L.147

 

Pem come sparo



Una sigla al posto del nome.
Poeti di una generazione senza sprone.
Assuefatti dalla libertà, non sappiamo più cosa voglia dire lottare per un ideale.
Armati di parole, combattiamo il senso comune che omologa la mente e avvilisce il cuore; eppure, deboli come gli essere umani, allettati dalla risonanza e dal clamore, scendiamo a patti con il potere.
No amici, le poesie non parlano solo d’amore; soprattutto quelle di chi se ne professa il liberatore.
Allora compagni io chiedo il vostro aiuto: chi ha ancora qualcosa da dire la dica, con intelligenza e passione, senza badare alla convenzione, ché la prima rivoluzione è quella mentale.
Poetate contro l’ingiustizia, ma poi non fermatevi alle parole, cosicché un giorno saremo liberi dal giogo del padrone.
E la nostra marcia sia pur illuminata da fiaccole di pace, ma che il nostro braccio forte e fiero sia pronto ad incendiare il profitto dello sfruttatore, vile traditore.
Uniamoci dunque, ché portandolo insieme il peso del destino ci sembrerà più lieve.