L.118

 

Inverno



Respiro il silenzio nell’aria
Mentre le nuvole, bianche, s’appoggiano,
mentre tutti chiudono gli occhi,
Sui fili verdi che prima c’accarezzano
Quando si camminava a piedi nudi
Per sentire, sui nostri corpi,
Della Genesi la gloriosa Rinascita.
Ma adesso mi guardi e stai zitta,
o meglio, tieni serrate le tue secche labbra, perché credi di non sentirti all’altezza di poter vivere questo,
Tutto questo.
Non credi che sia stato creato per te.
Intanto la luce risalta questa neve,
E sentirsi gli unici svegli
Non è mai stato così bello.
Pur in questa quiete, mi sento trasportare, e più viaggio più le ramificazioni della mia coscienza
Si legano col ghiaccio, vivo, ed innocuo, timido e silenzioso,
Ma tu non devi aver paura
Dammi la mano, la pelle è fredda,
Ma il sangue non ha mai smesso di correre dentro le tue vene,
Perciò finché corre fidati di me
E buttati in questo freddo, mentre
Mi guardi negli occhi, e puoi piangere
Piangere quanto vuoi, perché qui, noi,
Siamo soli.
Tutti dormono,
Ma il sangue non ha mai smesso di correre dentro le loro vene.

Genesi



Genesi.
Risveglia il tuo essere
Che la natura s’attorcigli sulle tue braccia,
che tu rinasca, viva
Che la luce del tuo fuoco rinasca dalle ceneri, che ti faccia riaprire gli occhi
Che tu scenda dal paradiso
Che tu urli, con musica aggressivamente
Soave,
Le parole che la memoria ha seppellito
Sotto la polvere del male
Che tu spazzi via il dolore, e morte
E il cielo, grigio, e
che il buio finisca, finalmente.
Ma anche se è tardi,
Rilascia speranza e spirito
In energia incontrastabile
Nello sfogo di un attimo
E riporta luce nelle nostre vite,
Nei nostri pensieri
Ai nostri figli, alle anime dei caduti, e
Perdona e rinasci ed urla,
Perdona, rinasci ed urla,
Perdona, rinasci, urla.
Per noi, che abbiamo perso i nostri passi.

Eterna, nel sonno



Nella mia mente, dormi,
La calma s’appoggia sulle palpebre,
Come di luce i riflessi sull’acqua.
Dormi e sei leggera come l’aria,
e trasparente;
E mi sfiori nel buio mio
E su di me giaci, proteggi; tu,
bianca, fioca, dolce, non svegliarti
Che sei eterna
Nel sonno.

Naturadinamica



Noi,
Presuntuosi, dotati d’intelletto
S’ignora l’istinto
Perché troppo semplice, e reale.
Verde, verde
Raggiungi il sole, radici
Come mani e braccia;
Noi,
Presuntuosi, non abbiamo bisogno
D’istinto, ma depressi
Perché senza un vero traguardo.
Mangia la luce e l’aria,
Ci scorre clorofilla,
Clorofilla, verde,
E il cuore non batte, racchiuso in
corteccia.

Al giovane Amore



Lunatiche tempeste d’essenze del pensiero

Manie cresciute e tagliate e represse

Su e giù, su e giù

Orbite, che violano la fisica

E vivo sbilanciato

Suona come un organo,

il Cuore Pazzo.

Metafisica I



Ti taglio le radici

Ma senza cattiveria

Ma non sono Buono

Né ‘gnavo

Quando mi chiudo, e mi racchiudo

Non vedo l’orizzonte

Profondamente infinito è.

La luce passa nelle radici

La sento arrivare,

Ma non la vedo.

 

ODIO



Sbocciarono orchidee

Sullo stagno nel giardino della reggia

Lei lo disse.

S’aprì il cielo, nero, d’uno squarcio

Dietro la ferita, blu e azzurro

Lei lo disse.

La luce passò dai rami

Magnolie di sangue verde le vene

Lei lo disse

Lei lo disse, e Lei lo disse

e l’Odio non riuscì a sfogarsi, interrotto.

 

Progressioni



Tutte, una sola direzione.

Trupicadie carprenzi



Sinìce, brambilla carnistèi illunda satròci

Tumelfo idotti trecìnei, palacasti udando

Tiburti ingadeva sirtirilli, catèdone zarcando

Aimèoli rapicava, eti satìcopi ucragni

Laidoàva, trupicadia.

Sentimentizzazione



E bruciarono, senza far rumore

Senza far odore

Senza far vedere

Né lasciar traccia alcuna

Ed affogarono, senza far rumore

Senza far odore

Senza far vedere

Né lasciar traccia alcuna

E scomparvero, quindi, senza far rumore

Senza far odore

Senza far vedere

Né lasciar traccia alcuna.

Mal di piedi e d’anima



E la Brigata scese per la via

Al che Il Giovane intuì espediente

Per reprimer fatica e dolor di battaglia

Barcollando con parole volgari

Racconti di rancore e magra miseria,

Di aspri rimorsi, di notti in galera

E seppur giovane l’esperienza sua

apparve, le sue parole eran ricche di spirito

I solchi nel volto, illuminati d’acqua acida

e di sofferenza ben presto

nostalgia, profumo di sua madre

e cipressi in primavera fiorita

Ma solo d’incanto.