L.116

 

7 marzo.



Ti osservavo fumare

l’ultima sigaretta della sera,

e tra le lenzuola scivolava

l’odore di fumo e carne, nostra.

Avevi gli occhi che straripavano

di meraviglia,

mi spogliavano

e io restavo inerme.

Bambina, dicevi.

 

Adesso me ne vado,

mi porto via i mille baci

e ogni sussurro,

che incollavano

solo per quella notte

i nostri pezzi difettosi.



Unico e solo padrone beffardo

delle nostre vite, il tempo.



Potremmo trafugare un’ora al tempo

e ingollarla a metà.

Estingui per me ogni fiamma di razionalità,

fatti penetrare negli istinti e li renderò feroci.

Bramo di sfiorarti.

Vorrei sussurrarti



Poche parole

Che odorano di sesso.

Qualche discorso

Che spieghi

La sfrontatezza delle tue mani

Sul mio corpo.

Un dialogo

Che illustri

La tua pelle accaldata

Dopo le ore trascorse,

a dispetto del pudore,

ad insinuarti tra le mie gambe.