l.115

 

Ho il cuore stanco



Trascino
Il mio cuore esausto.

Sembra la gamba di un pendolare
morta
tesa
sull’ultimo gradino della metro
che a casa chiede di tornare.

Così,
stanco del tanto viaggiare
il cuore chiede di soffocare.

In un sonno profondo
Come é la notte per quel pendolare.

Un riposo fecondo
ma
senza sogni
che lascio
agli innamorati insonni.

Acquario



Ti convinci

del vuoto nello stomaco,

ma è vuoto esistenziale.

 

Confondi

la fame di vita

per fame di pane.

 

Sei nata acquario

in questa sfera abissale,

 

ma solo contenere le tue lacrime

è cioè che sai fare.

Non mi meriti



Ieri sera le tue parole hanno dato vita
a mostri dentro al mio petto.
Sputano rabbia,
dolore,
odio.
Una morsa stretta alla gola,
poco più su di dove vive il cuore:
sono le catene che mi tengono ancora legata a te.
Come fenici,
dal fuoco delle tue parole sono nati mostri.
Sto bruciando viva.
Ma
Come fenice sto rinascendo
Ti racconteranno della mia nuova vita
Ma
tu
vedrai solo la cenere che ti ho lasciato.



Mi fa male mostrarmi a te accartocciata,
sgualcita,
calpestata
dalla paura che ho di vivere.
Ma
tu continui a trattare la carta straccia che faccio di me
come
un’opera d’arte
e mi fai sentire
il quadro più bello di tutta la mia vita.

Bonsai



Per tutta

la vita

aveva ambito ad essere la più robusta pianta selvatica.

Per rendersi conto

quella mattina

di essere cresciuta il più delicato fra i bonsai.

Un grazioso alberello

il cui unico scopo

è quello di essere una responsabilità per gli altri.

Le lacrime

cadevano come foglie

Il corpo

si rinsecchiva

“Prenditi cura di te”

dicevano le radici spezzandosi sotto i piedi,

“Nessuno si salva da solo”

urlavano le foglie lanciandosi dai rami

E se nessuno

si salva da solo

chi annaffierà mai quel bonsai che si sta lasciando appassire?

Non c’è bisogno di piangere



Non c’è bisogno di piangere ti dicono,

non serve a niente.

 

Non si può impedire alle lacrime di cadere giù.

Si lanciano a capofitto

dalle finestre dei tuoi occhi, sono lacrime di salvezza.

come chi cerca di resistere alla morte buttandosi dall’alto di  un grattacielo in fiamme.

Sono lacrime di sorpresa,

come il miracolo delle sorgenti nel deserto.

Non puoi negare ad uomo di ricercare la salvezza,

come non puoi vietare alla prima goccia d’acqua di stillare da un pavimento arido.

Ci insegnano che piangere è la sconfitta,

ma solo dagli occhi di  chi piange vedi la battaglia in corso.

Puoi stropicciarti gli occhi fino a che pungano come spilli,

stai solo sacrificando le prime file dei tuoi soldati, facendoli indietreggiare come codardi

ma la guerra esploderà comunque.

 

Non c’è niente da piangere ti dicono,

non serve a niente.

Ma tu piangi

Piangi

 

E smettetela di dire “si è messa a piangere”,

non sono io che piango

sono loro che piangono me

e lottano

dove io arretro.

 

 

Prenditi cura di me



Tendimi la mano quei giorni

in cui per la vita non faccio il tifo

e convincimi

che senza te

farebbe ancor più schifo.