sfuggendo ai normali impedimenti  

Grigna d’una volontà assopita 

Nel sol pensiero

Chessenefrega del común costume

Libratasi allo sguardo improprio

Pare il desiderio divenir realtà 

E abbbracciar 

Il dolce voler  

Nel battito risale 

Il ritmo di volontà 

Del suo sguardo erotico

Del suo momento condiviso

Fu imposto dall’esistenza

E ne fecimus arte 

Antica usanza

In gioco la vanità 

Sognando ai normali ugelli

Si innalza en el sospiro 

Che sol d’un istante

Si rendea padrone

Musicalità vissuta

D’un passato curioso

Nel momento di ricerca

Si assopì

La necessità d’una vita coerente 

Compresenza di similitudini

Quel che chiede viene imposto 

E con sol piacer

Si ricambia l’amara

Solitudine 

InebriantI vitalità 

Affini alle sole necessità 

Che guardandosi insospettite

Resero conto

Alla magnifica speranza  (o presenza)

EYIOS DYONISIOS



ai supplizi a me elargiti

degli impeti li trafitti e segni di pulsione

ai lirici vagabondi 

di bíos condotti 

cofani di omaggi rendi esima

la natura vigliacca

del tuo creatore

in eremo rimane uomo 

e confessa il sangue rosso 

alla divinità

di lenea presenza

ed il vetro risuona

libera, zoé

SMORZA ; E’ LUCE



Altro tempo è passato

Altro ghiaccio sciolto sul volere araldico

Mai dico mai (inno al cielo inspirato)

Mai sgusciato sotto i tedi dell’acre aspirazione

Punge; è svolta

Nel piacere del cicatrizzare la tua transumanza

( Mia musa )

Lasci gocce di veleno, animate nel mezzo espressivo, intrinsecamente agrodolci

Pupille crampi brividi, lacrime risorgenti dalla cenere amata 

Tanto amata

Quanto aspettata, allo svanir del crepuscolo: non c’è tregua

Il buio anima i pensieri 

Il giusto rotolo di laña

Per l’amato persiano, scova la notte brava

Dietro l’ombra di un vento passante

Riflesso nella foglia un poco più sporgente

La notte compensava luminosità

Smorza; è luce 

NON E’ PAROLA



La dolcezza di un bacio in scrigno di festa

Dava calor nel nido condiviso

libera di volontà la mano lesta

Concedeva ampiezza al suo sorriso

Ma nei rovi gaudenti del crimine di passione [Celava ebrezza]

La scomodità dell’Unione

Si risolse, in mera lesione 

De mentir per amor di compromessi

E scomodar il caldo emotivo

Degli stessi

Parole di fuoco per  metter in moto

Sguardi sfigurati di credibilità 

intercettando quel poco

Che impassibile cede alla lealtà

A camminare nelle steppe; a soffermare l’attenzione, in posizione austera;
nello spingere passo a passo con memore audacia (delle interruzioni capitate da incomprensioni)

 Ci si imbatte; ci si può imbattere (coscientemente) ; nella seggiola di un castello abbandonato e tremolante (per facoltosa immedesimazione) si svela un dipinto di colori sconosciuti (chiave di segreti, scomparsa dei divieti),

 

Incombe e tramuta e soffia e canta ballando le maschere di un tempo.

Ma non parla ( ! Non è parola) ; non lo fece; non riuscì

 

Ed io non riuscì a uscirne illeso 

Come di un peso, trascinato con sfrenata volontà, illudendo il vento (degli scrigni sociali) piangendo tempo;

 

((tempo che ama tempo che salva

Tempo che si presenta, tempo che non porta, ma termina e ripudia))

 

 

Al vigliacco del villaggio rimase la figura 

Del aver reso omaggio senza paura

All’emozione schiava di premura 

pur di veleggiar il culto della natura

Dallo sguardo suo:

E allor credete agli astri, soffermate (se vi sarà possibile) sull’ occhiata senza fine di un animale a cospetto dell’istinto; e allor presentatevi al vostro sogno senza eroicità; presentatevi nudi

Senza volto

senza 

Immagine

E allor (reclamerete) non più risposta

ma domanda 

L’ABISSO ESIGE



Il diavolo mi ha riconosciuto

Riconoscente

L’onda si infrangeva (come ben saprai)

L’onda si inarcava (subito sotto le sue sopracciglia)

Una mente incompiuta, inconsapevole

(Ma sicuramente degna di un sogno)

Labbra affumicate e denti ingialliti 

Infelice dava segni di ciò che egoisticamente etichettava

Non sarà la barba a farmi uomo

(L’esperienza forgia ben più velocemente)

Una sigaretta! Infinta (è forse il paradiso) 

Per chi poco più non può immaginare

Le mani agitate non raggiungono la salvezza, del sole distorto rispecchiato

Un sospiro, un sospiro offuscato

L’abuso chiama

L’abisso esige

Eppur il volere irrassegnato desidera un ultimo fermento, un’ultima reazione (all’assoluto)

Sorridi mi impongo, per buon ética sorridi 

Non lasciar che vinca te stesso 

Non ragion possa calar vendetta

Se di lei prima non riscosse il suo debito

Un attimo, mio padrone

Rileggi il tuo misfatto e chiediti consenso

Giammai! Il fiume porta; il fiume toglie