L.23

 

Mademoiselle



Se mi portassi a un té

chez Madame Panckoucke,

tra i suoi tesori non potrei

temere quelle bambole messe

- da parte.

Gli occhi di vetro mi sarebbero

trasparenti e addio incubi!

Andassi a trovarle che ragione avrebbero di farmi visita?

O di coprire le mie carni di porcellana

con pizzi bianchi, di una notte scura.

E ti prometto, che sarebbe un pomeriggio delizioso :

ma per adesso,

sono più cava di loro

e il postino ha smarrita

la cartolina d’invito.

 

Nella mia stanza 13/01



Sola

leggendo un libro

che vorrei parlasse

di me

e

abbracciata

alle lettere

penso

a che spreco d’inchiostro

sarebbe .

Soli-tu(de)



:-Sigarette bianche                       unghie nere

con-fini di due

amori o poco più

bruciano gli occhi e le labbra

in un finale dolceamaro

il disco continua a girare

e cercano di far chiarezza

le lettere nere                            sul foglio bianco

(o viceversa)

SILENZIO

Solo il ticchettare sordo del Tempo

e le parole di Corbière nella mia testa

- Spegne la sigaretta

Cliché



La parola amore

così spesso liberata dalle mie labbra

per la sua ora d’aria

Conservazioni telefoniche



E ti sembra poco
che la troppa comprensione
faccia male all’ego e allo stomaco?

Cigno nero



 Kαιρός kαιρός kαιρός !

Ri-svegli poetici e tornare sé stessi

linguaggi fatti nostri vomito altrui e

persone in prestito.

Avvinghiata alle gin-occhi-a.

E la saggia Naïveté che

osserva e annota due

fratelli troppo cresciuti

che giocano a  n a s c o n d i n o.

Tutto verde.

Tutto così re-ale

Che nessuno l’avrebbe mai previsto

come un haiku incompleto

[tu-tto tor-na a

scorrere ….

                             ]

Lasciandoli col fiato sospeso.

:-E poi?

-e poi siamo ritornati a casa, no?

Ouais!

Lezioni di memoria di una vita che non ho mai vissuto



perché parla ancora?

 

Una vecchia polaroid cristallizzata è

un kolossòs-amore-perduto:

O. destinato a cantare

momenti mai vissuti di

E. anima candida e

lunghi capelli biondi.

Si son persi alla prima poesia

della fabbrica di storie

O. comporrà non leggerà

i banali-noiosi blabla (altresì detti versi) di

E. condannata a danzare nell’Ade

fato non stupida avidità (?)

drôle de ménage

Quei due,

come Orfeo e Euridice

Coi miei ricordi



Mani blu
tremanti fram-menti

frementi velleità

verità pochezza
e troppa paura
di andare a letto
- sola o

Ambivalenza disarticolata



chiamate di-stanze gialle  linee

binari

invalicabili

mancanti

deviatoi

rete lessicale senza ordine

senza i(n)spirazione senza contatti

senza vita senza

parole chiuse in gabbia

solo scrivere una città ignorando segni e

ignorando ancora il tempo

fuori e dentro

conservazioni telefoniche e non

pensare non pensare

______________________________________________________________

e tutto questo sul mio letto.

Incontro perpendicolare tra sogno e realtà



Mi stringi,

ed è tutto finito

nei tuoi occhi

zolfo e cloro

o parole

galleggianti onestà

nell’eterno momento

e andrà tutto bene, andrà tutto bene

.

Waltz melanconico di una vita dalle portine occupate



Stanchi (di) ritornare a casa

Vodka e vino e altri ingredienti



- Questa non è una Rivoluzione -

Persone noiose
l’Idiota:

Schmuck.

Guardarsi a fronte scoperta
- ci siamo mancati?

Schmuck.

Cronache del viaggio
prima di un bacio

Forse c’eri davvero Kαιρός

Schmuck.

Un segno sulla spalla sinistra
e chissà cosa vogliamo!

 

Ma in fondo eri solo tu

Schmuck!

Di uno che credeva di poter cancellare la vita



Parla il quotidiano

Notizia straordinaria!

È il momento di assistere,

alla più grande impresa mondana:

meglio

dei primi passi sulla luna la Tour Eiffel la

scoperta del Tempo

e dello Spazio

meglio del Nuovo Mondo, del telefono della

televisione, meglio ancora delle droghe

(sintetiche) e della scoperta dell’acqua calda.

Ed ecco a Voi l’arrivo dell’uomo che cancellerà la vita:

armato di carta e penna riuscirà

nella sua impresa.

La folla è in disibilio

- non ci si può proprio trattenere -

ci siamo

La sua immagine, Lei è stata sostituita!

Fatta                                          Fuori

Non c’è mai stata!                                  (?)

abbiamo smesso di sognare e

la vita è cancellata.

Peccato che i suoi ricordi siano ancora là

Tutto quello che ancora non ho scritto



Parla il critico d’arte

Tutto quello che ancora non ho scritto visto                                   INUTILE!

Chiedersi cosa rimarrà

di tutte quelle notti

perse a non-dormire

gli sguardi

hanno abbandonato gli specchi;

eppure Nessuno ci aveva avvertito

dell’inevitabile ritorno a casa

nonostante le Indicazioni                              errate

delle parole che ti sei scordato di dirmi

agli angoli chiodati

di un ritratto incompleto

- mio Dio!-

Avanti il prossimo dipinto, Signore!

 

E signori,

Niente è più semplice,

dopotutto siamo solo tele senza nome.

Titolo : Senza



 

Parla la vecchia

che se ne andava verso non-so-bene-dove

prendendo la strada più lunga

in tacito accordo col suo bastone.

Alla ricerca della vita, del bene

e di tutte le cose                         giuste

:-Sono solo un po’ stanca-

Delle parole al chiaro di luna, dei passanti, dei dischi rotti,

delle ultime sigarette, dei libri scontati del settevirgolatrepercento

delle attese non richieste, del destino, delle coincidenze

dell’estrema percezione di ciò che non è

(che proprio per questo non aveva ragione di essere)

ne ebbe abbastanza.

In quella notte lunga trent’anni

quando

arrivò a Casa.

Sei parole da una lettura di Rimbaud



Parla chi crede di saper tutto (ah sì?)

La

vergine

folle

Persa

nel

talamo

La terra nuda ha sempre tanto freddo



(Che poi io di edilizia non ho mai saputo un cazzo)
Siate clementi, la vita è scritta di getto.

Lasciamo stare

gli addii la noia le parole

abbracciate in letti troppo stretti.

Lasciamo stare la birra

gli altri i baci in prestito

lo spazio la tragedia dell’incontro.

Lasciamo stare ‘’la suprema opera d’arte’’

I métro e le fotografie

Lasciamo in pace l’amore!

Non posso dimenticare:

i sospiri la strada quell’abbraccio

i sogni le sigarette i furti la poesia

la tua schiena che si allontana.

Lascia stare il Tempo, lascia stare.

Che per questa  vita  volta va bene così.

Poesia “quasi” perfetta



Un verso di troppo.

Apocalisse = rivelazione



–/–/–, Piazza D.H. Lawrence

Per C.Simic
Parla quest’oggi

Ci spiamo attraverso gli specchi:

quel je-ne-sais-quoi

che aveva Vivian Maier,

non sapere più a chi rivolgerci.

Biciclette controvento,

ecco che cosa siamo!

Son tornato alla mia casetta

tra trent’anni, ho trovato chiuso

Guardavo dall’altra parte

Dell’obbiettivo.

Solo cartelle turchesi e impiccati

Da corde a due facce

“E all’altro capo?”

Ritorno



Parla l’Eternità

Morirò,

tornerò nelle parole

trascritte

da quel ragazzino ubriaco

di vino e sigarette

tedesche.

E sarò sua

per l’ultimo verso.



Ho scritto
Una poesia incompleta
E

Epistolario di una poesia d’amore malriuscita



Parla il primo verso

–/–/–

Inizia così, mi leggi nascosta

da guance rosse e io ti osservo,

dalla cima del foglio

mentre ti accendi una sigaretta

(troppo piena di sottintesi)

e non ti chiedi perché piangi

e vorresti dimenticare tutto

e a me non interessa

e dici che la sofferenza è sacra

“solo se solo se” non ne conosci le cause:

che vista patetica!

Che non vale una foto o un ricordo

(Ne ho avute di ben migliori!)

–/–/–

Eppure nessuno ha potuto leggermi così

-ti dico- e tu ci credi!

naïve 

–/–/–

Finisce così, mi leggi nascosta

da guance rosse e non so se guardarti

dal fondo del foglio,

mentre getti via una cicca

e un altro stupido proverbio

“quel che è fatto è fatto”.

Ossessione



Parla il blocco del trascrittore   

Dopo il mio ultimo

aborto ho dimenticato

come si scriva.

Promenade



Parla l’attesa   

L’ultima volta che mi persi,

nella strada adombrata dalle silhouettes danzanti

(di vagabondi e suonatori ambulanti)

non avevo orologio né contrattempi

incurante del tempo – oh, quanto tempo,

tempo strascicato sui miei tre passi

(come al basket);

fu così

che verso le tre del mattino ne vidi due

presi a non-baciarsi

privi di senso

(dev’essere ambiguo!),

non volevo che morissero così: giovani!

-mi avevano capita quanto quel Keats.

Ammirata.

Passai ad altro

non mi dipingevano così chiaramente da quel cameo :

una biondina seduta su una panca.

Paraedolia



Parlava da sotto il lenzuolo   

Ricordo il mio primo furto;

dovevo avere sei o sette anni.

Dovevano essere dei biscotti.

Doveva essere metà Dicembre.

Doveva essere quasi mezzogiorno.

Dovevano esserci ospiti.

Doveva essere innocente.

Dovevate credermi, dovevate credermi.

 

Nessuno si accorse

non era la prima volta.

Dell’arte di soccombere placidamente



Parla una bandiera bianca   

Cessate il fuoco!

Gli sguardi non interessa(n)ti

ignorano gli avvertimenti

di noi anime in pena.

 

Ritirata!

fischiano i proiettili

dalle fiasche piene

di vino amaro

bevuto a metà..

 

Riposo!

Il generale colpisce

la sua tempia nemica

con respiri troppo

lunghi.

 

Fermi fermi!

Grida l’ultimo caduto

cullato dai sibili

delle prime granate.

 

Sull’attenti!

Nessuno osserva

il nostro ultimo

tragico incontro.

 

 

Belle Pou



Une vieille qui parle   

Mon petit ami,

ma soeur:

ou est-ce qu’ils sont parti?

J’ai habité Lyon,

J’ai habité Paris;

J’ai vécu nul part.

À jamais Lyon,

À jamais Paris.

Laissez moi.

Seule

- avec ces poupets,

soyez sages les enfants

avec vos jouets -,

ne vous laissez pas ravir,

dans le jardin des fous.

Etouffés par les fleures,

de vos prémiers rêves.

Perdus au milieu

des souvenirs qui crévent.

 

Une derniére parole,

le debout du Néant.

Ulisse sa



Parla un forestiero   

Li usasse

i suoi consigli,

invece si dà

alla caccia

alla lepre,

la segue:

su        su

giù               e               giù!

E ancora!

Orsù,

la caccia

agli orsi…

non son

venuti qui,

di nuovo:

ci sfuggono,

ci siamo.



Nessuno ha amato questa poesia

abbastanza da darle un nome.

La demenza senile non è cosa da tutti



Parla un libraio   

I

Briciole di pagine

riportano accuratamente

descrizione vane,

 

tra contatti mancati

barlumi di memorie

e sguardi sottecchi;

 

la luce si è spenta

- identità rivelata! -

non è qui quel che cerchi,

 

vattene.

 

II

Un sorriso sincero

penetra occhi-di-ghiaccio,

cattura memorie.

 

La consapevolezza:

i ricordi sono quel che sono

tra voci da buttare

 

e parole, parole,

parole scritte su fazzoletti

“il lupo, l’agnello”

 

ci si perde nel tempo

- con una facilità disumana -

lascio il mio posto

 

col petto pieno,

scrivere di getto non è male.

un verso mancante