L.129

 



A Voi
Condannati dalla Vita
a portare sulle spalle
un peso insostenibile
che fino all’ultimo
dei vostri giorni
avete retto
con coraggio
dignità
A Voi,
ogni volta
che il mio corpo
e la mia mente
vacillano,
va il mio pensiero.
Possa
almeno ora,
non dico la Morte,
ma almeno la terra,
esservi lieve.



Come
colonna di marmo
adorno di crepe
invisibili
agli occhi dei passanti
sembro
solido
basamento.
Come
rudere di gesso
crollerò
rovinosamente
sotto il peso
del primo affaticato
che vedendomi
sostegno
su di me
cercherà sollievo.

L’apparenza inganna.
Essere a pezzi
senza sembrarlo.
L’apparenza condanna.

Chi cerca trova



Passo intere giornate
sdraiato spiaccicato
su un molle materasso
intriso di sudore e noia.
Sciolgo il mio tempo
intrecciando pensieri
flebili come il vento
che accarezza le fragili
pareti della mia testa
roventi come il fuoco
che arde le lacerate
mura del mio cuore.
Sollievo e tormento.
Uno è ciò che cerco
ma è l’altro
ciò che trovo.

I miei occhi



I miei occhi
diventan ogni notte
meta del viaggio
fine della Vita
di tutti quei fotoni
emessi milioni di anni fa
dalle figlie di quelle stelle
che bruciando ed esplodendo
han generato
miliardi di anni fa
ognuno
dei milioni di miliardi
di atomi
che compongono
i miei occhi.



Chi pensa troppo sa
che qualche pensiero
senza se e senza ma
dovrà fare i conti con la realtà
se non vuol perdere
prima il sonno
poi il senno
e infine la sua sanità.



Contro ogni previsione
è la direzione
in cui vado
per dimostrare
che merito
il Dono della Vita.

Avidi



Troppo occupati
a pretendere
ciò
che pensiamo
non avere
abbastanza
non ci accorgiamo
che stiamo
perdendo
anche
quel poco
che avanza.



Che se fiorisci tu
Non posso che sbocciare
Anch’io.